L’AQUILA – La soglia di un’abitazione, o magari di un edificio pubblico, di epoca imprecisata, ma non romana. Un interstizio tra due edifici, anche se con una pavimentazione fin troppo raffinata per essere credibile. Comunque non una struttura di servizio, tipo un acquedotto.
Al momento ci sono solo congetture come queste e nessuna certezza sulle strutture murarie che costituiscono i ritrovamenti spuntati al primo colpo di ruspa nel cantiere di realizzazione dei nuovi sottorservizi della città dell’Aquila a via Sallustio, in pieno centro.
Un maxi appalto da 30 milioni di euro, il cui affidamento è oggetto anche di un’inchiesta giudiziaria con 7 indagati, che sarà estremamente impattante, dovendo inserire 13 chilometri di tunnel prefabbricato alto quanto una persona nel sottosuolo, dove passeranno tutte le reti, elettrica, idrica, fognaria e Internet.
Fin dalla vigilia era lecito aspettarsi qualche ritrovamento in una città ricca di storia come L’Aquila e puntualmente la previsione si è avverata.
Al momento gli scavi della società consortile a responsabilità limitata Asse centrale (composta dalla ravennate Acmar e dalle aquilane Edilfrair e Taddei) sono inevitabilmente fermi in quel punto, riprenderanno più avanti il prima possibile.
In questi giorni due giovani archeologici della soprintendenza stanno osservando minuziosamente, misurando e appuntando quello che vedono, con l’obiettivo di stilare una relazione preliminare che andrà indirizzata alla responsabile, Rosanna Tuteri, per decidere il da farsi.
Sarà l’occasione per riscoprire un pezzo di città, via Sallustio, nota come “Vicolaccio” fino all’epoca fascista, quando l’iniziale dedalo di stradine strettissime, trafficate dagli asini e dai passanti, fu spianato tagliando e sbancando case private, palazzi signorili e perfino una parte del monastero della Beata Antonia.
Il mini “sito” archeologico è composto da due strutture murarie che partono a circa 2 metri di profondità e finiscono quasi a piano strada.
Sono intervallate tra loro da lastre di calcare grigio quadrate di circa 40 centimetri di lato che potrebbero continuare verso un lato ancora sepolto.
Nella parte più alta, in un’epoca sicuramente diversa, lo spazio è stato riempito con materiale vario, tra cui spiccano mattoni rossi.
Lecito ipotizzare che la “cosa”, qualsiasi essa sia, possa essere più estesa, in particolare sul lato destro guardando via Sallustio verso il corso, all’altezza di dove, negli anni Ottanta, si trovava un distributore di benzina Fina poi caduto in disuso.






