L’AQUILA – In attesa che si trovi un futuro strutturale “che non può che essere produttivo” al centro commerciale mai nato “Sercom” nell’estrema periferia Ovest dell’Aquila, il Comune capoluogo lo utilizza come deposito di puntellamenti da rivendere.

A confessarlo ad AbruzzoWeb è il sindaco, Massimo Cialente, che spiega, “stiamo depositando lì i puntellamenti rimossi dagli edifici dove cominciano i lavori. Saranno gestiti dall’Asm e venduti”.

La motivazione alla base della scelta della mega struttura, 25 mila metri quadrati in un terreno di 140 mila, nota anche come “Basileus”, è presto detta: “Avevamo un disperato bisogno di trovare un deposito per le opere provvisionali, abbiamo già utilizzato diversi spazi e sono tutti pieni – afferma il primo cittadino – Anziché spendere soldi per affittare, stiamo utilizzando questo spazio che è di nostra proprietà”.

Il Comune, infatti, ha definitivamente fatto sua la vasta area e quello che ci è costruito grazie al lavoro dell’ufficio centralizzato espropri, che ha liquidato 13 milioni di euro circa di indennizzo all’ultima società privata che ha ereditato il patrimonio, la Ri.Investimenti 2, chiudendo un’intricata vicenda legale e burocratica che questo giornale ha ricostruito qualche tempo fa.

Quanto al futuro della costruzione, Cialente smentisce sul nascere le voci di realizzazione di un centro di accoglienza per immigrati o comunque di strutture per le persone.

“Non ci sono finestre, metterci le persone non avrebbe senso, sarebbe un campo di concentramento – obietta – Credo a uno sviluppo produttivo, ma finché il governo non emette i giusti provvedimenti non apriranno fabbriche in nessun posto”.

LA TORMENTATA STORIA DELLA “SERCOM”

Il 1° marzo 1999 il Consiglio comunale approva il “Programma per lo sviluppo delle attività ricettive e ricreative”: tra le varie proposte anche quella della società calabrese Sercom Spa per la realizzazione di un complesso polifuzionale a Pagliare di Sassa, un’area destinata in origine dal vecchio Piano regolatore a “zona per attrezzature generali” con un’estensione di 136 mila metri quadrati.

Il 24 giugno successivo l’assemblea ratifica, come previsto dalla legge, l’accordo di programma tra il sindaco e il presidente della Provincia per la variazione urbanistica necessaria. Infine, il 30 novembre sempre del ’99, nello studio del notaio aquilano Battaglia viene stipulata la convenzione tra Comune e Sercom.

Si tratta di un documento che fissa notevoli paletti per la ditta costruttrice, in particolare, agli articoli 10, 13 e 17 si sottolinea più volte la “decadenza dai benefìci” qualora i lavori non vengano ultimati entro il termine assegnato in concessione edilizia.

Una decadenza che, si specifica, “comporterà automaticamente il ripristino dell’originaria destinazione urbanistica” senza possibilità di appello. Ma soprattutto, con la decadenza “le opere eventualmente realizzate verranno acquisite di fatto e di diritto al patrimonio del Comune”.

ARRIVA BASILEUS

Il 12 ottobre 2001 la Sercom esce di scena: presso un notaio bolognese l’area viene infatti acquistata dalla società felsinea Basileus Spa. È proprio quest’ultima che, il 21 dicembre, cede gratuitamente delle porzioni al Comune per la realizzazione di opere di urbanizzazione.

Il 15 novembre 2004 si costituisce una nuova società, Basileus1 Srl, quasi omonima alla Spa che ne è l’unico socio e che conferisce alla nuova entità il ramo d’azienda di quello che viene chiamato “Centro polifunzionale Fontenovo”, che nel bilancio 2004 viene classificato come un “attivo circolante” con rimanenze per 22,3 milioni.

Il 16 maggio 2005 al servizio Commercio comunale viene depositato un subingresso commerciale del nuovo sodalizio nell’ambito dell’autorizzazione rilasciata il 10 febbraio 2003, che quindi si sostituisce in tutto e per tutto alla Spa nella gestione di questa vicenda.

Il 12 ottobre 2005, le quote della Basileus1 Srl e di conseguenza anche il maxicapannone vengono cedute da Basileus Spa alla milanese Tradital Spa per il prezzo di 25 milioni di euro.

LA DECADENZA E LA MANCATA DELIBERAZIONE DEL COMUNE

Il permesso a costruire numero 252 rilasciato alla Sercom contestualmente alla firma della convenzione, lo stesso 30 novembre 1999, dopo una serie di proroghe scade definitivamente il 20 gennaio 2008 senza che la società calabrese e tutte quelle che le sono subentrate abbiano concluso i lavori come previsto, rendendo di fatto valida la decadenza.

Ad accorgersi che i termini sono scaduti e che il Comune capoluogo può riprendersi tutto sono due consiglieri comunali del gruppo Sinistra democratica, Giustino Masciocco e Giuseppe Bernardi, che sfruttano il loro diritto d’iniziativa consiliare e il 2 luglio 2008 stilano una proposta di deliberazione di Consiglio comunale.

“La Sercom e i suoi aventi causa devono ritenersi automaticamente decaduti”, si legge, evocando gli accordi di 9 anni prima mentre il testo propone di deliberare che tutte le opere realizzate in quell’area “vengono acquisite di fatto e di diritto al patrimonio del Comune”.

La proposta di delibera svolge il suo iter: il 3 luglio il segretario generale Stefano Tinari esprime il suo parere “poiché trattasi di materia di competenza del Consiglio”; l’8 luglio anche il dirigente del settore Territorio, Vittorio Fabrizi, dà l’ok “in ordine alla sola regolarità tecnica”, seguito il giorno dopo dal collega dirigente del settore Opere pubbliche, Renato Amorosi.

Sembra un percorso lampo ma qualcosa si intoppa e passa tutta la seconda metà dell’anno senza che si muova foglia. Su sollecitazione del dirigente del settore Economico finanziario Quirino Cervellini, il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, il 2 febbraio 2009 scrive proprio ad Amorosi, chiedendogli di fare in fretta a dare il parere per la “necessità ormai indifferibile” di portarlo in aula. Quattro giorni dopo arriva la risposta, che ricorda che il parere era stato emesso a luglio dell’anno prima.

IL TERREMOTO

Poi arriva il sisma del 6 aprile 2009 e l’attività amministrativa viene assorbita da altre priorità, e con le elezioni amministrative 2012 la proposta decade definitivamente.

Nel 2011 i consiglieri comunali Emanuele Imprudente e Corrado Sciomenta chiedono lumi all’amministrazione sul fatto e il da farsi attraverso un’interrogazione.

Poco prima dello scioglimento del Consiglio, il 21 marzo 2012, con la deliberazione n°59 il Consiglio comunale prende atto della situazione ed emana il “contrarius actus”, costituito dall’accertamento dell’inadempimento agli accordi dei vari proprietari e la pronuncia della conseguente decadenza: una misura contro la quale la proprietà ricorre al Tar.

GLI ULTIMI MESI

In anni recenti si registra un nuovo passaggio di proprietà, dalla Basileus alla Ri.Investimenti 2, poi finita in concordato, e quindi al Credito Lombardo Veneto.

La struttura espropri verifica che su quel terreno esiste una convenzione da molti anni e, una volta acquisito alla Protezione civile, alla proprietà era stata in qualche modo sottratta la necessità di regolarizzare il manufatto.

Di qui l’esigenza di un indennizzo che è stato tarato in circa 17 milioni di euro, ridotti a circa 13 milioni una volta defalcate alcune spese e somme particolari.