L’AQUILA – L’ex consigliere comunale dell’Aquila dell’Unione di centro Piero Di Piero ha perso la sua battaglia in tribunale: non tornerà nell’assise civica da cui è stato dichiarato decaduto.
La vicenda prende spunto da un ricorso presentato dal primo dei non eletti nel partito della Vela alle amministrative del maggio 2012, l’avvocato Alessandro Piccinini, che contestava a Di Piero l’incompatibilità tra il suo ruolo politico e quello di professionista privato impegnato nella ricostruzione, come stabilito dalla legge Barca.
Al termine di una lunga querelle, Di Piero era stato costretto a lasciare l’aula dopo il voto contro di lui espresso dalla maggioranza dei consiglieri e si era rivolto in tribunale per dichiarare l’incostituzionalità della legge che porta il nome dell’ex ministro per la Coesione territoriale e l’illegittimità della deliberazioni assunte dal Comune.
Per i magistrati Giovanni Novelli, Roberto Ferrari e Guendalina Buccella, però, il ricorso di Di Piero è infondato e l’architetto è stato pure condannato a pagare 6 mila euro di spese processuali in favore di Piccinini e del Comune, che si erano costituiti in giudizio.
Secondo il collegio giudicante “non appare sussistere né la violazione del principio di uguaglianza, né irragionevole o sproporzionata la limitazione del diritto di elettorato”, e risulta inoltre “infondata, oltre che sostanzialmente immotivata la questione di legittimità costituzionale della norma”, atteso che essa “consente al candidato eletto di scegliere se continuare a esercitare l’attività professionale, ovvero rinunciare agli incarichi e prestare il pubblico ufficio elettivo”.
Di Piero era difeso dall’avvocato Gaetano Maria Isidori, il Comune da Domenico de Nardis e Antonio Orsini e Piccinini da Gabriella Bocchi.




