L’AQUILA – “Le nostre aule, dopo il sisma del 6 aprile 2009, rappresentano per i giovani aquilani anche un importante luogo di ritrovo”.

A parlare è Bruno Carioti, direttore del Conservatorio di Musica A. Casella del’Aquila, che ha scritto una lettera al ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini, perché “in seguito ai tagli alla scuola molti ragazzi anche validi non possono frequentare la nostra scuola”.

“Quest’anno si è avuto un inaspettato aumento delle richieste di accesso ai corsi (ben 417 domande con un incremento di circa il 45 per cento rispetto allo scorso anno) – scrive Carioti – e, a mio avviso, tale circostanza si è verificata anche in conseguenza della particolarissima situazione nella quale versa il territorio aquilano. Lo studio della musica, e quindi il Conservatorio, è diventato per moltissimi ragazzi, e per le loro famiglie, un modo per affrontare la difficoltà di vivere all’ Aquila in questo difficile momento. Il Conservatorio è diventato per loro anche un luogo di aggregazione sociale nel quale i ragazzi trascorrono le loro giornate studiando, incontrandosi e coltivando la loro passione per la musica”.

È soprattutto questo che ha spinto Carioti a scrivere alla Gelmini, il bisogno di aggregazione, perché, dice “molti punti di ritrovo sono stati distrutti dal terremoto”.

 “I tagli operati sia al Fondo d’Istituto sia ai finanziamenti ministeriali (oltre il 50 per cento) – prosegue Carioti nella lettera – ci impediscono di soddisfare la pressante richiesta che ci viene dal territorio e saremo costretti a dire di no, per mancanza di fondi, alla maggior parte dei ragazzi che si sono rivolti a noi sperando di poter accedere ai nostri corsi”.

“Mi rivolgo a Lei, Signor Ministro – si legge nella lettera – per chiederle uno specifico aiuto economico finalizzato all’attivazione di corsi straordinari per poter soddisfare la pressante richiesta di musica che viene da questo territorio devastato, territorio da sempre caratterizzato da una particolare attenzione verso la cultura musicale che, all’indomani del sisma, si sta trasformando in un bisogno primario”.

“La cultura può contribuire a salvare la città e a farla rinascere – dice il direttore – e spero che la Gelmini voglia comprendere la nostra difficile situazione e aiutare le nostre strutture”.