L’AQUILA – “L’abbandono più completo”.

Queste le parole del presidente del club “Forza Silvio Giuseppe Ungaretti L’Aquila”, Roberto Jr Silveri, in merito alle attuali condizioni in cui versa l’ex sede dell’Istituto d’Arte “Fulvio Muzi”, in via Filomusi Guelfi all’Aquila, a sei anni dal terremoto del 6 aprile.

“Stamattina eravamo a Villa Gioia, alla ex sede dell’Istituto d’Arte ‘Fulvio Muzi’, che, come buona parte degli immobili pubblici, ancora deve vedere un barlume di futuro – racconta – nulla si è mosso dal giorno del terremoto, ad eccezione delle erbacce che hanno intrapreso la conquista dello stabile e ampie sezioni di intonaco che hanno voluto abbandonare i disastrati muri”.

Il presidente del club “Forza Silvio” lamenterebbe in particolare “la diffusa tristezza di un luogo che sei anni fa costruiva un futuro per la gioventù più creativa del territorio”, aggiungendo inoltre che si tratta solo di “uno dei tanti casi” simili nel capoluogo.

“Quanti istituti rimarranno nei Musp ancora per anni? – si chiede per questo – Quanti studenti cresceranno senza aver mai avuto una scuola normale? Sollecitiamo dunque il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, e l’assessore all’edilizia scolastica, Domenico Palumbo, a prendersi a cuore il problema dell’Istituto. La gioventù non aspetta”.

LA  NOTA COMPLETA

Dopo quasi sei anni dal terremoto dovremmo esserci abituati a vedere ogni giorno distruzione e incuria. Tuttavia gli scenari di abbandono sono sempre lancinanti per chi alla desolazione aquilana non si è mai rassegnato.

Stamattina eravamo a Villa Gioia, alla ex sede dell’Istituto d’Arte “Fulvio Muzi”, che, come buona parte degli immobili pubblici, ancora deve vedere un barlume di futuro: nulla si è mosso dal giorno del terremoto, ad eccezione delle erbacce che hanno intrapreso la conquista dello stabile e ampie sezioni di intonaco che hanno voluto abbandonare i disastrati muri.

L’abbandono più completo: il cancello aperto, la porta spalancata e ovunque la diffusa tristezza di un luogo che sei anni fa costruiva un futuro per la gioventù più creativa del territorio e ora è rifugio di insetti e lucertole.

Nei laboratori, inoltre, giacciono dimenticati, oltre a grandi quantità di materiali pregiati, presse, torni e altri macchinari artigianali di notevole valore, probabilmente diverse decine di migliaia di euro, scampati agli sciacalli solo perché difficilmente mobili e collocabili.

Inoltre, quello che rimane, tra le scaffalature atterrate nei corridoi e i libri marciti, sono ancora opere, sculture e quadri: negletti retaggi di generazioni di studenti.

L’unicità di una scuola come l’Istituto d’Arte (ora Liceo Artistico) è costituita dall’incentivo ai ragazzi a creare, e compito della scuola è anche mettere loro a disposizione i materiali di apprendimento e di lavoro, gli strumenti (talvolta non facilmente disponibili) e spazi sia di lavoro che di espressione della loro creatività.

Tutto questo era l’istituto prima del terremoto. Ora il Liceo Artistico è accorpato a un’altra scuola e soffre per la mancanza di tutto ciò che aveva prima. Gli studenti chiedono attenzione e spazi per riaprire i laboratori, per riavere una biblioteca e per tornare a essere una scuola che produce arte e creatività.

Sollecitiamo dunque il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, e l’assessore all’edilizia scolastica, Domenico Palumbo, a prendersi a cuore il problema dell’Istituto: salvare il vecchio edificio dal degrado, curando di far iniziare i lavori prima possibile e, nel frattempo, prendendosi cura almeno di chiudere i cancelli; dare risposte alle esigenze degli studenti; mettere in salvo le attrezzature di valore e riflettere sul loro futuro.

Anche quando, per esigenze didattiche o perché obsolete o rimpiazzate, il Liceo Artistico non ne abbia bisogno, pensare a un futuro per esse, magari vendendole all’asta per comprare nuovi macchinari oppure concedendole a progetti di occupazione giovanile nel campo dell’artigianato (dietro bando e con la necessaria trasparenza).

Questo purtroppo è solo uno dei tanti casi: quanti istituti rimarranno nei Musp ancora per anni? Quanti studenti cresceranno senza aver mai avuto una scuola normale?

La gioventù non aspetta.