L’AQUILA – “L’immagine nitida della schizofrenia amministrativa della giunta Biondi. Si presenta agli occhi delle cittadine e dei cittadini che, in questi giorni, si ritrovano a percorrere via Filomusi Guelfi: una enorme pinza sta ‘mangiando’ l’ex Istituto d’Arte intitolato a Fulvio Muzi, un luogo storico per la cultura aquilana, edificio di grande valore artistico e culturale che era dotato di laboratori d’eccellenza e di spazi adeguati alla didattica che, oggi, mancano all’Istituto, allocato in un edificio non adatto. A quasi dieci anni dall’insediamento di Biondi, nella città dell’Aquila le scuole vengono abbattute per realizzare parcheggi, non ricostruite. Uno scempio che denuncia l’incapacità pianificatoria di una amministrazione che, in questi anni, non ha saputo proporre uno straccio di idea urbanistica compiuta”.

Proprio dinanzi la sede dell’ex Istituto d’Arte, stamane il Partito democratico dell’Aquila ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sulla vicenda, alla presenza del segretario comunale Nello Avellani, del segretario provinciale e capogruppo in Consiglio comunale Stefano Albano, della consigliera comunale Stefania Pezzopane e dell’ex assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano.

LA NOTA

Da quasi dieci anni – hanno ricostruito i dem – Biondi e la sua Giunta dispongono di un consistente finanziamento Cipe di 35 milioni di euro per realizzare una nuova sede comunale per gli uffici che, ad oggi, sono ancora dislocati in 17 sedi provvisorie; la passata amministrazione aveva avviato l’iter per la realizzazione di una sede comunale, moderna ed efficiente, dotata di parcheggi e servizi connessi, all’ex autoparco: Biondi e la sua Giunta, però, hanno lasciato marcire il progetto in un cassetto, annunciando la volontà – su cui eravamo pronti a confrontarci, in Consiglio comunale e fuori, se solo si fosse animato un percorso partecipativo aperto alla città – di riportare gli uffici in centro storico.

Intanto, si sono continuati a pagare fitti passivi per oltre 1 milione di euro l’anno, dal 2017 ad oggi. Uno sperpero di risorse inaccettabile.

Nel 2025, il colpo di teatro: l’amministrazione comunale ha deliberato l’acquisto da fortunatissimi privati, per 5 milioni di euro, dell’ex immobile del Catasto, in fondo a via Filomusi Guelfi, in una strada stretta e poco accessibile, priva di parcheggi, a qualche centinaio di metri dall’ex autoparco.

Una scelta incomprensibile se è vero, come è vero, che il Comune disponeva di immobili e spazi pubblici di proprietà di rilevanti dimensioni, se proprio non si voleva realizzare una sede nuova all’ex autoparco con i fondi già disponibili. Una scelta resa ancor più incomprensibile dal fatto che, oggi, si decide di abbattere l’ex Istituto d’Arte per realizzarvi un centinaio di parcheggi a raso a servizio della sede acquistata.

L’ex edificio che ospitava l’Istituto poteva essere riparato con i fondi pubblici destinati alla ricostruzione; in un primo momento, l’amministrazione aveva deciso di ricostruirlo per ospitarvi un polo culturale polifunzionale, mantenendo almeno la vocazione di alta formazione e cultura ad un luogo che ha fatto la storia della città: avendo evidentemente cambiato idea nel giro di pochi mesi, è lecito chiedersi come mai non si sia approfittato del finanziamento pubblico per realizzare all’ex Istituto d’Arte una sede comunale per uffici, invece di spendere 5 milioni per un edificio privato adiacente.

D’altra parte, la trasformazione di un’area destinata a servizi scolastici in un parcheggio pubblico costituisce un rilevante mutamento sotto il profilo urbanistico, rendendo necessario chiarire quale procedimento amministrativo sia stato seguito, se sia stata prevista una variante agli strumenti urbanistici vigenti e quale sia stato il coinvolgimento del Consiglio comunale che per legge è competente di ogni modifica urbanistica.

Di questo il Partito democratico ha chiesto conto in una interrogazione urgente alla Giunta comunale, per fare chiarezza su una vicenda che intreccia tre buchi neri dell’amministrazione Biondi nella sua incapacità pianificatoria e programmatoria.

Innanzitutto, la mancata ricostruzione delle scuole, con interventi annunciati e mai realizzati, che racconta di oltre 3500 bambine e bambini che frequentano ancora i Musp, spazi oramai inadatti alla didattica, e di altre migliaia di ragazze e ragazzi che fanno lezione in edifici in muratura con indici di vulnerabilità sotto soglia, privi di spazi adatti alla vita studentesca (e lo ribadiamo, l’attuale Istituto d’Arte ne è un emblema) mentre l’amministrazione non è in grado di dare seguito ai proclami e, anzi, piuttosto che ricostruire decide di abbattere gli edifici che ospitavano scuole per costruire parcheggi.

In secondo luogo, la mancata ricostruzione di sedi comunali per gli uffici, accessibili, moderne ed efficienti, nonostante 35 milioni di euro in cassa da anni, mentre si continuano a pagare a privati milioni di euro delle aquilane e degli aquilani per fitti passivi e nuove acquisizioni non conformi alle necessità.

Infine, la mancata pianificazione di una idea urbanistica compiuta, capace di restituire alla città una visione e una vocazione, dal centro storico alle periferie, mentre si continuano a realizzare interventi spot, a costo di milioni di euro, per dare risposte tampone a problemi che non vengono risolti, ma nascosti sotto il tappeto.

Nella interrogazione, il Pd chiede inoltre se ci sia un adeguato piano di sicurezza a supporto della scelta di destinare ad uffici comunali un edificio che si trova in fondo ad una strada stretta, a senso unico, accanto ad una porta urbica, in una zona affollata di edifici residenziali e già intensamente trafficata. Così come si chiede se si sia previsto di mettere in sicurezza, per preservarla e magari riposizionarla nella futura nuova sede dell’ex Istituto d’Arte, l’intitolazione dell’Istituto con la firma ben visibile e originale di Fulvio Muzi, uno dei più importanti artisti aquilani del Novecento, protagonista della rinascita culturale della città, insegnante, intellettuale, uomo che ha attraversato la Resistenza e ha lasciato un segno profondo nella storia civile e artistica dell’Aquila.

Se non si è previsto di mettere in sicurezza un pezzo di memoria della città, la promessa, il Pd farà di tutto affinché l’amministrazione se ne prenda carico: nella città che si fregia del titolo di Capitale italiana della cultura, che abbatte scuole per realizzare parcheggi, che dimentica i luoghi dell’arte e della formazione che hanno fatto la cultura vera della città, non si può fare sfregio anche della memoria collettiva.