L’AQUILA – Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil sono pronti a presentare un ricorso al Tar affinché 150 lavoratori del polo elettronico aquilano possano andare in pensione con le vecchie norme.

Lo hanno detto a chiare note oggi i sindacati durante il sit di protesta dei lavoratori davanti agli uffici dell’Inps.

“Abbiamo voluto alzare l’attenzione su questa problematica – ha detto Gino Mattuccilli della Fim-Cils – in quanto la legge numero 296 del 2007 permetteva a questi lavoratori di agganciarsi alla pensione dopo 35 anni lavoro, ma ora il Governo ha alzato l’età pensionabile. Per dodici mesi questi lavoraratori non potranno contare su nessuno ammortizzatore sociale, come mobilità e cassa integrazione. Come faranno a vivere?”

Il direttore provinciale dell’Inps provinciale dell’Aquila, Magda Micheli, ha dichiarato ai sindacati che riferirà le loro lagnanze ai responsabili nazionali dell’ente anche se tutto dipende dal ministero dell’Economia.

I lavoratori del polo elettronico aquilano provengono dalla Compel, dalla Thales Alenia Space e dalla Finmek Solutions (questi ultimi sono il numero maggiore) i quali hanno visto scadere tutti gli ammortizzatori sociali.

La vecchie norme prevedevano di poter andare in pensione superati i 35 anni di servizio: queste persone, nate nell’anno 1954, hanno sulle spalle  dai 39 ai 40 anni di lavoro. Ma non bastano. Le nuove norme prevedono 41 anni di lavoro.

I 150 lavoratori anni fa decisero di lasciare la fabbrica per evitare che la crisi colpisse anche i colleghi più giovani.

E quindi, a malincuore, decisero di andare in cassa integrazione con la speranza di agganciarsi alla pensione.

“È uno scandolo – ha motivato Mattuccilli – in quanto il Governo non ha rispettato gli accordi e soprattutto, nella famosa lista delle diecimila persone che potevano avere l’agevolazione di andare in pensione dopo 40 anni di lavoro, sono stati esclusi questi lavoratori”. (s.cas.)