L’AQUILA – Nella storica Cartiera del Vetoio del 1400 all’interno di un meraviglioso parco natuarale, uoco incotaminato nel cuore dell’Abruzzo, si è inaugurato oggi il il nuovo ristorante ‘La Cartiera del Vetojo’.
L’antico edificio, che da tempo ospita eventi di vario genere che vanno dal concerto al congresso al banchetto alla mostra mercarto dell’editoria indipendente ‘Volta la carta’, ultimo tra gli eventi ospitati, è stato da poco ristrutturato con grande cura ed attenzione per mantenere intatti quei delicati e semplici equilibri naturali, che caratterizzano l’ambiente rendendolo unico e particolare.
Varcando la soglia oltre il grande portone di castagno inizia un viaggio indientro nel tempo per ritrovare citate nell’arredo e nell’attenta ristrutturazione, i sapori dell’edificio industriale quale era all’origine la vecchia cartiera.
Lo chef è Gianluca Carrozzi, un giovane che conosce molto bene il territorio abruzzese e le sue straordinarie materie prime che riesce ad elaborare al meglio e in chiave moderna attraverso le tecniche apprese negli anni di formazione.
Oggi, alla presenza dell’assessore comunale Alfredo Moroni, del rappresentante del Fai, Fondo per l’ambiente italiano, Andrea Tatafiore e dell’architetto della soprintendenza dei beni architettonici e paesaggistici Gianfranco D’Alò, è stato presentato il ristorante e gli altri locali dove si produceva la carta per la corte del Regno di Napoli.
La ristrutturazione è stata ad opera della famiglia Taralli, i fratelli Marco, Nicoletta e Luca, i quali hanno seguito quello iniziato dal papà Benito, scomparso 21 anni fa. Il loro padre acquistò l’edificio, oramai ridotto più che un rudere fatiscente, il vecchio fabbricato rurale, probabile dimora del custode della Cartiera, adiacente alla Cartiera stessa, il laghetto di vetoio e i terreni circostanti.
Nel 1990, anno della scomparsa di Benito Taralli, l’intera proprietà passa agli eredi, attuali proprietari.
“Come rappresentante del Fai – ha spiegato Tatafiore – non posso che essere felice per il recupero di questo immobile che ragguppa beni architettonici e paesaggistici tutti insieme. Il lago poi è un’oasi incantata, visto che ci vivono specie di animali non presenti in Abruzzo, come il cormorano che transita in questo lago prima di emigrare in Africa. La famiglia Taralli è riuscita a coniugare l’ambiente con la possibilità di produrre sviluppo. Sarebbe bello che la famiglia Taralli metta in funzione anche l’antica turbina per produrre energia elettrica. Questo luogo è anche un punto di aggregazione per il capoluogo abruzzese post sisma. Insomma la ricostruzione dell’Aquila passa anche attraverso La Cartiera”. (s.cas.)






