L’AQUILA-  Prime schermaglie del processo che vede imputato un infermiere per omicidio colposo  per aver cagionato  la morte di una donna ricoverata per Covid  nella terapia intensiva dell’ospedale dell’Aquila. Le parti civili hanno chiesto 700mila euro di danni. Davanti al giudice unico Tommaso Pistone, con accuse tutte da provare,  c’è l’infermiere  Pietro Ciamacco, di Introdacqua.

La donna, di circa 60 anni, era ricoverata nel G8 Covid,  struttura prefabbricata realizzata in occasione dell’evento mondiale nel post sisma, era stata riaperta  per insediarvi la rianimazione Covid per i casi più gravi circa le difficoltà respiratorie.

Il 3 novembre 2020 la donna  subì un peggioramento delle condizioni di salute durante la manovra di  assistenza infermieristica a seguito del quale,  secondo il pm Marco Maria Cellini, sarebbe avvenuto lo spostamento della cannula dalla trachea: l’imputato invece di rimanere accanto alla paziente per monitorare la situazione, come le linee guida impongono, sarebbe uscito dalla stanza di degenza per andare a chiamare i medici, chiudendo la porta alle sue spalle.

All’arrivo dei medici, la porta della stanza di degenza  fu  trovata bloccata e  venne aperta dal personale addetto dopo circa 15 minuti. Tuttavia, nel frattempo, la paziente che era stata lasciata sola, morì per arresto cardiaco, dovuto a mancata ventilazione polmonare.

Dalle indagini preliminari sarebbe emerso che la stanza di degenza non doveva essere chiusa dall’infermiere, il quale, invece, sarebbe dovuto restare obbligatoriamente nella stanza per prestare assistenza alla malata, la quale non doveva trovarsi sola e per di più in una stanza chiusa, con porta non in vetro.  A supporto della tesi  della Procura della Repubblica  una perizia collegiale ma il processo sarà proprio giocato sul filo delle consulenze e regolamenti.

Fin qui le accuse che comunque saranno messe in discussione dalle differenti valutazioni che verranno portate all’attenzione del  giudice da parte della difesa del sospettato  il quale darà una diversa versione dei fatti.

Davanti al giudice penale  sono comparse anche le due persone offese, figli della donna, già costituite in sede di udienza preliminare con il patrocinio dell’avvocato Carlotta Ludovici  del Foro aquilano.

Il processo sarà molto lungo e incerto visto che ieri sono state ammesse tutte le prove richieste mentre ci saranno ben 30 testimoni tra quelli della Procura e della difesa, rappresentata dall’avvocato Alessandro Scelli di Sulmona, a chiarire i contorni di questa tragedia.