L’AQUILA – Una lunga Lectio Magistralis sul “Linguaggio in Europa e nella società contemporanea” di fronte a circa mille studenti di alcune scuole superiori dell’Aquilano è stata tenuta ieri mattina dal linguista Tullio De Mauro, presso l’auditorium della Scuola della Guardia di Finanza dell’Aquila.

La lezione è nata dalla collaborazione tra la Prefettura dell’Aquila e la Fondazione Mondi Digitale. All’incontro tra uno dei linguisti più importanti del mondo e gli studenti hanno preso parte il prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, e Marta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale.

De Mauro, autore dell’omonimo dizionario, professore emerito all’Università ‘Sapienza’ di Roma, nel suo intervento ha suscitato un vivo interesse negli studenti toccando diversi punti dell’universo lunguistico e arrivando ad abbracciare storia, politica, filosofia, per condensare in un corpo unico ciò che egli stesso reputa indispensabile: la comunicazione linguistica.

“È merito della lingua – un passo dell’intervento di De Mauro – se riusciamo a progredire, se possiamo comunicare con gli altri e sviluppare idee, progetti, a far sì che la civiltà faccia passi avanti”.

“I dialetti non possono fare altro che arricchire la nostra lingua – ha spiegato il professore, molto attivo nello scambio di idee con gli studenti presenti in auditorium – anche se non possiamo negare che il livello di alfabetizzazione italiano, a parlare sono le statistiche, sarebbe tra gli ultimi se prima di noi non ci fosse la Sierra Leone. Classe politica e dirigente non sono all’altezza del progresso di cui abbiamo bisogno, non si può non investire nello studio e nella cultura”.

L’occasione è servita anche a fugare più di qualche dubbio sull’influenza straniera in Italia spesso e volentieri vista come un pericolo per l’integrità e la salvezza della lingua e della cultura italiane.

“Gli stranieri in Italia contribuiscono alla crescita del Pil, fanno i figli che non fanno più gli italiani e possono arricchire e migliorare la nostra cultura”, ha affermato il linguistam che si è soffermato anche sull’uso a detta di molti smodato di neologismi derivati da altre lingue, principalmente inglese.

“Spesso chi usa una parola straniera lo fa per mostrarsi alla moda, per questo vanno fatte distinzioni chiare – ha affermato De Mauro – ma i numeri dicono che nel dizionario inglese più importante, l’Oxford, i neologismi e le parole italiane, come del resto nel mondo anglosassone più in generale, sono superiori ai nostri. Le aperture culturali non mettono a rischio alcuna integrità linguistica”.

Al termine della lectio magistralis, De Mauro ha risposto alle domande degli studenti. Molto sentito dal mondo giovanile il confronto con le realtà extracomunitarie che hanno investito anche L’Aquila post-sisma.

Tra preoccupazioni, dubbi e perplessità, il linguista ha sottolineato l’importanza dei dialetti e del recupero delle identità particolari, oltre alla necessità di ‘interazione’, non di ‘integrazione’, concetto espresso dal giurista Gustavo Zagrebelsky, necessarie anche in un mondo da ricostruire come quello aquilano.

“La ricostruzione di un luogo distrutto da un terremoto – la riposta alla domanda sul ruolo del dialetto nella frammentata comunità aquilana – passa inevitabilmente per il recupero delle identità linguistiche”.