L’AQUILA – Getta la spugna, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e annuncia le dimissioni dalla carica che ricopre dal 2007.

Lo ha comunicato lui stesso, nel corso della conferenza stampa convocata urgentemente di sabato pomeriggio presso la sede comunale di Villa Gioia.

“Poco fa mi ha telefonato un alto funzionario per dirmi di non farlo, avete già capito quello che sto per fare”, così il primo cittadino ha introdotto il tema.

“Ho capito che non sono più utile a questa città e che forse sono un ostacolo”, ha aggiunto successivamente.

Unico altro passo che Cialente vuol fare prima di formalizzare la decisione è avere una certezza sulle prossime elezioni, “mi dimetterò quando sarò certo che si potrà votare a maggio”, cioè assieme a Regionali ed Europee.

Cialente ha annunciato che andrà “dal premier Enrico Letta, che altro devo fare? Spiegare alle ditte che lavorano alla ricostruzione post-sisma, come Edilfrair che mi ha rifatto casa, che solo per un avviso di garanzia il governo non ci darà più soldi per ricostruire? Il ministro Carlo Trigilia, di fatto, mi ha scaricato”.

L’EPILOGO A SORPRESA DI UNA VICENDA AMARA

Si tratta di un finale anticipato ma che in qualche modo era previsto dopo la bufera giudiziaria che ha travolto il Comune dell’Aquila, con l’inchiesta della procura della Repubblica che ha portato a 4 arresti per mazzette negli appalti del post-sisma e alla revoca del vice sindaco della Giunta cialentiana, Roberto Riga.

Uno scandalo per il quale il primo cittadino aveva ammesso di “sentirsi tradito” e del quale aveva svelato di non sapere nulla, nonostante fosse stato sentito negli uffici giudiziari come persona informata sui fatti: dichiarazioni che gli erano valse accuse di irresponsabilità politica e le prime richieste di dimissioni.

Ieri, al termine di una riunione di Giunta in cui si era presentato con le dimissioni pronte, e dopo essere stato convinto dai suoi assessori a pensarci ancora un poco, Cialente aveva spiegato di volersi prendere 48 ore per decidere anche se aveva “tutti gli elementi sul tavolo”.

Aveva spiegato ai cronisti di sentirsi “definitivamente delegittimato” dall’intervista polemica del ministro Trigilia “che deve aver parlato con Letta, non poteva farla per conto suo”.

I tira e molla di Cialente, perciò non tutti negli ambienti politici erano convinti che avrebbe schiacciato sull’acceleratore, andando in fondo e annunciando l’addio lunedì.

E invece è arrivata questa amara anticipazione, che se verrà formalizzata di qui a 20 giorni lascerà L’Aquila senza un capitano al timone della sgangherata nave della ricostruzione, con il solo commissario prefettizio chiamato all’ordinaria amministrazione fino alle elezioni di maggio.

”HO PAGATO LA PROTESTA DELLA FASCIA TRICOLORE”

“Ho pagato il fatto di aver rimosso le bandiere tricolori dalle sedi comunali e di aver riconsegnato la fascia tricolore”.

Così Cialente ha affermato nel corso dell’incontro con i cronisti.

Il primo cittadino ha assicurato di aver dato “tutto me stesso, ma non sono stato abbastanza forte, sono rammaricato perché ho perso”.

Conclusa la conferenza stampa, che si è svolta in un clima di commozione, con Cialente attorniato dai suoi più stretti collaboratori, il sindaco dimissionario non ha voluto rilasciare altre dichiarazioni, affermando che d’ora in poi sarà in silenzio stampa.

“IL GOVERNO NON MI HA PIU’ RISPOSTO, MI HA UMILIATO”

“Non è mai successo né con il governo Berlusconi né con il governo Monti che i miei interlocutori non rispondessero al telefono. Ho chiamato più volte ministri e dirigenti di questo Governo, ma nessuno mi ha risposto e questo è umiliante, non per Cialente, ma per il suo ruolo di sindaco”.

Così il primo cittadino dimissionario dell’Aquila, Massimo Cialente, nel corso della conferenza stampa questo pomeriggio in cui ha annunciato le dimissioni, in seguito all’inchiesta sulle tangenti legate agli appalti post-sisma, riferendosi alle difficoltà della città legate alla carenza di fondi per la ricostruzione post terremoto.

Tra le cause che lo hanno portato a riflettere e a decidere di lasciare l’incarico, Cialente ha ricordato anche le vicende relative alla rimozione dagli incarichi del provveditore interregionale alle Opere pubbliche Lazio-Sardegna-Abruzzo Donato Carlea e del direttore generale per i Beni culturali Fabrizio Magani, per i quali, ha spiegato, aveva chiesto la permanenza.

“È molto difficile costruire una squadra – ha continuato – anche questi per me sono stati segnali di un clima che cambia”.

