L’AQUILA – Una Domenica delle Palme poco serena, il 5 aprile 2009, con terremoti in corso da mesi che sarebbero sfociati, poche ore dopo, nella tragedia che ha sconvolto la città. E una notte di Natale alla ricerca della felicità perduta, il 24 dicembre 2015, con una città che pian piano rinasce e tante difficoltà ancora da affrontare.
C’è questo «ponte» ideale, e 2.454 giorni di distanza, a collegare le due celebrazioni religiose che si sono svolte nella Basilica di San Bernardino, nel frattempo distrutta e ricostruita, presa d’assalto dai fedeli alla Vigilia per la prima messa di mezzanotte dell’era moderna.
A officiarla, e a testimoniare che non fosse una liturgia come tutte le altre, c’era l’arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi.
Tanti aquilani seduti a riempire tutti i banchi, e molti per la verità sono rimasti in piedi.
Tra loro anche qualche autorità, spogliata del consueto ruolo pubblico.
Petrocchi ha sottolineato al principio della sua omelia “l’importanza di ritrovarci in questa Basilica” per la prima volta dal Natale 2008 e poi ha incentrato il suo discorso sulla tematica dell’accoglienza.
Giuseppe e Maria a Betlemme trovarono porte chiuse, che restano “serrate” nei cuori ancora oggi.
Alla fine, benedizione dei presepi e tante strette di mano per una comunità che ha ritrovato un altro po’ di se stessa sulle note del Coro della Basilica. (alb.or.)



