L’AQUILA – “L’Aquila non ha un sindaco, né una maggioranza, ma neanche un’opposizione. Ormai è una certezza. Credo che per i dieci anni del 6 aprile, qualcuno dovrà tirare fuori i dati della mia gestione per coprire il nulla assoluto degli ultimi tempi”.

Come sempre non va per il sottile Massimo Cialente, per dieci anni sindaco dell’Aquila, nel giudizio sull’amministrazione di centrodestra guidata da Pierluigi Biondi dopo l’importante Consiglio comunale di ieri saltato, ancora una volta, per mancanza del numero legale, cosa che ha mandato su tutte le furie non soltanto l’opposizione, ma anche più di qualcuno nella maggioranza come Roberto Junior Silveri, giovane capogruppo di Forza Italia, di fatto aprendo l’ennesimo squarcio in seno alla squadra di Biondi.

Una situazione che non sorprende Cialente, il quale non ha mai lesinato critiche alla Giunta nemica, neppure quando quest’ultima era ancora in fase di “rodaggio”.

“Io vedo la città ferma – va giù duro l’ex primo cittadino aquilano – sono passati diciassette mesi e non c’è un progetto, non c’è un’idea, con l’urbanistica ferma per colpa di un assessore, Luigi D’Eramo, che è di fatto super impegnato a Roma da deputato della Lega e non ha mai tempo per occuparsi dell’Aquila”.

“Ci sono decine di delibere che non vengono neanche viste da D’Eramo – continua – il piano regolatore è scomparso, ma non solo quello. È una maggioranza allo scontro totale”.

Secondo Cialente, “Biondi, che non è mai stato fortissimo, si è indebolito definitivamente quando ha tentato di candidarsi alle elezioni regionali. Con l’obiettivo fallito, si è ritrovato totalmente delegittimato”.

“E vedo alcuni ‘vecchi’ della politica come Giorgio De Matteis che giocano a bacchettare – commenta quindi l’ex sindaco sul suo nemico storico – D’altra parte, Giorgio non è mai stato un costruttore, ma un demolitore”. 

“Insomma, a parte l’assessore Emanuele Imprudente che fa pulire qualche strada, nessuno fa niente”, dice ancora Cialente.

Che poi lamenta: “Sui cimiteri era già pronto il bando per spostare delle salme, questi invece ricominciano tutto dall’inizio. Segno di una incapacità assoluta”.

“Vedo Pescara che ha un suo dinamismo – prosegue – mentre L’Aquila è paralizzata e al momento non ha un futuro roseo. E guardiamo cosa succede altrove, per capire che i passi indietro delle città sono frutto delle scelte di chi le guida: Torino poteva rifare le Olimpiadi invernali, ma le ha perse, così come sta perdendo la Tav, e le Olimpiadi le sta prendendo Milano che non ha le montagne”.

“Da noi, nel frattempo, sono sprofondate L’Aquila Calcio e L’Aquila Rugby – conclude Cialente –  E in tutto questo, L’Aquila è letteralmente sparita dall’agenda del governo. Certo, se l’opposizione è questa… Io venivo contestato ferocemente non solo dagli avversari, ma anche dai ‘mie’, vuol dire che erano tutti svegli, che si pensava, che si agiva. Ora sono tutti fermi. Per i dieci anni dal terremoto, per far vedere cosa è stato fatto, andrebbero portati i nostri dati. Dopo c’è il buio assoluto”.