L’AQUILA – “Mi sento bene, sto bene. Da un po’ di giorni avevo molta amarezza dentro, sia per quello che mi raccontano i nostri soci, sia per alcuni accadimenti che mi avevano ulteriormente addolorato. Stava passando l’idea dell’Aquila come terra di malaffare, per me era inaccettabile. Ma non avevo con me né l’accendino, né la benzina, l’ho solo detto per evitare che la protesta si chiudesse subito”.
Il giorno dopo non è leggero, ma non è nemmeno teso e nervoso come il giorno prima.
Celso Cioni, direttore regionale di Confcommercio, è al centro delle cronache nazionali per essersi chiuso nel bagno della sede aquilana della Banca d’Italia, nel corso di un incontro per discutere dei nuovi servizi di addebito diretto e bonifico con il direttore e alcuni soci di Confcommercio, direttore della filiale, come forma estrema di protesta a sostegno dei piccoli commercianti della città, “costretti dal terremoto a lasciare i proprio negozi senza ottenere alcun sostegno”, come lo stesso Cioni ha scritto in una email inviata alle redazioni dei media, annunciando anche l’inizio di uno sciopero della fame e della sete e di darsi fuoco con la benzina se qualcuno avesse provato a fermarlo.
Dopo più di tre ore, alla presenza di un capannello di commercianti, giornalisti, rappresentanti delle forze dell’ordine, medici del 118 con tanto di ambulanza, la protesta di Cioni si è esaurita: il direttore di Confcommercio Abruzzo è uscito da una porta laterale della Banca d’Italia mentre il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, ‘chiamato’ da Cioni come uomo del governo nel capoluogo abruzzese, era in riunione straordinaria con Lorenzo Santilli, presidente della Camera di Commercio dell’Aquila, e Roberto Donatelli, presidente provinciale della Confcommercio. Dall’incontro, è uscita la promessa di portare le istanze locali a livello nazionale.
La magistratura ha aperto un’inchiesta sul caso.
“Noi aquilani, noi abruzzesi, siamo grandi lavoratori – dice Cioni ad AbruzzoWeb – e non possiamo accettare che si faccia scempio di questa città. L’immagine dell’Aquila come luogo di malaffare è devastante, ma non può passare il messaggio sbagliato. La città è fatta in gran parte di persone oneste, persone che stanno soffrendo una crisi economia gravissima. Ero in un santuario del credito, ho pensato di coniugare il luogo giusto alla protesta, fregandomene delle conseguenze personali. E credo di aver fatto centro, ancora oggi ricevo messaggi di solidarietà da tutta Italia”.
Adesso tocca alle proposte concrete, al di fuori delle proteste clamorose.
“Le proposte ci sono, sono quelle di qualche anno fa e ovviamente risultato ancora attuali, pereché la crisi era già cominciata”, spiega Cioni.
“Da parte di Confcommercio c’è un’analisi approfondita delle ragioni della crisi – continua – ma anche le soluzioni, come quelle sul fondo di garanzia. Lunedì prossimo (il 20 gennaio, ndr) ci sarà spazio per il consiglio di Confcommercio L’Aquila, che sicuramente si allargherà alle altre province. La proposta sarà ulteriormente arricchita, vediamo se il governo, che è già a conoscenza dei nostri problemi perché in tutta Italia è così, stavolta si sveglierà”.
Cioni, che rischia una denuncia, racconta anche il confronto con il magistrato che ha aperto l’inchiesta, Stefano Gallo, e il comandante provinciale dei carabinieri, Savino Guarino, che si sta occupando del caso.
“Hanno capito lo spirito dell’iniziativa. Mi ha dato fastidio dare fastidio, ma ho ricevuto comprensione. E mi fa piacere, significa che si è capita la gravità della situazione e la disperazione del gesto”.






