L’AQUILA – In una città che ambiva a diventare capitale europea della cultura e che con la ricostruzione punta a trasformarsi in una città smart, dotata delle migliori tecnologie hi tech e servizi informatici, ci sono consiglieri comunali che hanno una scarsa o addirittura nulla dimestichezza con il computer, non comunicano con le email e per i quali internet è un mondo sconosciuto.
Non è un pettegolezzo in voga tra le congreghe di Sant’Agnese, manifestazione aquilana che celebra la maldicenza.
A fare questa analisi spietata è il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, persona senz’altro informata dei fatti e delle competenze dei suoi consiglieri.
Durante una conferenza stampa dell’Auser, l’associazione per l’invecchiamento attivo, nel corso della quale è stato presentato il programma di corsi tra cui quello di informatica di base, Cialente ha esclamato, nel generale stupore dei presenti, che “di questo corso potrebbero usufruire anche alcuni dei nostri consiglieri comunali che sono, come si dice, analfabeti informatici”.
Di nomi, Cialente non ne ha fatti, ma i principali sospettati sono i consiglieri più avanti con l’età, quelli che in gergo vengono definiti “non nativi digitali”, che si sono formati ai tempi della macchina da scrivere, del telefono con la cornetta e di altre tecnologie oramai vintage.
E da lì non si sono mossi.
Questo deficit di competenze, che dovrebbero essere basilari nel 2016 per un amministratore pubblico, per di più in una città capoluogo di regione impegnata in una complessa ricostruzione post-sismica, resta comunque grave e Cialente non lo nasconde.
“Il problema è emerso – ha raccontato il sindaco – in una riunione di maggioranza di qualche giorno fa. Si rifletteva sul fatto che per scarsità di personale abbiamo difficoltà a tenere aperte le sedi delle delegazioni comunali nelle frazioni, che sono un po’ lo sportello per tanti cittadini lontani dagli uffici del centro. Sarebbe importante dunque poter comunicare e sbrigare pratiche burocratiche via email, direttamente interfacciandosi con il cittadino connesso, ma occorre appunto superare il gap di competenze informatiche che è proprio di tanti cittadini, soprattutto anziani”.
Poi, allargando lo sguardo, anzi, restringendolo, si è finalmente presa coscienza che “il problema riguarda anche parecchi consiglieri, che dovrebbero dare l’esempio per primi, con un aggiornamento professionale”.
Ma poi, ha aggiunto il sindaco, “questo gap andrebbe in qualche modo colmato perché c’è una legge che impone un uso più parsimonioso della carta e noi potremmo ridurne l’utilizzo in misura maggiore se molte comunicazioni avvenissero esclusivamente online. E gli atti da studiare e da approvare, che spesso sono tomi di centiania di pagine, come la legge di bilancio, invece di essere stampati e consegnati a mano, fossero scaricati su pc. A tal proposito il presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti, nell’ultima seduta ha proposto di dotare ciascun consigliere di un ipad”.
Sempre che gli attempati “analfabeti informatici” che siedono sugli scranni di Villa Gioia, siano in grado almeno di accenderlo.
Alla domanda “ma non ritiene tutto ciò molto grave?”, il sindaco ha alzato le braccia e ha risposto: “che volete che dica, siamo rimasti con la vecchissima legge che considera come requisito minimo per poter essere eletto amministratore pubblico la semplice alfabetizzazione. Basta insomma saper leggere e scrivere, perché per votare una delibera la devi capire”.
E infine, ispirandosi ad una famosa canzone di Francesco De Gregori, La leva calcistica della classe ’68, ha concluso precisando che comunque “le persone, compresi i consiglieri, non le giudico dalla capacità di saper usare internet e le nuove tecnologie. Le giudico dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”.





