L’AQUILA – Le arterie dell’Aquila negli orari di punta sono un disastro, colonne di macchine e attese che arrivano anche a 45 minuti per fare qualche misero chilometro.
Per conoscere meglio questo delirio quotidiano, AbruzzoWeb ha deciso di prendere la situazione di petto, imbottigliandosi volontariamente nella bolgia per cronometrare il tempo che ci vuole per attraversare il capoluogo abruzzese e muoversi lungo le arterie più infestate dalle auto.
Uscire con tutte le buone intenzioni di mattina presto per andare a lavorare e imbottigliarsi; cercare di tornare a casa per pranzo e perdere le speranze di mangiare prima delle 14.30; uscire il pomeriggio per svago e pentirsi amaramente di averlo fatto perché non si è concluso nulla e infine demoralizzarsi dopo una giornata di lavoro perché, si sa, chi esce dagli uffici alle 17.30 ci metterà molto più del normale per tornare a casa.
Eppure, il problema del traffico congestionato è tipico delle grandi città. A Roma, Napoli e Milano i cittadini trascorrono in media circa 8,5% della loro vita ingarbugliati nelle strade delle loro città, ovvero circa 7 anni.
Considerando la proporzione abitanti-dimensione della città, si possono comprendere le lunghissime file che si creano in questi estesissimi centri urbani.
Meno comprensibile è invece per L’Aquila, che non è mai arrivata ai 100 mila abitanti ma si avvicina alle percentuali calcolate nelle metropoli.
Dopo il sisma del 6 aprile 2009 molte strade vennero chiuse e ancora oggi lo sono causando una viabilità che va a rilento, poco omogenea e dispersiva perché tante volte per arrivare in un posto apparentemente vicino bisogna fare un giro lunghissimo.
Perciò, tutti i cittadini sono costretti a riversarsi sulle stesse strade: viale Corrado IV, la statale 17 in entrambe le direzioni, viale Antonio Panella, via della Croce Rossa, che si trasformano in un incubo.
Partendo dalla zona Est della città è stato calcolato che alle 8 di mattina si rischia di fare buoni 20 minuti di fila nei pressi del Cimitero comunale per poter arrivare fino allo stadio “Fattori”, dove la situazione migliora leggermente permettendo agli automobilisti di sgranchirsi le caviglie non dovendo frenare ogni metro.
L’idillio, però, dura poco perché appena si imbocca viale della Croce Rossa, la situazione si ottura nuovamente, trasformando quel tratto in un vero imbuto. Lo scenario è sempre lo stesso, qualsiasi sia l’orario preso in analisi.
Macchine che inchiodano, automobilisti che cominciano a sbraitare contro chi gli sta davanti rigorosamente in play back, inversioni a ‘U’ dove non è consentito, clacson che suonano all’impazzata, gente che svolta noncurante delle doppie strisce, frecce che non si mettono mai e manovre azzardate sono all’ordine del giorno nel caos del traffico.
Molte di queste prodezze al volante servono come valvola di sfogo oppure per sperare di guadagnare qualche minuto di vantaggio sui poveri ‘fessi’ che restano li fermi in colonna.
È in queste occasioni, in cui la pazienza umana viene messa a dura prova, che vengono fuori i cosiddetti “furbi di Pianola”, come si dice all’Aquila, ovvero quelli che si credono più astuti di tutti e si cimentano in performance tipiche di Indianapolis per sorpassare orgogliosamente tutti quelli in coda, e per diventare i primi della fila, ripiombando nella frustrazione.
A ora di pranzo gli ‘ingenui’ aquilani cominciano a sognare un bel pasto in santa pace che non arriverà in fretta perché per attraversare viale Corrado IV intorno alle 13.30 ci vogliono almeno 20 minuti per un tratto di circa 900 metri.
Alla rotonda di piazza d’Armi, che ha trasformato la zona periferica di Santa Barbara in uno spaccato di metropoli, inoltre, proprio dove ci sono due corsie, una per le attività commerciali e l’altra per la normale viabilità, si creano i migliori ingorghi e tamponamenti.
Proprio quella corsia dedicata alle attività commerciali, che dovrebbe essere a traffico limitato, viene presa dalla moltitudine come un’altra corsia tale e quale alla gemella parallela e lo stop che si trova alla sua fine è ignorato con gran disinvoltura.
Di conseguenza l’ultimo tratto del viale, progettato a due corsie, diventa una jungla a tre, talvolta quattro, corsie dove macchine indisciplinate eseguono slalom rischiosi.
L’orario peggiore resta comunque il tardo pomeriggio che paralizza tutte queste arterie contemporaneamente, sia per i lavoratori che tornano a casa, sia per chi gironzola per altri motivi.
Dalla rotonda a Pianola nei pressi di Totani, per tutta la via Mausonia, dal centro commerciale l’Aquilone fino al Motel Amiternum, tutto viale Corrado IV e viale della Croce Rossa tutto identico, mostruosi serpentoni di auto con occhi fiammeggianti che serpeggiano tra la città irrequieti.
Macchine, autobus, pullman, furgoni e camion con lo stesso destino che procedono a passo d’uomo e centinaia di conducenti che per fare il giro appena descritto ci avranno messo 68 minuti almeno.
La cosa che può consolare minimamente quando le strade sono paralizzate è osservare gli altri e azzardare qualche “considerazione antropologica”.
Per non impazzire nel traffico, spesso ci si lascia andare a comportamenti e attività curiosi che rasentano il grottesco.
C’è chi ‘traffica’ con lo smartphone, chi mangia e beve, chi combatte furiosamente con gli auricolari intrecciati, chi legge il giornale e probabilmente non capisce molto di quello che legge dovendo alzare gli occhi dallo scritto spesso.
Chi annota parole sull’agenda con una scrittura tremolante e la classica faccia di chi è molto concentrato; chi si rifà il trucco, chi sconsolato abbandona la testa sul poggiatesta, chi tamburella sul volante la canzone che passa in radio e chi scava con meticolosità nelle proprie narici alla ricerca di qualcosa.
Morale della favola: il traffico dell’Aquila è diventato insopportabile e per fare il giro della città ci vuole davvero troppo tempo, come si vede dai dati riportati. Poco più di un’ora per percorrere un tratto che in altre condizioni richiederebbe mezzora e forse meno.
L’unico svago in una situazione del genere, che provoca malumori e non pochi incidenti, resta osservare gli altri automobilisti alle prese con la sopravvivenza al caos della jungla d’asfalto degli orari di punta aquilani, nell’ abitacolo della propria auto trasformato a tutti gli effetti in un surrogato di casa.






