L’AQUILA – Scoppia la guerra nell’Aquila Calcio e il club rossoblù lava i panni sporchi in pubblico con un botta e risposta tra l’allenatore, Massimo Morgia, e l’amministratore unico, Antonio Ranucci, portato alla luce con una discutibile scelta di comunicazione a colpi di note stampa diffuse ai media.

Una evitabilissima resa dei conti sulla pubblica piazza che rende ancora più difficile il momento dei rossoblù, impegnati nella rincorsa al vertice della classifica del girone G di serie D, con l’ultimo scontro diretto pareggiato 1-1 con la capolista Arzachena che ha vanificato l’impresa di battere il forte Rieti il mercoledì precedente nel recupero della partita sospesa per neve qualche settimana fa.

Nel primo comunicato, l’allenatore Morgia ha svelato di essersi dimesso martedì scorso dopo un “diverbio alquanto acceso con l’amministratore Antonio Ranucci”, contestando anche il direttore generale Fabio Aureli, ma annuncia di avere poi “deciso di continuare il nostro progetto, innanzitutto per senso di responsabilità nei confronti di una città che mi ha accolto e sempre sostenuto, della famiglia Chiodi che mi ha sempre supportato e sopportato, dei calciatori e di tutti i collaboratori”.

Ranucci, dal canto suo, qualche minuto più tardi ha staffilato il tecnico ricordando che “l’Italia è il paese delle dimissioni minacciate e mai date”, svelando di averle date anch’egli in gran segreto, ma sono state respinte, parlando di una “società dilaniata sotto ogni punto di vista” dove “a volte in cassa non ci sono le risorse neppure per le più elementari necessità e il sottoscritto e il direttore generale non esitano a frugare nelle loro proprie e personali tasche, per non dire di qualche firmetta bancaria…”.

Su Morgia, Ranucci riconosce che “la conduzione tecnica di questa società è sicuramente eccellente” ma “dopo 40 anni di calcio, forse anche in certe circostanze a un certo livello, una mezza idea di come funziona il giochino me la sono fatta” e rivendica il suo ruolo, quello di “curare e difendere gli interessi della proprietà” anche quando quest’ultima “è in palese difficoltà”.

Insomma un ginepraio che cela sicuramente qualcos’altro di non detto e getta una nuova ombra, come se ce ne fosse bisogno, sulla stagione e sul futuro rossoblù.

In questo scenario, del tutto fuori contesto e ancora più evitabile la citazione, fatta da Ranucci che pure lo ha conosciuto bene, di una figura gloriosa e pulita del calcio aquilano come quella dell’allenatore Guido Attardi.

I suoi erano altri tempi, altro stile e altro calcio. Meglio tenerlo fuori da beghe di simile livello

Alla fine si sono aggiunti anche i calciatori del club, con un terzo comunicato che invita a spegnere le polemiche e a concentrarsi tutti uniti sulle prossime 12 partite per provare a vincere il campionato. Alberto Orsini

LA NOTA DELL’ALLENATORE MORGIA

“Nel mese di luglio, nell’accettare l’incarico di allenatore dell’Aquila Calcio 1927, posi come condizione primaria e fondamentale la possibilità di poter giocare e allenarmi nel nuovo impianto Gran Sasso d’Italia Italo Acconcia insieme alla formazione Juniores. Inoltre, chiesi che i rimborsi fossero pagati con puntualità e precisione. La gestione delle normali e comuni difficoltà, a giudizio di chi scrive, deve essere gestita con chiarezza e trasparenza e soprattutto con unità di intenti. Visto che le aspettative della dirigenza, dell’intera piazza e mie personali sono notevolmente cresciute esorto tutte le componenti a non tralasciare i più piccoli particolari, né formali e soprattutto sostanziali perché il fare o perdere anche un solo punto potrebbe fare la differenza tra vincere e perdere un campionato. Ricordo che i punti non li fanno solo i giocatori e i tecnici, ma ognuno nel suo ruolo specifico. L’aspetto che comunque incide maggiormente è la capacità di mantenere serenità ed entusiasmo nell’ intero ambiente, cosa che purtroppo per scarsa sensibilità di qualcuno troppe volte è venuta meno”.

Questi sono alcuni stralci della mia relazione presentata alla società in data 28 dicembre, cioè alla fine del girone di andata.

Sono questi gli argomenti che mi hanno portato più volte in contrasto con i responsabili di quell’area che gestisce la parte finanziaria nonché quella logistica e organizzativa, nella programmazione, cioè, di trasferte, materiali e attrezzature per l’allenamento, area di competenza dell’amministratore unico, Angelo Antonio Ranucci, e del direttore generale, Fabio Aureli.

Martedì, perciò, il diverbio alquanto acceso con l’amministratore Ranucci verteva non su questioni tecniche o personali, ma su fatti su cui già ampiamente discusso in precedenza che riguardavano non la singola persona, ma staff e collaboratori.

Per queste ragioni e per l’animosità del diverbio ho comunicato al presidente sig. Corrado Chiodi la volontà di dimettermi dall’incarico insieme ai miei collaboratori Coppola, Toschi, Porracchio e Greco.

Detto questo e dopo un colloquio con il presidente Chiodi abbiamo deciso, però, di continuare il nostro progetto, innanzitutto per senso di responsabilità nei confronti di una città che mi ha accolto e sempre sostenuto, della famiglia Chiodi che mi ha sempre supportato e sopportato, dei calciatori e di tutti i collaboratori che quotidianamente lavorano e lottano per una idea e per quell’idea combatteremo e lotteremo fino alla fine. Forza L’Aquila!

