L’AQUILA – Ben 1.000 esuberi su 3.600 lavoratori in tutta Italia.
Non bastava la mannaia sulla sanità nell’ultimo decreto del governo Monti: ci si aggiungono i tagli ai posti di lavoro annunciati da Menarini, multinazionale del settore farmaceutico che ieri ha detto ai sindacati di voler risparmiare sul costo del lavoro.
Una decisione che, se avesse ripercussioni anche sullo stabilimento aquilano, che impiega 150 addetti fra operai e indotto, sarebbe una ulteriore mannaia sulla crisi dell’industria locale.
La politica già drizza le orecchie anche se, da una prima indagine, non ci sono ancora indicazioni su quali settori verranno tagliati né sugli stabilimenti coinvolti: fatto sta che i sindacati, che già in passato avevano alzato un grido di allarme sulla diminuzione delle commesse alla Menarini, sono sul piede di guerra.
“Lo stabilimento aquilano – spiega Francesco Marrelli, segretario provinciale Filctem Cgil, che sta seguendo la vertenza – ha firmato il 1° agosto un accordo per aumentare la produttività, passando da 17 a 18 turni settimanali. Nel patto, entrato in vigore il 9 settembre, si chiedeva, vista la difficoltà di competere sul mercato italiano, di differenziare la produzione: spostarsi, cioè, verso il mercato estero”.
Le difficoltà del mercato italiano, lo ricordiamo, sono riconducibili al decreto Balduzzi, ovvero quello secondo cui i medici devono scrivere nella ricetta il nome del principio attivo invece di quello commerciale del prodotto.
“L’accordo è attivo da un mese – prosegue Marrelli – ci sembra assolutamente prematuro trarre una conclusione da quello che è emerso in 30 giorni. Per questo, abbiamo già chiesto un incontro a livello nazionale e uno, a livello provinciale, con il sindaco Massimo Cialente e con l’onorevole Giovanni Lolli”.
L’incontro, fanno sapere dal Comune dell’Aquila, si svolgerà martedì 23 ottobre, presso la sede comunale di Villa Gioia, e vedrà coinvolti i rappresentanti dell’azienda farmaceutica Menarini e i rappresentanti sindacali dei lavoratori.
Per quanto riguarda il rapporto con l’azienda, i sindacati però si dicono fiduciosi, anche alla luce dell’emendamento del ministro Fabrizio Barca che stabilisce che il 5 per cento delle somme della ricostruzione vengano utilizzate per il rilancio delle attività produttive.
In particolare, poi, è proprio il settore farmaceutico ad essere garantito, visto che la legge 77 del 2009 prevede la realizzazione di accordi di programma, destinati al chimico-farmaceutico, per garantire lo sviluppo della ricerca e dell’occupazione nel cratere.
Al momento, oltre ai lavoratori Menarini, sono impiegati in questo settore i 320 della Sanofi Aventis, di Scoppito, e i 160 di Dompè.
PERILLI (PRC): ”SALVAGUARDARE I LIVELLI OCCUPAZIONALI LA PRIORITA”’
“Noi di Rifondazione Comunista – afferma sull’argomento in una nota il consigliere comunale Enrico Perilli – vogliamo sottolineare che i livelli occupazionali devono essere salvaguardati e che la proposta è da respingere in quanto è stato firmato dalla Menarini dell’Aquila un accordo che aumenta la capacità produttiva”.
“Tutto ciò – aggiunge – in virtù anche dell’emendamento del ministro della coesione territoriale Fabrizio Barca che stabilisce che il 5 per cento delle somme della ricostruzione siano finalizzate al rilancio delle attività produttive e in presenza anche della legge 77 del 2009 che prevede la realizzazione di accordi di programma, destinati al chimico-farmaceutico, per garantire la solidità, la qualitaà dell’occupazione e le agevolazioni per lo sviluppo economico e sociale”.
“Siamo dunque concordi – conclude Perilli – con la battaglia che sta portando avanti la Cgil L’Aquila e, chiediamo al sindaco Cialente e ai parlamentari, che la salvaguardia dei lavoratori della Menarini diventi una priorità dell’agenda politica”.



