L’AQUILA – È un’altra tegola sull’economia e sull’occupazione aquilana quella che potrebbe abbattersi su uno dei fiori all’occhiello del capoluogo: il polo farmaceutico.
A creare più di una preoccupazione tra lavoratori e sindacati è l’ultimo provvedimento approvato ad agosto con la spending review del governo con il quale si obbligano i medici a fare prescrizioni indicando solo il principio attivo. Una norma pensata per favorire la vendita di farmaci generici ma che ha provocato un crollo delle vendite dei prodotti di marca.
A stare sulle spine nel capoluogo sono i lavoratori dell’intero comparto, in particolar modo quelli dello stabilimento Menarini, un centinaio in tutto, alcuni dei quali mercoledì parteciperanno alla manifestazione di sciopero generale organizzata dalla Cgil: un’iniziativa di carattere nazionale che in Abruzzo si concentrerà a Pescara per sottolineare i problemi legati all’occupazione e alla crisi del Paese.
Parteciperanno anche rappresentanze di Sanofi-Aventis e Dompè per completare un quadro generalizzato di preoccupazione per il futuro di un settore che all’Aquila impiega poco meno di 1.000 persone.
Della questione è stato investito nelle scorse settimane l’onorevole del Partito democratico Giovanni Lolli che è in costante contatto con azienda e sindacati: “Il provvedimento di spending review è solo l’ultima delle mazzate su un settore che, se è vero che in passato può avere avuto alti margini di profitto, adesso è messo a durissima prova da norme che non consentono di programmare il futuro e che ai consumatori garantiranno un vantaggio minimo, nell’ordine dei 20 e dei 50 centesimi” spiega l’onorevole democrat.
“Avevamo trovato un punto d’incontro con il governo a luglio, ma poi l’Esecutivo ad agosto lo ha stravolto – aggiunge – Consideriamo, inoltre, che i produttori di farmaci generici in Italia hanno solo le direzioni generali, mentre gli stabilimenti sono all’estero. Le fabbriche italiane di farmaci, invece, impiegano 65.000 persone, 120 solo all’Aquila. E se la Menarini dovesse avere difficoltà, la crisi si estenderebbe a macchia d’olio, coinvolgendo anche Sanofi Aventis (circa 350 dipendenti) e Dompè (quasi 200)”.
Nello studio Ocse presentato nei mesi scorsi, però, il polo chimico-farmaceutico veniva individuato come una delle eccellenze da cui ripartire per la rinascita economica e culturale del post sisma: “È vero – conferma Lolli – ma a queste condizioni rischia di diventare tutto più difficile. Gli esuberi Menarini sono 1.000 in tutta Italia. All’Aquila si rischia la chiusura della fabbrica e la delocalizzazione all’estero da parte della multinazionale. Serve intervenire subito. Sono in contatto costante con azienda e sindacati perché bisogna lottare fino alla fine per evitare quella che sarebbe l’ennesima sciagura sulla città”.