Massimo Morgia – allenatore L’Aquila Calcio

LA NOTA DELL’AMMINISTRATORE RANUCCI

È il mio 4° campionato, sia pure in epoche diverse, qua all’Aquila; non ho mai rilasciato una sola intervista perché preferisco il lavoro oscuro dietro le quinte e in questa occasione, visto che qualcuno mi ha tirato in ballo, mi limito ad affidarmi a un comunicato stampa.

Sono tornato all’Aquila con molto entusiasmo, lasciando tra l’altro e poco elegantemente dalla mattina alla sera un altro incarico sempre in ambito calcistico che avevo, ma ho purtroppo ritrovato dopo tre anni di assenza una società dilaniata sotto ogni punto di vista.

Ho, forse incoscientemente, avuto coraggio, ho assunto la carica di amministratore unico e ho affrontato ogni giorno difficoltà economiche indicibili di ogni genere e tipo, assumendomi insieme al direttore generale, professionista del quale questa società deve solo che andare fiera quanto meno per attaccamento e passione, responsabilità che andavano sicuramente oltre quelle del ruolo ricoperto.

Ora, dopo quasi due anni, grazie a una proprietà seria disponibile e responsabile, si può orgogliosamente affermare che L’Aquila Calcio non è più una vettura fuori controllo che sbanda paurosamente, bensì un sodalizio che si è dato una struttura e fisionomia e che, pur tra innegabili e persistenti enormi difficoltà, a volte in cassa non ci sono le risorse neppure per le più elementari necessità e il sottoscritto e il direttore generale non esitano a frugare nelle loro proprie e personali tasche, per non dire di qualche firmetta bancaria, e questo per non assillare troppo i soci il cui generoso e costante sostegno ha comunque consentito di imboccare una via ora ben tracciata, anche se ancora lunga, che porterà di certo a un risanamento societario.

Non mi occupo di questioni tecniche, ma ho una grande passione per la squadra, non mi perdo una sola partita sia dentro che fuori, sono addirittura andato a Sassari prima di Natale per mio conto e febbricitante prendendo l’aereo la stessa domenica mattina, ho gioito per la vittoria e così farò anche domenica prossima per Lanusei.

Non so cosa darei per vincere questo campionato oltre che per rispetto del corposissimo e quasi insostenibile investimento affrontato anche perché sono certo che la Lega Pro faciliterebbe l’opera di risanamento per la quale spesso sono anche costretto a mostrare… i muscoli. Ho letto da qualche parte di “campane a morte” ma per favore…

Al fischio finale della partita con il Rieti tanta era la tensione personale che avevo accumulato che stavo per sentirmi male! La conduzione tecnica di questa società è sicuramente eccellente, ma dopo 40 anni di calcio, forse anche in certe circostanze a un certo livello, una mezza idea di come funziona il giochino me la sono fatta

Ognuno deve sapere interpretare il proprio ruolo e quello dell’amministratore è di curare e difendere gli interessi della proprietà anche quando questa, pur a fronte di investimenti onerosissimi e che consentono comunque a L’Aquila Calcio una gestione giornaliera accettabile, è in palese difficoltà.

Una piccola chiosa l’Italia è il paese delle dimissioni minacciate e mai date, il sottoscritto all’assemblea dei soci del 28/12/2016 tra i punti all’ordine del giorno indicò chiaramente dimissioni dell’amministratore, senza però fare proclami o rendere pubblica la cosa.

Furono respinte e l’affetto dimostrato dai soci in quella occasione mi indusse, e forse ancora una volta incoscientemente, a ritirarle.

A mio avviso, se vogliamo veramente risanare L’Aquila Calcio e se a questa vogliamo veramente tutti bene, i sacrifici devono farli ognuno di noi.

Come diceva il compianto Guido Attardi, “ju Padreterno ci ha fatto due mani, una per prendere e l’altra per dare, e bisogna saperle entrambe usare contemporaneamente”.

Un abbraccio a tutti.

Avv. Angelo Antonio Ranucci

LA NOTA DEI GIOCATORI

Ci scusiamo per il terzo comunicato della giornata (e della rottura di scatole) ma era doveroso, come calciatori, esprimere il nostro pensiero.

Come dice sempre mister Morgia questa “maglia” ha un peso specifico diverso dalle altre; la terra e la gente che rappresenta richiede grande consapevolezza ed una maggiore assunzione di responsabilità affinchè noi possiamo esserne degni.

Proprio per questo ci teniamo a dire alla nostra gente che nulla e nessuno potrà impedirci di lottare per raggiungere un obiettivo al quale crediamo fortemente.

Ringraziamo la proprietà e in particolare il presidente Corrado Chiodi per il sostegno e la vicinanza quotidiana nei nostri confronti, oltre che per la profusione di grandi sforzi ed energie.

Condividiamo la filosofia di vita e di calcio del nostro mister al fianco del quale saremo sempre schierati, spalla a spalla fino alla fine.

12 contese, 12 finali per raggiungere un sogno: non più chiacchiere ma solo lavoro, sacrificio e senso di appartenenza.

Tutti uniti, tutti fieri, fino alla fine. Fino alla vittoria.