L’AQUILA – Il Pd aquilano ha scelto la linea “green”: nel suo ruolo è tra i più giovani d’Italia il neo segretario comunale del partito, Stefano Albano, eletto nel congresso di sabato scorso.

24 anni, studente di Giurisprudenza, già portavoce nonché membro effettivo dell’assemblea nazionale dei Giovani democratici, Albano ha respirato politica sin dall’adolescenza, con impegno attivo nei movimenti studenteschi mentre suo padre, Vito, ha ricoperto il ruolo di capogruppo Pd nella scorsa consigliatura.

“Ma le posizioni sono un po’ differenti – ci tiene subito a precisare il neo segretario democrat – Mio padre è un po’ più moderato.  Però in casa l’ambiente ha sempre trasudato politica, di centrosinistra, ovviamente”.

E sugli scenari politici cittadini le idee sono ben chiare: “La mia è una bella responsabilità, la sento tutta. Non solo per il ruolo di segretario, che è importantissimo, quanto per la situazione della città. Ho visto dati allarmanti della Cgil: da 850mila ore di cassa integrazione nel 2008 siamo passati a 7 milioni e 250mila nel post sisma e a ottobre di quest’anno sono già stati superati i cinque milioni di ore. Sono numeri terrificanti che il Pd,in quanto partito di governo di questa città deve analizzare e sui quali dare delle risposte”.

E qui si delinea il nuovo percorso nella mente del nuovo segretario: “Nonostante l’impegno in prima linea di tanti nostri esponenti credo che il partito debba aprirsi di più alla città e, soprattutto, alzare l’asticella del confronto politico, soprattutto dal punto di vista qualitativo. Dopo il terremoto mi sembra che il dibattito sia stato decisamente mediocre e non deve stupire la proliferazione di comitati e associazioni che sono andate a colmare una falla creata dai partiti”.

Alcuni esempi, secondo Albano, sono lo stucchevole dibattito dei mesi scorsi sulla bellezza o l’utilità dell’auditorium di Renzo Piano “che ha catalizzato le attenzioni di una città mentre Inps e Inail iniziavano a predisporre le richieste di restituzione delle tasse. Oppure a Parigi si parla del documento Ocse sul futuro della nostra città e nessuno ne parla. Questi, ad esempio, sono temi di cui dovremmo occuparci, piuttosto che rimanere aggrovigliati su guerre di posizione e polemiche spicciole”.

La guida alla segreteria segna un nuovo scenario del Pd “visto che sta emergendo una nuova classe dirigente, molto giovane, con tanta voglia di fare e impegnarsi per la città. Un gruppo di ragazzi, come il sottoscritto ma che comprende anche Mauro Marchetti (già coordinatore provinciale dei comitati pro Bersani alle Primarie), Alessandro Mucciante o Gianluca Cervale e tanti altri, che non ha solo attaccato manifesti durante le campagne elettorali ma che ha avviato un percorso di cui si è forse parlato poco ma che ha gettato le basi per il ricambio, coinvolgendo anche a livello nazionale i giovani democratici che nel 2010 hanno tenuto qui all’Aquila la scuola nazionale di formazione”.

Un ricambio che, però, dovrà fare i conti con una nomenclatura storica che affonda le radici in un passato molto radicato.

“Il rinnovamento non è ‘sparare’ su chi ha maturato esperienza, a noi interessa  essere all’altezza per governare il partito di governo città. Si può rinnovare, incanalando le migliori esperienze che abbiamo, di cui la nuova classe dirigente potrà far tesoro”.

Pur essendo un bersaniano della prima le affermazioni di Albano ricordano molto quelle del rottamatore Matteo Renzi: “Non è proprio così. Anche tra i sostenitori di Pier Luigi Bersani ci sono molti trentenni e quarantenni, oltre ai giovani di Gd, che ne sostengono la piattaforma programmatica. Lo stesso segretario è per il cambiamento. Una cosa è rinnovarsi senza tagliare le radici, un’altra è tagliare i rami secchi”.

Nella sua relazione programmatica lavoro e università hanno sono le priorità: “Ci sono imprese allo stremo che rischiano di chiudere o che minacciano licenziamenti: penso a Menarini, Micron o Technolabs. Nella legge Barca, grazie all’impegno dell’onorevole Lolli, è sancito che il 5 per cento dei fondi per il terremoto vengano destinati allo sviluppo delle attività produttive. Quella è la sfida: vogliamo che i fondi vengano dati a caso e a pioggia o puntare su eccellenze e settori strategici?”

“E poi l’università: se da un lato il dato sulle iscrizioni è tutto sommato positivo, grazie anche all’esenzione del pagamento delle tasse, occorre capire come rendere attrattivo l’ateneo per gli studenti aquilani e, soprattutto, fuori sede. Penso ai servizi, ma ho anche un’altra idea. Perché non fare in modo che le tante aziende impegnate nella ricostruzione finanzino borse di studio per gli studenti, penso ad esempio di Ingegneria o altre facoltà, garantendo una formazione sul campo costante e creando un modello di eccellenza di comunicazione tra Università e imprese?”.