L’AQUILA – Il caos e la preoccupazione tra i cittadini relativo alla proliferazione indiscriminata di casette in legno il coordinatore comunale dell’Mpa, Corrado Ruggeri, lancia accuse precise all’Amministrazione comunale affermando: “È un’altra Cialentata”.
Nel giugno 2009, a soli due mesi dal terremoto, il consigliere comunale Emanuele Imprudente presentò un emendamento in Consiglio comunale, poi bocciato, con il quale si chiedeva al Comune di definire le aree su cui costruire i manufatti in legno in ossequio della delibera 57, fissando una serie di regole e paletti per la realizzazione delle strutture.
“Onde evitare qualsiasi speculazione edilizia, – scriveva Imprudente nell’emendaento – risolvendo nel contempo la problematica su descritta, eventuali autorizzazioni devono essere vincolate alle seguenti prescrizioni: la struttura dovrà essere in legno e con altezza massima alla gronda di metri 3.00 (quindi un solo piano); non potrà avere una superficie superiore a 120 metri quadrati oltre ad una pertinenza (garage) non superiore ad un terzo della superficie dell’abitazione; non potrà essere rivenduta prima di un periodo di 30 anni; non potrà essere data in affitto per nessun motivo per un periodo di 30 anni; non potrà rimanere inabitata; potrà essere occupata solo dal titolare della concessione o dagli eredi diretti; tutte le opere di urbanizzazione sono a carico dei richiedenti”.
Proposte bocciate dalla maggioranza che vennero rilanciate in una lettera che lo stesso Ruggeri scrisse al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, in cui aggiungeva che l’area messa a disposizione dal Comune sarebbe stata rimborsata all’Ente in canoni trentennali, (in questo modo il Comune sarebbe stato garantito sull’impossibilità rivendere l’immobile prima di tale periodo) e che allo scadere dei 30 anni sarebbe stato possibile il riscatto.
Una serie di misure per prevenire la costruzione di manufatti in legno non autorizzati e sui quali, inevitabilmente, l’Amministrazione comunale (questa o, più verosimilmente, quella che uscirà dalle amministrative 2012) dovrà decidere: il sindaco Cialente nelle scorse settimane aveva dichiarato che i manufatti abusivi dovranno essere smantellati con spese a carico degli stessi proprietari che hanno pagato le spese per la costruzione.
E la soluzione non si annuncia semplice se, stando alle stime dell’Ente, solo all’Aquila sono 800 i manufatti abusivi in legno, circa 4000 nell’intero cratere.
CENTINAIA DI ABUSI RILEVATI DAL COMUNE
Sono circa 800 i manufatti abusivi in legno costruiti nel post terremoto nel territorio del Comune dell’Aquila.
Il dato è riportato questa mattina sul quotidiano Il Messaggero, in cui viene specificato come 400 siano localizzate nel territorio della città capoluogo, 250 nella frazione di Paganica e altre 200 sparse nelle aree delle frazioni di Bagno, Monticchio e Pianola.
Nelle scorse settimane Prefettura, Forze dell’Ordine e Comune hanno concordato una serie di azioni per monitorare la situazione relative alle casette di legno abusive, realizzati in violazione della delibera comunale numero 57 e che, pertanto, dovrebbero essere demolite una volta che ai proprietari verrà contestata l’irregolarità dell’immobile.
Nel post terremoto, per consentire una rapida soluzione al fabbisogno di abitazioni, fu consentito di costruire casette in legno che, però, hanno poi iniziato a spuntare come funghi in maniera indiscriminata: nell’intero cratere sono circa 4 mila le realizzazioni abusive stimate; saranno i rilievi fotogrammatici dall’alto, realizzati attraverso il confronto delle immagini dall’alto pre e post sisma 2009 a stanare gli abusivi.
Al contempo verranno censite le 1.046 abitazioni costruite secondo i dettami stabiliti dalla delibera, ormai ritirata, 57.
Sulla vicenda in città nei mesi scorsi si è acceso un dibattito rovente, con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che senza mezzi termini aveva dichiarato: “Le abitazioni abusive dovranno sparire. Chi non ha rispettato le n orme sarà denunciato alla Procura della Repubblica. Abbiamo avuto 80 segnalazioni, ma i casi di abusivismo edilizio sono presumibilmente centinaia. Non abbiamo numeri certi sugli edifici non in regola ma dal confronto cartografico per gli abusivi non ci sarà scampo”.
In replica a queste affermazioni il Pdl cittadino aveva diffuso una nota in cui si sottolineava criticava “la guerra santa” contro gli abusivi intrapresa dal primo cittadino, aggiungendo: “Il problema casette, abusive e non, deve essere affrontato in maniera organica e senza spettacolarizzazioni di sorta perché, se è indubitabile che dietro alcune di esse potrebbero celarsi speculazioni, è pur vero che, per alcuni cittadini rappresentano l’unico rifugio possibile”.
Critiche erano giunte anche da Roberto Tinari della Dca: “Fare di tutta l’erba un fascio, chiedendo la rimozione di queste abitazioni abusive, è un’iniziativa generica e penalizzante per la gran parte dei nostri concittadini. Si guardi bene dove e in che modo sono stati realizzati questi manufatti – propone i consigliere – e si permetta ai proprietari di mantenerli se le regole sono state o possono ancora essere rispettate”.
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