L’AQUILA – Sono oltre 5 mila le pratiche di condono giacenti al Comune dell’Aquila che aspettano di essere ancora esaminate a distanza di più di un decennio.
Si tratta di istanze presentate dai cittadini per mettere in regola le irregolarità edilizie commesse durante la costruzione di moltissime case private: sanatorie previste in tre leggi nazionali, una del 1985, una del 1994 e l’ultima nel 2002 che hanno portato circa 14 mila aquilani e chiedere di sistemare piccoli e grandi abusi, dietro il pagamento di salate sanzioni.
La vicenda si è trascinata stancamente per anni e anni, finché non è diventata una vera e propria emergenza in seguito al terremoto del 2009.
La normativa per la riparazione degli edifici danneggiati, infatti, prevede che non si possano prendere i contributi riferiti a quelle porzioni di immobili realizzate in difformità rispetto ai progetti approvati all’epoca del rilascio del permesso di costruire.
Per questo i tecnici comunali dell’Aquila hanno dovuto mettere mano in fretta e in furia alle migliaia di faldoni ammucchiati e dimenticati negli uffici con dentro le domande “stagionate” dei proprietari per evitare di far perdere in parte i fondi per la ricostruzione.
Da parte loro i cittadini sono stati costretti a produrre, insieme ai progetti e ai quadri economici delle case inagibili, anche i documenti relativi alla richiesta di condono protocollate magari anche 20-25 anni prima.
Il problema, riferiscono fonti interne al Comune, è che le amministrazioni che si sono succedute alla guida della città non hanno mai preso veramente di petto la questione, destinando al settore le risorse umane necessarie per smaltire il mostruoso arretrato.
Per cui, con le scadenze post-sisma, è stato necessario fare i salti mortali: al momento, grazie a un super lavoro, la metà delle pratiche originariamente depositate è stata evasa, ma rimane ancora una cifra sostanziosa di carte da aprire e verificare.



