L’AQUILA – Da oggi il progetto L’Aquila Capitale europea della Cultura ha una sede.

Il ‘cervello’ della promozione della candidatura in vista del 2019 sarà il Palazzetto dei Nobili, luogo simbolo della cultura aquilana che proprio questa mattina ha riaperto i battenti dal 6 aprile di quasi quattro anni fa.

Proprio qui, nel pomeriggio si oggi, si è svolto un convegno dal titolo “Il futuro viene da lontano” per la presentazione del progetto preliminare, alla presenza di numerosi rappresentanti della Provincia dell’Aquila, che ha già aderito con una delibera unanime del Consiglio, e rappresentanti della Regione.

“Un fatto importante – ha spiegato l’assessore comunale alla Cultura Stefania Pezzopane – visto che la Regione, dopo un iniziale interessamento, ha poi temporeggiato, mentre oggi è presente all’incontro”.

Proprio da qualche giorno il Ministero per i Beni e le attività culturali ha pubblicato il bando: ora per 10 mesi si lavorerà incessantemente per perfezionare la candidatura dell’Aquila, che concorrerà con altre 15 città italiane per accaparrarsi il titolo.

“In questi 10 mesi – ha spiegato l’assessore – verrà istituito un comitato e si lavorerà insieme a tutte le istituzioni che dovranno aderire formalmente. Stiamo lavorando anche con le scuole, vogliamo coinvolgere circa mille giovani in questo progetto”.

Dopo presentazione candidatura, inizierà la fase di preselezione da parte di una commissione mista, formata da rappresentanti dell’Unione europea e del Ministero. Nel 2015si saprà quale città, tra la ‘vincitrice’ tra le italiane e la concorrente della Bulgaria, diventerà Capitale della Cultura.

“Stiamo creando una rete con le altre città candidate – ha sottolineato – per realizzare le iniziative possibili, a prescindere da quale sarà la nominata”.

Presenti all’incontro, anche il coordinatore della candidatura Errico Centofanti, il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, il vice presidente del Consiglio regionale Giovanni D’Amico, e la preside della Facoltà di Scienze dell’Università dell’Aquila Paola Inverardi. Elisa Marulli