L’AQUILA – Si è rivista una tifoseria che quando c’è da far vedere quanto è bella non si tira mai indietro.

Si è rivista una curva all’altezza della storia dell’Aquila Calcio.

Una storia di cocenti delusioni ma con un pubblico che in tempi non lontani riempiva gli spalti in casa e ‘away’, come dicono gli inglesi, fregandosene dei guai, delle cadute agli inferi e delle durissime risalite verso una luce migliore.

L’Aquila-Chieti finisce 2-0, il primo match di un derby valido per le semifinali play-off di Seconda divisione, e la curva aquilana ‘gemellata’ con i cugini teatini si riprende un pezzetto di quella gloria smarrita nella psichedelica e sportivamente drammatica semifinale di ritorno contro il Prato del maggio 2011, finita al minuto 98 con un gol decisivo dei toscani mentre gli aquilani erano ancora impegnati a festeggiare la rete (da finale) di un minuto prima.

Tra fumogeni da trincea e cori a squarciagola, tra fischi di paura e canzoni in progressione via via che L’Aquila si faceva sotto per raddoppiare, la curva rossoblù si è imposta alla vecchia maniera, con uno striscione orgogliooso (“Tra lo sventolio delle bandiere e il boato dei cori si alzano i nostri colori”) e tanta, tantissima voglia di rinascere, di ritornare a vivere L’Aquila e il calcio dei tempi duri ma d’oro.

E chi se ne frega se qualcuno della zona ha preferito dare supporto all’aquilano con la maglia teatina addosso, Lorenzo Del Pinto.

Sul campo ha vinto la padrona di casa. Con merito.

Concludiamo. Oggi, per quasi due ore, anziani e giovani del tifo calcistico del capoluogo abruzzese hanno vissuto come se nulla fosse successo la notte del 6 aprile 2009.

Il terremoto, quello buono, s’è fatto sentire in curva sud.

Qui si rifà L’Aquila o si muore. Nell’attesa, si pensa alla trasferta di Chieti di domenica prossima. Sarà tostissima.