L’AQUILA – “Nei canali e fiumi preposti allo scorrimento delle acque superficiali, vengono scaricati i liquami provenienti dalle fogne di città e paesi, e rifiuti che comprendono anche quelli speciali derivanti da varie attività artigianali, che vengono trattenuti in recipienti, in attesa che arrivi qualche temporale, per poterli scaricare nelle fogne”.

A denunciarlo in una lettera inviata alla prefettura dell’Aquila e firmata da una trentina di agricoltori e proprietari di orti della zona Est del capoluogo.

La nota fa riferimento all’ordinanza del sindaco, Massimo Cialente, che ha reso impossibile l’irrigazione a causa della elevata presenza di salmonella nelle cosiddette acque di superficie.

Ma per gli insorti, che chiamano in causa il prefetto, Francesco Alecci, questa è solo la punta dell’iceberg.

“Gli scarichi delle fogne, anziché essere diretti verso i depuratori (in alcuni casi non esistono proprio), scaricano i liquami sui corsi d’acqua; a Paganica e frazioni con circa 10 mila abitanti, le fogne scaricano nel fiume Vera – si denuncia – Quelle stesse acque di fogna, poi, il Consorzio di Bonifica le distribuisce agli utenti per l’irrigazione anche degli orti!”.

“Il sindaco prima tollera che si scarichino contro legge i liquami di fogna in superficie (inquinando le acque pulite sorgive per affioramento destinato all’irrigazione) – concludono – poi autorizza i prelievi per le analisi che ovviamente risultano cariche di salmonella”. (alb.or.)

LA LETTERA COMPLETA

Come è noto, l’irrigazione 2014 nel Comune di L’Aquila non è stata eseguita a causa dell’elevata percentuale di salmonella presente nelle acque di superficie.

Tale divieto è stato imposto da un’ordinanza del sindaco del Comune di L’Aquila nell’anno 2014 e mai revocata in quanto la percentuale di salmonella presente nelle acque è sempre la stessa, anche nei giorni attuali.

È opportuno precisare, che tutte le acque sorgive destinate all’irrigazione sono pulite e potabili alle sorgenti (Tempera, Gran Sasso, Vetoio eccetera).

Durante il percorso fatto dalle acque stesse, vengono eseguiti i prelievi per le analisi e vi risulta una quantità di batteri da salmonella molto elevata, per cui il sindaco dell’Aquila non può revocare il divieto di irrigazione.

Tutto ciò posto, alla prefettura in indirizzo si fa presente che, nei canali e fiumi preposti allo scorrimento delle acque superficiali, vengono scaricati i liquami provenienti dalle fogne di città e paesi, e rifiuti che comprendono anche quelli speciali derivanti da varie attività artigianali, che vengono trattenuti in recipienti, in attesa che arrivi qualche temporale, per poterli scaricare nelle fogne.

A causa dell’aumento di portata e al conseguente intorbidamento delle acque, non si notano colorazioni o puzze particolari, perché durante il maltempo non circolano utenti né forze dell’ordine preposte al controllo.

Per confermare ciò, si fa presente che, nel 2013 in agosto una cavalla e il puledro di pochi mesi sono stati colpiti da violente coliche intestinali dopo aver bevuto l’acqua del Vera (fiume) in occasione di un violento temporale.

Gli scarichi delle fogne, anziché essere diretti verso i depuratori (in alcuni casi non esistono proprio), scaricano i liquami sui corsi d’acqua; a Paganica e frazioni con circa 10 mila abitanti, le fogne scaricano nel fiume Vera.

Quelle stesse acque di fogna, poi, il Consorzio di Bonifica le distribuisce agli utenti per l’irrigazione anche degli orti!

Come se non bastasse, poi, invia agli utenti le tasse di irrigazione e di manutenzione dei canali irrigui, ma se non si irriga i canali non hanno bisogno di manutenzione.

È normale che le acque di fogna contengano salmonella e veleni come sopra descritto ed è anche normale che il prelievo per le analisi, fatto dopo gli scarichi delle fogne, risulti positivo alla salmonella.

Il sindaco prima tollera che si scarichino contro legge i liquami di fogna in superficie (inquinando le acque pulite sorgive per affioramento destinato all’irrigazione), poi autorizza i prelievi per le analisi che ovviamente risultano cariche di salmonella.

In seguito emette l’ordinanza di divieto d’uso delle acque pulite sorgive, che una volta mescolate agli scarichi non sono più tali.

Gli scriventi, chiedono a codesta on.le prefettura di intervenire sul sindaco, e lo obblighi a non scaricare le fogne in superficie (come previsto per legge) e ove non dispone di depuratori, di non mescolare i liquami di fogna con le acque pulite destinate all’irrigazione.

Sono arrivate in questi giorni le tasse per l’irrigazione, si chiede pertanto che vengano fatte rimborsare agli utenti dal sindaco, che prima ha inquinato le acque,e poi ha emesso l’ordinanza di divieto di irrigazione.

Si può tollerare che il Consorzio di Bonifica distribuisca i liquami di fogna per l’irrigazione, e poi invii le tasse relative facendone pagare l’uso?

È opportuno precisare che i liquami di fogna sono stati sempre scaricati in superficie e usati per l’irrigazione (50-60 anni?) ma mai si era verificato di desertificare la zona dell’Aquila sud con una semplice ordinanza anziché deviare gli scarichi nelle fogne ,in alcuni casi già esistenti e inutilizzate,vedi il tratto Paganica-Onna.