L’AQUILA – Rischia il crollo la chiesa aquilana di San Marco, a un tiro di schioppo da piazza Duomo, e sono necessari nuovi puntellamenti per 150 mila euro. Ma la committenza chiede di risparmiare quella somma e cominciare alla svelta i lavori di ricostruzione, vicenda che si intreccia con il “duello” con il Comune dell’Aquila in corso per ricostruire la chiesa con i metodi della ricostruzione privata, e sarebbe l’unico caso.
Questo il quadro polemico che si è profilato oggi nel cuore del centro dell’Aquila, quando il segretario regionale per i Beni culturali, Stefano Gizzi, accompagnato dai suoi tecnici e anche da una pattuglia di carabinieri, si è recato sul posto per svolgere un sopralluogo.
Secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, lo stato di danno della chiesa, già notevole, si è molto aggravato sia con il terremoto di Amatrice del 24 agosto, sia con le recenti, forti scosse, l’ultima di magnitudo 6.5, che hanno sconvolto il Centro Italia.
Particolarmente in pericolo c’è la zona dell’abside, ovvero il “retro” della chiesa, ma in generale il “quadro fessurativo”, come si dice in gergo tecnico, è molto aggravato.
Secondo il Mibact, San Marco necessita di una nuova e urgente messa in sicurezza, che è stata valutata in un investimento di circa 150 mila euro. Il segretariato, sempre da quanto appreso, intenderebbe affidarla alla stessa ditta che dovrà occuparsi dei lavori, e ha chiesto un computo metrico che verrà eseguito nei prossimi giorni.
Di tenore opposto il pensiero della committenza, che in questo caso, e solo in questo caso tra gli edifici sacri aquilani, non è la soprintendenza e neanche la Curia, ma specificamente la parrocchia.
I committenti chiedono che, invece, comincino subito i lavori di ricostruzione per 6,5 milioni di euro, dato che, secondo i loro tecnici, non c’è modo migliore di mettere in sicurezza una chiesa che non ripararla con tecnologie che la rendano anche antisismica, piuttosto che spendere nuovi soldi per puntellarla. Lavori che dovrebbero durare 3 anni.
Il duello sulla natura pubblica o privata di questo intervento di ricostruzione è in corso da anni. E se è vero che le nuove norme nel decreto “Enti territoriali” 2015 hanno risolto ogni dilemma in via definitiva, ovvero le chiese sono beni pubblici e vanno ricostruite con gara d’appalto e non con affidamento diretto, in questo caso la battaglia prosegue perché, fa notare la committenza, c’è già un decreto di congruità e il Comune dovrebbe solo inserire la somma in uno dei suoi “elenchi di buoni contributo” pubblicati per sbloccare l’avvio del cantiere.
Una volta ricevuto il via libera da parte della direzione regionale del ministero dei Beni culturali, il Consorzio San Marco ha chiesto il finanziamento di circa 6,5 milioni di euro al Comune; l’ente, però, ha risposto chiedendo lo stralcio di circa 4 milioni per la parte del restauro della chiesa perché la quota deve essere assegnata con un bando pubblico e non con un affidamento privato.
Sulla scorta di una delibera Cipe, la numero 135, l’amministrazione distingue, infatti, diversi canali di ricostruzione: privata quella delle cosiddette parti comuni e della canonica, quale abitazione principale del parroco.
Il Consorzio ha risposto picche, adducendo anche gravi motivazioni tecniche che impedirebbero una ricostruzione omogenea ed efficace. Risultato: bloccato l’intervento pronto a essere cantierabile già da tempo, ma ora la chiesa rischia di venire giù a meno che non si spendano 150 mila euro in più.