Un clima “cambiato”, tutto ciò “non è possibile per un avviso di garanzia al mio vice”, ha spiegato Cialente, che ha rotto gli indugi anticipando l’annuncio delle dimissioni, dopo che ieri aveva detto: “mi prendo due giorni e poi deciderò”. Sono stati alcuni articoli di stampa che riferivano, ha precisato, della “truffa della cognata del sindaco, un caso questo che finisce su Canale 5 e sul Tg1, come un altro durissimo articolo sul Fatto Quotidiano legato all’inchiesta. Allora – ha dichiarato – mi sono chiesto che cosa è cambiato”.

“Ringrazio la magistratura, in modo non formale, perché voglia fare piena luce sui fatti emersi nell’inchiesta. Ben venga il loro lavoro, ho massima fiducia nel fatto che verrà fuori la responsabilità di chi ha sbagliato e anche che chi è indagato possa dimostrare l’estraneità”.

“Non rimango neppure se me lo dovessero chiedere Renzi e Letta, non si è mai visto un generale che guida il suo esercito con un cavallo zoppo”, ha risposto poi Cialente all’unica domanda fatta dai giornalisti a fine incontro. Il riferimento di Cialente è all’incontro di martedì prossimo previsto con il segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi e di mercoledì con il presidente del Consiglio, Enrico Letta.

Quindi Cialente ha proseguito: “Ho retto finché ho potuto, sparisco per un po’, anche perché credo che domani arriveranno altre portate di sterco. Non posso andare da Letta a spiegare che cosa succede all’Aquila. Non posso andare da Letta a dovermi giustificare sulle accuse che hanno fatto alla mia famiglia sui lavori di casa mia, sarei un sindaco senza credibilità. Con quale forza il sindaco rappresenta la credibilità, nonostante in 1.500 giorni mi sia massacrato e nonostante lasci una città più ricca”.

“Mi dispiace di aver dovuto dimettermi. Lascio chiedendo scusa, non quelle che mi chiede il rettore dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi, nonostante lei abbia partecipato alla riunione a Roma senza sindaco, ma chiedo scusa agli ultimi e a chi soffre. Lascio con grande rammarico, però anche con una nota di ottimismo, che è quella che la città si interroghi se esistono zone d’ombra. Arriverà un nuovo sindaco che spero ci metta la stessa mia passione, il mio stesso amore, il mio stesso coraggio e che abbia la stessa pietas nei confronti degli ultimi. Non ho mai avuto un avviso di garanzia, anzi, ne ho avuto uno per una fogna abusiva. Credo sia cambiato qualcosa e non per un fatto accidentale. E’ cambiato un clima e non alimentato dalle opposizioni, ma è scattato qualcosa alimentato dal lavoro prezioso della magistratura”.

Tra i segnali negativi che gli hanno fatto capire che era cambiato “il clima nei confronti dell’Aquila”, Cialente ha citato la mancata firma da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, del decreto nel quale, insieme ai fondi per le missioni all’estero e gli esodati, dovevano esserci i fondi 2013 per la ricostruzione della città dopo il terremoto del 2009.

“Uscito dall’incontro in cui avevamo definito tutto – ha riferito – mi hanno telefonato dicendomi che il presidente non avrebbe firmato perché di lì a qualche giorno si sarebbero riunite le Camere per la nomina del nuovo presidente. Dopo sono arrivate le larghe intese e la vicenda dell’Imu e L’Aquila è uscita dall’agenda di governo. A quel punto ho pensato che togliere le bandiere e riconsegnare il tricolore al presidente Napolitano aveva dato molto fastidio, ma aveva consentito comunque lo sblocco di un miliardo e 200 milioni”. Nella primavera 2013 Cialente aveva riconsegnato la fascia tricolore a Napolitano e fatto togliere la bandiera italiana da ogni sede comunale per protestare contro il mancato arrivo dei fondi promessi dal Governo per la ricostruzione.

“Quando tra qualche anno si saprà la verità, avremo dimostrato di essere stati all’altezza. Ringrazio gli assessori, anche Riga, il vice sindaco, che ha mostrato grande correttezza, in questo senso è una notizia in Italia, essendosi dimesso per un avviso di garanzia”.

“Ringrazio tutti i miei collaboratori e tutti coloro che hanno sofferto con me in questi anni – ha continuato Cialente – chiedo alla città se ciascuno di noi si è comportato bene nel fare i lavori a casa, nello scegliere i progettisti o nello scegliere l’impresa per la ricostruzione e chiedo ai giovani di fare davvero i giovani e non usare metodi diversi”.

Poi parole di elogio per l’ex ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca, inviato del governo Monti per la ricostruzione, “Governo che – ha aggiunto Cialente – non ha messo soldi, ma ha sbloccato i 2 miliardi di euro per la ricostruzione, ha decretato la fine del commissariamento Chiodi e favorito un discorso strategico sull’Aquila, tra cui il cronoprogramma che chiedo alla città di tenersi stretto”.

