L’AQUILA – “80 mila euro di debiti fatti da solo contro 80 mila di spese pazze contestati a 25 persone”.
Un paragone avvelenato, quello del consigliere comunale dell’Aquila città aperta Giorgio De Matteis, che ha comparato il presunto danno erariale imputato dalla Corte dei conti nei confronti della sua nemesi, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, sulla vicenda dell’Accademia dell’immagine, rispetto alle indagini della “Rimborsopoli” avviate dalla procura di Pescara nei confronti di 25 consiglieri e assessori regionali, tra i quali c’è anche lui, vice presidente del Consiglio regionale.
In una conferenza stampa dei gruppi consiliari di minoranza che arriva all’indomani di un infuocato Consiglio comunale, Gdm ha criticato fortemente il ritorno in sella del primo cittadino dopo il ritiro delle dimissioni.
Il primo cittadino è stato infatti citato in giudizio assieme ad altre 7 persone dalla procura regionale della Corte dei conti per un presunto danno erariale complessivo da 594 mila euro nell’ambito della gestione della storica istituzione culturale cittadina, con una richiesta di risarcimento appunto di 80 mila solo per il primo cittadino.
Per caso di sorte, è la stessa cifra contestata ai 25 consiglieri di maggioranza e minoranza, nonché assessori e i presidenti della Giunta e del Consiglio regionale, Gianni Chiodi e Nazario Pagano, nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze.
“Cialente è ormai un uomo solo al comando di nulla, un sindaco che sta distruggendo questa città, lasciato solo dai suoi e dal governo”, ha sbottato De Matteis.
Dopo il Consiglio al vetriolo di ieri, De Matteis e il capogruppo della sua formazione Emanuele Imprudente non hanno risparmiato colpi e hanno accusato Cialente di “non aver dato le reali motivazioni che lo hanno portato a scendere ancora in campo”, né non aver parlato della “direzione reale che dovrà prendere la città dopo il suo rientro, in vista della ricostruzione”.
Tra i consiglieri di minoranza, all’incontro con la stampa hanno partecipato anche Daniele Ferella di Tutti per L’Aquila, Vito Colonna e Luigi D’Eramo di Prospettiva 2000.
“Un’autocelebrazione in solitaria”, quella compiuta ieri da Cialente durante il consiglio comunale, secondo De Matteis, che ha precisato: “Si è dimesso non per l’inchiesta ‘Do ut des’ (su presunte tangenti e appalti, ndr), ma perché si è sentito abbandonato dal governo e dal suo partito a livello regionale e nazionale. Aveva chiesto delle condizioni per il suo rientro che erano quelle di essere ascoltato dall’esecutivo e dal suo partito, oltre che le dimissioni del ministro Trigilia. Nessuna di queste si è verificata e lui è tornato lo stesso”.
“La solita buffonata di Cialente”, per De Matteis, che ha sottolineato la presa in giro dei “tanto declamati 500 milioni di euro in arrivo per la ricostruzione, spacciati come una grande novità e invece – ha ricordato – non sono altro che quelli che vengono dalla famosa rata del miliardo e 200 milioni: circa 200 milioni e l’anticipazione dei soldi che erano stati dati a partire dal 2016”.
Soldi destinati a pagare i cantieri in corso e le spese ordinarie che “finiranno a marzo, come mi ha confermato anche Aielli (il responsabile dell’Ufficio sperciale per la ricostruzione aquilana)”, ha proseguito De Matteis che ha avuto da ridire anche sulla senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane, che qualche giorno fa ha parlato di 1 milione di euro per la ricostruzione proveniente dai capitali di rientro dalla Svizzera.
“Semmai rientreranno – ha precisato ancora – Non ci saranno per quest’anno, quindi noi siamo sotto di più di 1 miliardo. La notizia, comunque, è stata smentita anche dal quotidiano autorevole la Repubblica che non è di certo un giornale di centrodestra”.
De Matteis ha chiarito, infine, anche il perché delle dimissioni minacciate in caso di ritorno di Cialente, ma mai firmate neanche quando è avvenuto, come pure aveva promesso, da parte dei gruppi di minoranza legati a lui in Consiglio comunale.
Dimissioni paventate a due giorni dal ritorno del primo cittadino, quando ormai i giochi erano praticamente già fatti.
“Avevamo chiesto un Consiglio straordinario nel quale saremmo arrivati con le dimissioni, che avevamo concordato prima del ritorno di Cialente e al ritorno ufficializzato diventava pressoché inutile farlo”, ha concluso.





