L’AQUILA – “Non capisco questa aggressione dei tifosi. Chiunque li stia strumentalizzando li utilizza per far fare brutta figura a noi, per toglierci la passione dell’Aquila Calcio e non per fare il bene della società”.
Questo lo sfogo ad AbruzzoWeb del vice presidente dell’Aquila Calcio, il costruttore Massimo Mancini, nelle ultime settimane oggetto di contestazione da parte del tifo organizzato, con striscioni e cori critici allo stadio e fuori, assieme al presidente, il collega Corrado Chiodi.
Un Mancini che vede una “regia” occulta nella contestazione e che dice di essere pronto anche a regalare la società, “purché ci sia qualcuno che paga tutti gli stipendi, non uno soltanto”.
Altrettanto schietta la risposta ai tifosi che vogliono avere contezza della situazione debitoria: “I bilanci sono pubblici, per il resto io non ho padroni e non faccio rapporti”.
Mancini si dice invece certo che L’Aquila conquisterà la salvezza sul campo “anche perché gioca a calcio palla al piede, è la prima volta che lo vedo” e che non arriveranno stangate dal coinvolgimento del suo ex responsabile dell’area tecnica, Ercole Di Nicola, nello scandalo delle partite comprate e vendute per il calcioscommesse, “il nostro avvocato è uno dei migliori e ci ha detto che non meritiamo penalità”.
E proprio dall’uscita di scena dopo 7 anni di Di Nicola, padre-padrone del calciomercato e non solo, è cominciata una riorganizzazione che secondo Mancini “ci porterà lontano, perché non serve pompare 3 milioni di euro ogni anno, ma si deve crescere dal basso”.
Come si sente alla luce della contestazione in corso?
Abbiamo la coscienza a posto perché stiamo costruendo una società che negli ultimi anni non si era mai organizzata. C’erano spese poco sostenibili per un campionato di Lega Pro con un pubblico scarso, pochissime entrate. Partiamo dal basso, riportando le giovanili in città. Ieri Simone Perrotta, vice presidente del settore Giovanile della Figc, è rimasto impressionato dalla nostra organizzazione, così pulita e regolare. Crediamo che il calcio vada fatto così come lo vediamo noi, con passi adeguati e non più lunghi della gamba. La società potrà crescere solo se cresce dal basso, non piombata dall’alto.
C’è poco da crescere, però, con un pubblico così scarso.
Dico solo che la Spal fa 7 mila paganti a partita, con due partite fanno i 15 mila che facciamo noi in un intero campionato. Forse non meritiamo la Lega Pro, visto il pubblico.
Da dove nasce questa rivolta contro di voi?
Questo è il problema. Anche perché se andiamo via io e Chiodi ci vorrà qualcuno che sostenga la società. Lo stadio vuoto lo pagano i soci, ci vuole qualcuno che paghi 5 mila biglietti a domenica.
Una specifica contestazione dice che i soldi si trovano se, grazie al pallone, ci si accaparra i lavori di ricostruzione…
Se gestire la società di calcio fosse l’uovo di Colombo per lavorare nella ricostruzione post-sisma dell’Aquila, i grandi gruppi nazionali se la sarebbero comprata al volo. Invece è pessimo come affare, per noi è solo una passione, nient’altro. Ora stanno cercando di togliercela. Ma non ci sono alternative, non c’è nessun matto che venga qui a pagare al posto nostro.
Lei ci vede una regia?
C’è una regia sicuramente, e la reazione della tribuna alle contestazioni dei tifosi è stata esaustiva, c’è stata una bordata di proteste contro chi ci mandava al diavolo, la tribuna si è rivoltata. La protesta riguarda una piccola parte del pubblico, peccato che sia quella a cui teniamo, ovvero gli ultrà, ma a questo punto forse loro non tengono all’Aquila.
Una regia di qualcuno che vuole prendere la società ai saldi?
Il problema non è comprare la società a poco, ma avere i soldi per mandarla avanti. Se io lascio la società, gli stipendi dovrebbe pagarli un altro. Se c’è qualcuno che lo fa la cedo gratis, l’importante è che sia uno che li paga tutti, i compensi, altrimenti si retrocede automaticamente. Andare via per me sarebbe un fallimento, ma sarebbe un risparmio.
A oggi, vorrebbe mollare?
Il calcio è diventato uno degli impegni più grossi della mia azienda, e i ritorni non ci sono, ho solamente costi. Ma se devo avere come “ritorno” anche una cattiva immagine, non ha più senso continuare. Striscioni che recitano “Chiodi e Mancini andatevene”, affissi sia in centro che allo stadio, dimostrano che quello che stiamo facendo non serve a niente.
I tifosi hanno chiesto chiarezza sulla situazione debitoria.
Devo fare rapporto ai tifosi? Sono abituato a farmi fare i rapporti, non a farli, a nessuno. In genere il padrone non va a fare rapporti. È nella regola, faccio l’imprenditore e questo è il mio stile. Se vogliono consultare i bilanci, sono pubblici. Ma io non ho padroni. Forse è un modo brutale di dire le cose ma sono fatto così.
Ma in definitiva bisogna preoccuparsi per i debiti o no?
C’è da preoccuparsi solo se ci fanno disamorare dell’Aquila, e questo è quello che stanno facendo. Il vero guaio è che stanno demotivando i soci.
I risultati altalenanti sul campo le danno da pensare? Si riuscirà a centrare almeno la salvezza?
Mantenere la categoria è l’obiettivo che ci siamo posti quest’anno, poi crescendo si vedrà. Giochiamo palla al piede, senza cross lunghi, è la metafora che mi viene in mente per la crescita della società. Ci vogliono solo un po’ di passaggi, ma arriveremo in gol.
Ma le piace in campo la squadra di mister Carlo Perrone?
L’Aquila gioca a calcio, mi diverte vederla, si gioca palla al piede e non si era mai visto. I risultati sono sicuro che verranno.
E le future penalizzazioni per lo scandalo calcioscommesse? Potrebbero condannare alla retrocessione?
Abbiamo scelto il migliore avvocato possibile, non stiamo sbagliando niente. Flavia Tortorella ci dice che non meritiamo queste penalizzazioni e combatterà per farcele togliere e non farci correre alcun rischio. La Lega Pro è commissariata e può finire in mano ai poteri forti del calcio, questo è da combattere e L’Aquila sta contando molto in Italia. Ci distinguiamo e siamo tra i più combattivi, facciamo parte della elite.
Si è notato che la sua azienda e quella di Chiodi non presentano più offerte congiunte in alcuni appalti di ricostruzione, ci sono problemi tra voi?
Assolutamente no, siamo colleghi e lo stimo tantissimo. Non c’è alcun problema, anzi, c’è una visione comune. Quest’anno c’è stata una riorganizzazione con tutte figure nuove. Io e lui siamo impegnati in egual misura nell’Aquila Calcio, versando la stessa somma, e sono cifre significative. La minima di un socio sono 100 mila euro. Quello che verso io invece vedetelo dai bilanci.






