CABBIA DI MONTEREALE – Tutto pronto a Cabbia di Montereale (L’Aquila) per la festa di San Rocco, in programma il 16 agosto, che viene ‘raccontata’ da Nando Giammarini, giornalista originario di Montereale.

Arriva, tra amicizia e solidarietà,  la festa di San Rocco.

Il tempo  passa, inesorabilmente, trasformando persone e cose  talvolta  in modo talmente  profondo da fargli cambiare  abitudini, modi di essere e di fare.   

Anche i  nostri beneamati paesini di montagna sono totalmente cambiati. Case ristrutturate, comode, confortevoli ma maledettamente vuote per buona parte dell’anno. La percezione del tempo è ormai meccanica,come la società, un tempo sempre ripetutamente uguale a se stesso privo di accelerazioni e pause di riflessione. 

Ogni  paesino dell’Alta Valle dell’Aterno, ma più in generale dell’intero Stivale, riflette le proprie tradizioni, la storia, la cultura. 

Sul filo del tempo si snodano miti e leggende, riti e usanze,  frutto di tradizioni millenarie che hanno ritmato la semplicità della vita legata alla sopravvivenza fatta di duro lavoro e sacrifici  per riuscire a sbarcare il lunario. 

Con la fine della civiltà agropastorale dei nostri borghi montani  molte consuetudini, alcune feste o particolari usanze sono totalmente scomparse spazzate via dai ritmi crescenti delle trasformazioni sociali e dall’affermarsi di un mondo tecnologico. 

L’attaccamento alla propria terra ed alle sue origini è un modo per sentirsi vivo, parte integrante di una comunità  e condividerne la storia, l’identità culturale. Conoscere e, soprattutto, trasmettere alle nuove generazioni  la cultura del proprio territorio, la civiltà di cui si è  parte integrante significa aver la possibilità di poter interagire con l’ambiente, riappropriarsene e sentire l’unità di radici comuni.  

La nostra festa  di San Rocco, il 16 agosto, momento d’incontro di coesione e solidarietà del popolo cabbiese, continua imperterrita a dimostrazione di fede e d’amore per il Santo che guarì la peste.

Essa è portatrice di una forza  creativa ed un folklore quindi un efficace mezzo di promozione umana ancor prima che un ricco patrimonio di saggezza popolare ed una speranza per il futuro.

Tutti noi Cabbiesi,  profondamente devoti al pellegrino di Montpellier, teniamo alla festa   ed ovunque siamo il sedici agosto rientriamo in paese.  

A testimonianza di ciò amo ricordare che nei periodi bui della guerra, raccontano le persone più anziane,  non essendoci uomini in quanto impegnati al fronte, la organizzarono le donne. Nel  2009 in occasione del drammatico evento sisma, senza tentennamento  alcuno, scritta una lettera aperta a tutti i compaesani, fu realizzata lo stesso in tono minore con  la partecipazione di artisti locali per far decollare la ripresa. 

I festaroli, che cambiano di anno in anno, struttura portante ed anima militante della festa, rivestono particolare autorità e  sono i veri artifici impegnati un intero anno nell’organizzazione dello spettacolare evento. 

Ogni paese, custode delle proprie  tradizioni , ha un suo modo intimo e particolare di rivolgersi al suo Santo protettore per  invocare protezione.  

A Cabbia quando i giovani partivano per la guerra o i tanti padri di famiglia emigravano all’estero in cerca di lavoro, osavano recarsi davanti alla chiesa di San Rocco e farsi il segno della croce dicendo: “San Rocco mé, aiutame”.

Come mio costume e per una questione di stima e rispetto  che nutro indistintamente nei confronti di tutti i compaesani, desidero rivolgere, dalle colonne di questa prestigiosa  testata, i miei sentimenti di amicizia vicinanza e calore umano alle famiglie di coloro che ci hanno lasciati nel corso dell’anno. 

A coloro che in seguito a problemi di saluti non potranno tornare, i migliori auguri per una veloce, completa e totale guarigione.