L’AQUILA – “La salute mentale si basa su tre assi: il lavoro, le relazioni e l’abitazione. Se uno di questi tre elementi viene a mancare, o peggio tutti e tre insieme, può succedere che intersecandosi con le predisposizioni individuali, accadano episodi di suicidio”.
Lo afferma il dottor Sandro Sirolli, psicologo ed ex direttore del centro diurno psichiatrico dell’Aquila in merito all’ultimo tragico episodio che ha visto un giovane 38 enne di Assergi (L’Aquila) togliersi la vita.
Un dramma probabilmente legato alla mancanza di lavoro.
“È chiaro che all’Aquila dopo il sisma in molti casi siano venuti a mancare tutti e tre gli elementi: la casa, il lavoro e la socialità, quindi le relazioni – aggiunge il dottore che fa parte tra l’altro dell’associazione 180 Amici – Quanto il trauma del terremoto e la disoccupazione possano incidere su queste scelte estreme è difficile da dimostrare. In un gesto di questo tipo c’è sempre infatti un fattore di predisposizione individuale che si unisce alle cause scatenanti, sulle quali però si può agire”.
In una città devastata da un terremoto come lo è L’Aquila e oggi anche Amatrice, dove in molti hanno perso la propria casa e i propri luoghi, oltre che una dimensione sociale e lavorativa, “la salute mentale è chiaramente messa più a rischio che altrove”, sottolinea.
Proprio per questo, secondo Sirolli, subito dopo il 6 aprile il capoluogo avrebbe avuto bisogno di un piano straordinario sanitario e sociale che non c’è stato, “anzi – precisa – i servizi sono stati ulteriormente tagliati come nel resto delle città italiane che partivano tuttavia da situazioni di normalità, non come il capoluogo”.
“I servizi di salute mentale e in genere i servizi sociali non hanno avuto un incremento di risorse come si sarebbe dovuto fare dopo il sisma – prosegue – . C’è stato come in tutta Italia un impoverimento del personale e dei servizi e una riduzione degli orari e dell’accesso ai servizi stessi. Nel precedente piano sociale non c’era un rigo in riferimento al terremoto”.
“All’Aquila sono stati molti i casi di sindromi depressive più o meno lievi e di disturbi post traumatici nel dopo terremoto. La popolazione aquilana ne ha risentito molto e lo dimostra il massiccio uso di farmaci antidepressivi e ansiolitici – precisa Sirolli – Tuttavia i disturbi si sono sviluppati nei mesi successivi all’evento sismico e non subito dopo. Nei disastri a determinazione naturale, infatti, come il terremoto, è stato studiato che questi disturbi si presentano dopo 6 mesi o un anno. In traumi a determinazione umana, invece, come la guerra ad esempio, sono immediati”.






