L’AQUILA – “Convergenze parallele” tra le due principali città d’Abruzzo, divise da decenni da una lotta sfiorata anche in episodi violenti, e ora invece alla ricerca dell’approvazione a braccetto di due provvedimenti-chiave: la legge sull’Aquila capoluogo e la legge sulla Nuova Pescara.
Le due proposte normative sono nate con tempi e modi differenti: dalla campagna elettorale nelle zone interne di Luciano D’Alfonso la prima, dal referendum popolare del 25 maggio 2014 con il 64% di sì la seconda.
In questi giorni incroceranno i loro destini nelle commissioni del Consiglio regionale, in particolare la prima (Bilancio) per l’indispensabile parere economico, e la seconda (Territorio) per competenza.
La strategia che si va profilando è quella di un percorso di pari passo, per arrivare all’approvazione di entrambe nella stessa seduta a palazzo dell’Emiciclo.
A stretto giro, se si farà a tempo, oppure all’inizio del 2016, una volta sfangata la sessione di bilancio. Tutto questo, naturalmente, salvo imprevisti.
“Si tende a far fare un percorso parallelo – conferma Pierpaolo Pietrucci, consigliere dem aquilano presidente della seconda – In una logica da abruzzese e non campanilista, si sa che L’Aquila ha delle esigenze così come Pescara”.
“In tutte le Regioni si stanno prevedendo delle leggi con misure per ribadire la centricità dei capoluoghi – rileva – vedi Ancona e Bologna per non dire di Roma Capitale. Per la città metropolitana c’è invece la spinta di un referendum che vuole l’unione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore”.
I vantaggi, con il sì in aula, ci sarebbero per tutti: tra i maggiori, 900 mila euro in più all’anno per L’Aquila in aggiunta ai trasferimenti regionali dal bollo auto, deroghe per 3 anni al patto di stabilità per il nuovo maxi-Comune.




