L’AQUILA – In tempi di ristrettezze economiche c’è chi si inventa di tutto e non stupisce che anche la falsificazione del denaro, antica praticamente quasi quanto il denaro stesso, continui a mietere vittime.
All’Aquila post terremoto i pezzi falsi sono aumentati a dismisura, in particolar modo una non trascurabile parte delle banconote da 20 che girano sarebbero tanto finte quanto somiglianti al vero.
L’allarme è costante, soprattutto per i negozianti che non utilizzano l’apposita macchina che verifica l’autenticità delle banconote.
Sono soprattutto i negozi che vendono merci poco costose, da quanto si apprende, a risentire del fenomeno: in cima alla classifica delle attività, i ristoranti etnici più economici.
Da un’indagine condotta da AbruzzoWeb è emerso che i biglietti maggiormente falsificati che passano di mano in mano sono quelli da 20 e 50 euro.
Nonostante i dettagli delle ristampe delle banconote si facciano via via più complessi e particolareggiati, i falsari non temono ostacoli giungendo a riprodurre opere di fattezze sorprendentemente simili all’originale; un modo alternativo, ma illegale e dannoso, per concedersi una politica monetaria più vantaggiosa.
È così che nascono veri e propri “laboratori del male” dove si produce denaro finto in quantità; “carta straccia” che, però, pare generare veri, verissimi soldi con tanto di filigrana e immagini olografiche che si vedono controluce e che a volte giunge a valere anche cento euro a pezzo.
Ultimo covo scoperto, a Napoli, dove la polizia si è trovata davanti una vera e propria tipografia abusiva attrezzata per la produzione di denaro falso, biglietti ferroviari, passaporti, permessi di soggiorno e carte d’identità per un totale che si aggira intorno ai 2 milioni di euro.
I CASI
Nel ristorante cinese “Mandarin” l’ultima banconota falsa è stata data appena tre giorni fa. Prima di allora la stessa cosa era capitata sempre con pezzi da 20 e una sola volta da 50.
Segue a ruota il ristorante giapponese e cinese “Woki Woki”: la proprietaria ha affermato che in anno circolano circa 150 euro di soldi finti, anche qui soprattutto pezzi da 20. In questo ristorante è stato addirittura esposto un foglio vicino la cassa con una banconota falsificata. “Non accettiamo questo”, la didascalia.
Colpiti dal fenomeno anche i bar del capoluogo di regione e qualche farmacia dove il problema sarebbe aumentato con il post terremoto e i pezzi falsi più frequenti, ancora una volta, quelli da 20.
Una curiosità è emersa da questo sondaggio: nei ristoranti e nei negozi più costosi, anche se sprovvisti di macchinette contasoldi che verificano l’autenticità del denaro, negli ultimi anni non sono mai capitate banconote false.
COME RICONOSCERE UN FALSO
Di certo non possiamo girare con lingotti d’oro per saldare i debiti quotidiani: cosa fare quindi per non cascare nella rete dei falsari?
Se gestiamo molto denaro, è il caso di procurarsi una macchina apposita che farà il lavoro al posto nostro.
A occhio nudo bisogna prestare attenzione ai segni caratteristici come il filetto di sicurezza verticale a metà carta che si vede controluce. Inoltre, in alto a sinistra sul fronte (recto) e in alto a destra sul retro (verso) il suo valore nominale deve diventare visibile per intero.
Inclinando leggermente la banconota, poi, diventano visibili una striscia verticale che brilla e cambia colore, un’altra striscia col valore e il simbolo dell’euro e, per i pezzi da 50, 100, 200 e 500 euro, un’immagine olografica e il valore della banconota. Infine, con una lente d’ingrandimento si devono poter distinguere chiaramente speciali microcaratteri invisibili ad occhio nudo.
Ricordiamo che falsificare banconote è un reato. Secondo l’articolo 460 i contraffattori sono puniti con la reclusione da due a sei anni e con una multa da 309 euro a 1.032 euro.




