L’AQUILA – Spunta dal bancone di un supermercato dell’Aquila un’anguria raffigurante la Fontana luminosa: non solo una semplice strategia di marketing, ma cela un significato molto più profondo.
“Si tratta di un vero e proprio grido per richiamare l’interesse delle persone su tutti gli elementi che caratterizzano il retaggio storico-culturale del capoluogo abruzzese”, spiega ad AbruzzoWeb Laura Castellani, 30 anni, dipendente del punto vendita e autrice dell’opera.
“Pensando a Roma, subito viene in mente il Colosseo, parlando dell’Aquila, invece, il Progetto C.a.s.e.! Bisogna ripartire da ciò che abbiamo – fa notare – dando maggior rilevanza a quello che è stato già ricostruito e ristrutturato, partendo da piccoli gesti come per esempio un monumento storico su un frutto”.
Per la Castellani “non sempre conoscono gli aquilani la storia dei monumenti chiave della propria città, tanto meno i turisti. Il mio vuole essere un appello a tutti – ribadisce – affinché venga avviata un’indagine sul passato e sulle tradizioni del territorio, che si stanno purtroppo perdendo anche a causa di questa ricostruzione lumaca che non permette di organizzare tutte le manifestazioni con la stessa modalità degli anni passati”.
“Ricordo la Perdonanza di 10 anni fa: i fuochi, il fiume di gente per le vie della città, il corteo della Bolla, la scalinata di San Bernardino piena di giovani, i concerti, gli eventi minori nelle piazze, tutto questo oggi difficilmente si riesce a pianificare per ovvi motivi logistici, ma io credo che un’alternativa ci sia sempre – sostiene – Ho scelto di rappresentare la Fontana luminosa perché, durante l’adunata nazionale degli alpini del 2015, era diventata un po’ il simbolo di quello che è stato un grandissimo evento e che all’Aquila ha portato una ventata di gioia”.
“Nel 2009 ho avuto la possibilità di andare a vivere all’estero, ma ho scelto di restare e di costruire il mio futuro qui, amo la mia città ed essendoci legata nel profondo cerco di riprodurre sulla frutta i monumenti a me più cari”, precisa.
Laura ha molte idee da voler sviluppare: “Sarebbe bello organizzare, all’interno del cartellone estivo degli eventi, una giornata dedicata ai più piccoli, partendo dallo studio della nostra storia e concretizzarlo in un disegno, un’opera e perché no, intagliando un’anguria – propone – Imparare giocando è possibile, basta partire da una piccola cosa, come ho fatto io, per attirare l’attenzione e deviarla su tematiche più grandi”.
Quanto alla sua passione, spiega che “è iniziata per gioco, senza aver seguito alcun corso di intaglio artistico: scherzando con i colleghi su una foto di un cocomero con incisa la Torre di Pisa mi sono detta, perché non fare il rosone di Collemaggio? Così – ricorda – è nata la prima opera dedicata alla città, che ha riscosso molti consensi grazie anche alla diffusione che l’immagine ha avuto su Facebook, social network per eccellenza”.
Nessun corso e strumenti rudimentali, Laura Castellani utilizza per i suoi lavori piccoli “bisturi”, che possiede da quando frequentava l’Itas Elena di Savoia.
“Mi piacerebbe molto seguire un corso professionale con i ferri del mestiere, ma hanno ancora costi molto elevati”, conclude.



