L’AQUILA – Saranno ancora una volta le immagini del film Con vent’anni nel cuore del regista Giorgio Cavalli a ricordare agli aquilani che di quei nove giovani martiri nessuno potrà più farne a meno. Oggi più che mai. Basterebbe volerlo.

Se la storia, la memoria, gli allori, le corone, le celebrazioni delle istituzioni possono servire a non dimenticare il sacrificio di quei piccoli grandi eroi, l’opera di un artista potrà aiutare non solo a capire, ma a rivivere, a emozionarci ancora. Non è poco. Con la gioia e il dolore scolpiti negli occhi, con il fardello straziante e necessario da scontare scena dopo scena, fotogramma dopo fotogramma, nota dietro nota.

E sì, proprio così. Perchè quello che interessa non è solo la storia di questa “passione”, ma il suo colore, l’intensità delle sue luci e ombre, la musica ma anche il fragore del tempo che continua a rintoccarci dentro senza mai abbandonarci.

E solo il cortometraggio di Cavalli, già autore sanremese e regista di altre produzioni filmiche, poteva riconsegnare tutto questo. Con la sobria eleganza di un racconto pensato, scritto e realizzato “con vent’anni nel cuore”. Appena vent’anni: ma tutti. Con la stessa gioia e la freschezza di immagini di chiara e innocente intimità, che il controcanto delle sequenze documentaristiche sorreggono con prudenza e senza troppo indugiare.

La storia delle immagini tratte dall’archivio dell’Istituto Luce potrebbero in fondo alla fine trarre in inganno. Dopo pochi minuti dall’incipit iniziale, non potremo aspettarci poi una soprendente rivelazione: di stare in pochi istanti dentro un film, di viverlo, a spasso dentro il tempo.

Poi sarà difficile desiderare di ritornare al futuro: ci dimenticheremo della nostra portentosa macchina delle meraviglie e cominceremo a passeggiare dentro le sequenze. Magari camminando a pochi passi da Bruno, Bernardino, Fernando, Carmine, Giorgio, Francesco, Anteo, Sante, Pio, sentendoci per qualche istante quel decimo eroe che manca sempre nelle storie più belle. Ed è forse per questa perfetta imperfezione che questa storia ci sembrerà più bella.

Entreremo nelle loro case, respireremo le loro sincere insolenze, le chiacchiere scellerate, le speranze sofferte. Sentiremo dentro noi il distacco amaro ma anche glorioso di una scelta, l’ultimo saluto di una madre, la chimera e la gioia di fuggire con questi ragazzi insieme ai loro affanni.

Momenti di grande suggestione che il film del regista aquilano ha saputo restituire con forme di delicato neorealismo magico, tra momenti di verismo e contemplazioni visive di affondi saturati mai rarefatti. Un esempio per tutti, quella meditazione pensosa e lacustre di uno spicchio di notte, al chiaro di luna magistralmente debussiniano.

Tra quei ruggenti passaggi di imperiosa austerità (pensiamo all’incontro con il cardinale Confalonieri, interpretato con “eccellenza” dall’arcivescovo metropolita dell’Aquila monsignor Giuseppe Molinari e di rabbiosa ritmicità (la fuga in soggettiva dei martiri sulla collina), il regista torna a romanzare sulle ferite del silenzio, le riempie di elegia, e poi trattiene rallenta i palpiti sulle vanghe tra le fosse, preparandoci lentamente all’epilogo finale. I rumori di fondo spariscono, resta Rossini col suo “stellato soglio” e il grido di una voce: “Mamma..questi c’ammazzano!”.

Si chiude una porta. Il buio pudìco e struggente scende sulle mitraglie del martirio. L’autore di Con vent’anni del cuore sembra coprirsi gli occhi anch’egli, per nascondere le sue lacrime. Ma non le nostre. Le nostre mai, a pochi istanti prima dei lunghi, interminabili titoli di coda, sui nomi di quei ragazzi letti e risorti al buio come stelle incandescenti. Silenziose e belle.

Con vent’anni nel cuore, ideato, scritto e diretto da Cavalli, si è avvalso dell’autorevole consulenza storica del prof. Walter Cavalieri, e del prezioso contributo del produttore esecutivo Sebastiano Santucci. (red)