L’AQUILA – Per assicurare il futuro dell’Università dell’Aquila, in particolare della facoltà di Ingegneria, che presto sarà senza sede, bisogna evitare “polemiche sterili, assurde contrapposizioni, che ritardano e ostacolano le decisioni veramente importanti”.
È la dura presa di posizione dell’arcivescovo metropolita del capoluogo, monsignor Giuseppe Molinari, in una lettera che scrive per invitare tutti a evitare “il rischio gravissimo che la sede della Facoltà d’Ingegneria vada ricercata fuori dalla città”.
La sede storica di Roio è inagibile dopo il terremoto del 6 aprile 2009, nel post-emergenza Ingegneria ha trovato posto dall’altra parte della città, in un capannone industriale che in passato ospitava la Optimes, azienda produttrice di supporti ottici.
Affittato a un canone salatissimo prima dal gruppo Gallucci, poi dal Consorzio per lo sviluppo industriale, indicato dal Consiglio di Stato come legittimo proprietario, il capannone è stato oggetto di un’aspra contesa tra il rettore, Ferdinando di Orio, che ha chiesto la rescissione del contratto, e un gruppo di contestatori interni all’Ateneo, capitanati dal “picconatore” Sergio Tiberti, che sulla vicenda auspicano l’intervento della magistratura ordinaria e contabile.
Infine, ha respinto tutte le accuse di voler pagare tanto il direttore amministrativo dell’Ateneo, Filippo Del Vecchio, che per primo ha evocato lo spettro di un trasferimento fuori città della facoltà, anche se solo come extrema ratio.
Una posizione che ha provocato lo sdegno di Molinari, che oggi ha preso carta e penna per dire basta con le polemiche. È il secondo intervento in poco tempo del presule su temi di cronaca cittadina, dopo la sua decisione di schierarsi con i negozietti e contro i centri commerciali sul tema delle aperture domenicali. (alb.or.)
IL TESTO DELLA LETTERA
La nostra città attraversa un periodo estremamente difficile. I problemi indotti dal terremoto si sommano pericolosamente alla grave crisi economica, che riduce i fondi disponibili!
A quella economica si unisce una crisi morale. I nostri giovani credo sempre meno nel futuro e questo mina alle fondamenta la possibilità di costruire un domani migliore.
Ci sono alcuni che hanno particolari responsabilità nel progettare e indirizzare questo futuro. Costoro che esempio danno ai giovani? Ci si disperde in polemiche sterili, assurde contrapposizioni, che ritardano e ostacolano le decisioni veramente importanti.
Si inseguono ripicche personali e ci si ostina in un gioco delle parti pericolosissimo e nefasto in questo momento. È quanto sta accadendo alla nostra università.
L’università è una risorsa importantissima per L’Aquila. E L’Aquila non può permettersi di perdere una simile risorsa.
Ciò significa che è estremamente necessario e urgente guardare al cuore delle cose, riconoscere ciò che è fondamentale fare e farlo tutti insieme.
C’è urgentissimo il problema della sede provvisoria della facoltà di Ingegneria. Se non si trova subito un accordo, c’è il rischio gravissimo che la sede della Facoltà d’Ingegneria vada ricercata fuori dalla città. Con la prospettiva, deprecabile e disastrosa, che non torni più in città.
Alcuni mesi fa ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione del libro in cui è illustrata la storia della facoltà di Ingegneria.
Ricordo lo stupore e la commozione mia e di tutti nel constatare quanto profondamente lo sviluppo di questa facoltà sia stato strettamente legato allo sviluppo dell’Ateneo e della città.
Supplico pertanto tutti di avere un atteggiamento responsabile teso a risolvere i problemi e non a crearli.
Chiedo con tutto il vigore possibile, a non sfruttare le difficoltà del momento per portare vantaggio a questa o a quella fazione.
Il bene comune, il bene della nostra università, sia in questo momento l’obiettivo unico e prioritario per tutti.
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