L’AQUILA – Dalle tre del pomeriggio fino all’una del mattino in pronto soccorso.

È stata una vera e propria odissea quella vissuta nella notte tra giovedì e venerdì scorsi da una anziana ultrasettantacinquenne all’Aquila, al pronto soccorso dell’ospedale regionale “San Salvatore”.

Un’odissea cominciata nel primo pomeriggio, dopo aver battuto la testa a causa di una brutta caduta che le ha causato anche vertigini, e proseguita per ore ed ore tra attese infinite per analisi ed esami di rito, seduta su una sedia nella sala di attesa.

Senza capire se le toccasse essere dimessa oppure ricoverata. 

Pochi minuti prima dello scoccare dell’una del mattino, l’anziana è stata mandata a casa “ma solo perché, allo stremo, ho detto che mi sentivo bene. Non capisco come si possa ridurre così un ospedale”, ha commentato la donna.

Si tratta di uno dei tanti, troppi casi della sanità in difficoltà nel capoluogo abruzzese, con medici e infermieri costretti a fare i salti mortali, causa carenza cronica di personale, per garantire la giusta assistenza ai cittadini. (r.s.)