IL PRECEDENTE

LE DIMISSIONI DEL 2011 E TANTE MINACCE

È la seconda volta in 8 anni di governo della città che Massimo Cialente rassegna le sue dimissioni, anche se l’altra volta le aveva ritirate mentre oggi ha annunciato che nessuno gli farà cambiare idea.

Cialente si era già dimesso la prima volta quasi al termine del suo primo mandato, nel marzo 2011, a conclusione di un lungo periodo in cui la sua maggioranza perdeva pezzi e non riusciva a votare i provvedimenti.

A metà del guado aveva ‘occupato’ simbolicamente palazzo Margherita, il Municipio devastato dal terremoto del 6 aprile 2009, lanciando un appello sul ritardo dei fondi per la ricostruzione.

Le dimissioni le aveva ritirate alla scadenza dei 20 giorni, presentandosi in Comune alle 8.30 di domenica mattina e costringendo agli straordinari il segretario generale Vincenzo Montillo.

Nei mesi successivi, spesso nei casi di polemica politica più aspra il sindaco è arrivato a minacciare di andarsene e mandare tutti a casa.

Perfino nel giugno 2012, solo un mese dopo essere stato confermato per altri 5 anni, il nuovo affondo, “se Gianni Chiodi rimane come commissario per la ricostruzione vado via io”.

A maggio 2013 la clamorosa protesta della fascia tricolore, rispedita al Quirinale a Giorgio Napolitano (il capo dello Stato gliel’ha fatta riavere qualche giorno dopo), e dei tricolori ammainati da tutti gli uffici pubblici, con appunto la minaccia di dimissioni.

Infine, nel settembre 2013, dopo nuovi sfaldamenti nella sua coalizione, l’ultimo avvertimento: “Non ho più la maggioranza, se si va avanti così sarà giusto ridare la parola ai cittadini”.

Oggi tutte questi annunci si sono trasformati nuovamente in realtà e stavolta Cialente assicura che non ci sarà ritorno.

E IL ”FATTO” BRUCIA IL SINDACO

Curiosamente, la notizia è stata data in anteprima dal sito del Fatto quotidiano quando il sindaco ancora non aveva fatto una parola sulle dimissioni in conferenza stampa.

“Me ne vado, è giusto così. Ce l’avete fatta, me ne vado per un avviso di garanzia mandato nemmeno a me, ma al mio vice. Pago io per tutti, non è possibile continuare in questo modo. Ogni giorno accuse, sospetti, indagini. Roba che non mi ha mai scalfito, eppure sono io a metterci la faccia, perché tutti mi hanno lasciato solo tra gli interessi di chi vuole far soldi col terremoto e la politica di Roma che non si decide a prendere misure serie per far rivivere L’Aquila. Allora basta, vado via”

Questa la dichiarazione al giornale di Antonio Padellaro, che fa riferimento a un intervista addirittura in edicola domani, quindi già fatta al telefono e scritta. Segno che il sindaco aveva già deciso da un pezzo. Ma il Fatto online ha bruciato l’annuncio di Cialente.

LE REAZIONI

DEL CORVO: “UN’ALTRA CIALENTATA CHE BLOCCHERA’ LA RICOSTRUZIONE”

“Le dimissioni di Cialente? Un’altra ‘cialentata’. Per me doveva rimanere ma commissariare la ricostruzione, gli uffici e i cantieri sono erano già fermi e ora si bloccheranno del tutto”.

Così il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, commenta le dimissioni annunciate dal primo cittadino del capoluogo.

Secondo Del Corvo, “dal punto di vista politico lasciare la città senza guida in questo momento particolare non è una cosa simpatica. Non vorrei fosse una via di fuga per sottrarsi, in ogni caso secondo me sbaglia”.

Parlando della ricostruzione, per il presidente “il sindaco avrebbe dovuto irrobustire l’ufficio speciale con un commissario tecnico, non politico, un rinforzo da chiedere al governo”.

Quanto alla campagna elettorale, per Del Corvo “ora si fa molto più interessante, oltre alle Regionali si voterà a Pescara e nel capoluogo di regione. Stiamo a posto”. (alb.or.)

CHIODI E LEGNINI: “A CALDO NESSUNA DICHIARAZIONE”

Nessuna dichiarazione a caldo da parte di alcuni protagonisti della vita politica regionale e nazionale dopo l’addio annunciato dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

 “Commenterò attraverso una nota, per ora preferisco non dire niente”, la dichiarazione di Giovanni Legnini, esponente abruzzese del governo Letta contestatissimo da Cialente come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

Dello stesso tenore le dichiarazioni, anzi, le non dichiarazioni, del presidente della Regione, Gianni Chiodi, che con il primo cittadino del capoluogo ha avuto spesso scontri sulla ricostruzione: “Non dico nulla, mai dichiarazioni a caldo”. (alb.or.)