L’AQUILA – Lo avevano annunciato e lo hanno fatto. I genitori degli studenti del New Campus di Preturo (L’Aquila), che ha chiuso i battenti all’improvviso lo scorso ottobre, hanno deciso di dare il via a un’azione collettiva per rivendicare il loro diritto a riavere indietro i soldi per la caparra, versati alla società che gestisce il complesso e mai avuti indietro.

Sono in sei, finora, a essersi rivolti all’avvocato di Teramo Vanessa Di Francesco, che si è messa a disposizione per raccogliere le istanze di genitori e studenti e portarle avanti, fino a ottenere al rimborso di quei soldi versati (circa 500/600 euro) da ciascuno dei 300 studenti che hanno alloggiato nella struttura fino allo scorso anno.

Per il momento il legale vuole aprire una fase interlocutoria con la F.B. gestioni immobiliari di Fabrizio Bucciolini che gestisce il New Campus. Se poi non dovessero esserci risultati, si darà il via a una class action.

“La nostra intenzione è di aprire un discorso con la società, per poter risolvere la questione con una transazione stragiudiziale – spiega – Se ci verranno messe nero su bianco spiegazioni valide, possiamo anche attendere. Ma se non sarà così, andremo avanti con le vie legali”.

A spingere i genitori degli studenti a muoversi collettivamente è l’esasperazione per questi mesi passati ad attendere i soldi della caparra, tra continui rinvii e promesse da parte della gestione.

Proprio un genitore di uno studente di Chieti, qualche tempo fa ha raccontato a questo giornale di aver contattato più volte la F.B. gestioni immobiliari alla segreteria del Campus, dove personale addetto ha sempre risposto di attendere gennaio, quando sarebbero arrivate le bollette del gas per il conteggio esatto delle spese. A distanza di tempo, però, ancora non viene rimborsato nulla.

Il referente della stessa società ha in seguito dichiarato ad AbruzzoWeb che i pagamenti dovrebbero essere avviati a fine mese. Ma i genitori sono stanchi e alle promesse sembrano non credere più.

“Si sono rivolti a me perché esasperati da questa situazione – spiega l’avvocato – Gli annunci di pagamento vanno avanti da giugno. Non è possibile che passi tutto questo tempo, le caparre vanno restituite non appena viene rescisso il contratto. Gli alloggi sono stati lasciati in buone condizioni, non ci sono danni, quindi non c’è nessun motivo per non dare indietro questi soldi. Vogliamo che ci sia messa per iscritto dai gestori una spiegazione valida”.

Intanto si fanno sempre più insistenti le voci della vendita di una parte del complesso a un fondo immobiliare, probabilmente straniero, da parte della F.B., che invece attraverso il suo referente ha comunicato l’intenzione di riaprire per il nuovo anno accademico.

Sulla chiusura del campus universitario molto probabilmente pesa il maxi contenzioso da circa 6 milioni di euro tra la stessa società che gestisce il complesso e i 44 fornitori che hanno eseguito i lavori di costruzione.

A denunciarlo a questo giornale è stato proprio uno dei fornitori che, a distanza di quattro anni, attendono ancora di essere pagati, accanto ad alcune ditte che invece hanno già raggiunto degli accordi con la F.B.  Gestioni immobiliari.

A caratterizzare la realizzazione del campus c’è anche un percorso autorizzativo con parecchi punti oscuri, a partire dal fatto che l’area su cui sorge ricade nei Peep (piani per l’edilizia economica e popolare), cioè destinata a ospitare case popolari.

Chiunque volesse contattare l’avvocato Di Francesco può scrivere una e-mail all’indirizzo [email protected].