L’AQUILA – “Ci sono voluti quattro anni, ma qualcosa si inizia a muovere”. In Consiglio comunale Giuseppe Bernardi (Sinistra per L’Aquila) si è sgolato in più di un’occasione, presentato interrogazioni e chiesto delucidazioni sull’appalto per le mense scolastiche dell’Aquila finito al centro di un esposto su cui dovrà fare chiarezza la magistratura.
Il consigliere insieme ai colleghi Franco Colonna (eletto nella lista civica “Impegno per L’Aquila” e dimessosi il 3 agosto 2010) e Gino Di Carlo (eletto con l’Udeur) furono incaricati di collaborare con l’allora assessore alle scuole Roberta Celi (che si candiderà alle prossime amministrative con Giorgio De Matteis, nelle fila dell’Udeur) per la redazione del nuovo bando per il servizio mense.
Una delle condizioni, poi ritirata, che si cercò di porre sin dal principio fu quella del requisito, da parte della ditta che sarebbe risultata vincitrice del possesso di un magazzino in un raggio entro 50 chilometri dal punto di cottura: “Una misura per poter ovviare ad eventuali emergenze – spiega Bernardi – Ma forse non tutte le ditte che avrebbero dovuto partecipare non avevano questo requisito…Tanto è vero che fummo anche ‘rimproverati’ per averla inserita”.
Ma è sull’aspetto economico che si concentrarono le attenzioni del gruppo di lavoro: “Con la Giunta Tempesta – aggiunge Bernardi – l’azienda Vivenda si aggiudicò la gara d’appalto a 3,39 euro a pasto. Quando ci trovammo a dover scrivere le nuove regole ci chiedemmo se non fosse possibile aumentare la qualità dei cibi, magari partendo dall’aumento della base d’asta, portandola a 4 euro a pasto (in precedenza era di 3,50 euro). Anche perché ci fu fatto notare, persino da un dirigente della stessa Vivenda, che 3,50 euro a pasto non fosse più una base adeguata per poter garantire un’alta qualità del servizio. Per questo prediligemmo la qualità a discapito del costo finale del pasto nelle more del capitolato d’appalto”.
Innalzando la base d’asta, però, per le casse comunali si sarebbe profilato all’orizzonte un esborso di poco meno di 300 mila euro “Soldi che il Comune non aveva. Nel 2008 In ogni caso si arriva alla gara: un’azienda risponde con un ribasso a 3,98 euro, un’altra con un ribasso a 3,92 mentre chi si aggiudica l’appalto avanzò un’offerta di 3,48 euro. Una somma inferiore ai 3,50 euro: con soli 9 cent in più rispetto al passato, senza contare l’aumento dei costi delle derrate o del personale, si aggiudicò la gara”.
Per mezzo punto, inoltre, l’azienda aggiudicataria non dovette ricorrere all’aperture delle buste di giustificazione necessarie quando si va sotto una determinata soglia nella percentuale di ribasso: “È tutto regolare” ha ribadito Bernardi, che della vicenda parlo anche durante una seduta del Consiglio.
Successivamente in seguito quella cifra lievitò a 4,60 euro in virtù di un aumento deliberato dalla giunta nell’ottobre 2010. “Un aumento di difficile comprensione, dal momento che i costi per le diverse spese previste nell’appalto (dall’acquisto dei carrelli per lo sporzionamento, ai fax, agli arredi) erano già messe nero su bianco”.
Insomma, secondo Bernardi “qualcosa a livello di controlli forse non ha funzionato. In ogni caso adesso indagherà la magistratura e mi auguro si possa fare chiarezza al più presto sulla vicenda”.
L’indagine della magistratura è stata avviata a seguito dell’esposto presentato Fausto Corti, per conto di Paolo Pecilli e Marco Corti, consiglieri di amministrazione del Consorzio Orgoglio Aquilano.






