L’AQUILA – Attimi di tensione, urla e suoni di trombe da stadio oggi pomeriggio al dipartimento di Economia all’Aquila, dove un folto gruppo di rappresentanti del comitato Difesa risparmiatori di Banca Etruria di Pizzoli  ha contestato duramente il viceministro all’Economia e Finanze Enrico Zanetti, arrivato in città per partecipare al convegno Legalità, prevenzione della corruzione, e giurisdizionalizzazione. 

Momenti difficili arginati dal cordone di sicurezza delle forze dell’ordine intervenute per sedare gli animi dei risparmiatori aquilani esasperati, che hanno provato a parlare personalmente con il vice ministro, dopo l’approvazione nei giorni scorsi del decreto che stabilisce le norme sui rimborsi per gli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti, che a novembre scorso hanno perso tutto con il decreto salva banche. 

“Lo abbiamo bloccato all’ingresso prima che entrasse ed è sceso dalla macchina per parlare con noi – afferma il presidente del comitato Domenico Ioannucci – