L’AQUILA – La discoteca della discordia nella Zona Ovest dell’Aquila non si farà.
Lo ha deciso la commissione consiliare Territorio presieduta da Enrico Perilli (Rifondazione comunista), uno dei più fermi oppositori del progetto, chiamata ieri a ratificare la delibera di Giunta che aveva dato l’ok alla proposta di variante di destinazione d’uso proposta dalla società Orione dell’imprenditore aquilano Massimiliano Nurzia.
Al momento del voto l’opposizione si è schierata compatta per il no, mentre la maggioranza di centrosinistra si è divisa: una parte del Partito democratico ha detto sì, Antonello Bernardi (Pd) si è astenuto, Prc e Socialisti, invece, hanno espresso parere contrario.
L’esito finale ha parlato chiaro: nove a cinque per i no.
Uno dei motivi dello scontro era riferito al fatto che la proprietà aveva già fatto dei lavori, come scritto in un sopralluogo dei vigili urbani dell’Aquila, che avevano rilevato la presenza di consolle e bancone.
“Una cosa legittima”, aveva precisato il comandante della Polizia municipale, Eugenio Vendrame, che si era beccato la replica di Perilli: “la logica vorrebbe che uno prima ha le autorizzazioni e poi si muove di conseguenza, è stata una sveltina”.
LA STORIA DELLA DISCOTECA
La Orione aveva rilevato i terreni in questione dalla ditta Giuliani Sante, che aveva richiesto nel luglio 2011 il permesso per costruire una rivendita all’ingrosso di materiali edili salvo poi vendere l’appezzamento nell’ottobre dello stesso anno.
Il 26 settembre scorso la Orione aveva presentato istanza per il cambio di destinazione d’uso da “zona per attrezzature tecniche” a “zona per attività ricettive”, integrandola il 2 ottobre con una nota in cui si faceva riferimento “alla necessità di ricreare, a seguito del sisma del 6 aprile 2009, centri di aggregazione per i giovani del territorio” come riportato nel corpo della delibera di Giunta che successivamente afferma di “condividere la necessità di ricreare, a seguito del sisma del 6 aprile 2009, centri di aggregazione e di ritrovo per i giovani del territorio, nonché di avere un luogo di incontro distante dalle zone residenziali che non disturbi la quiete pubblica”.



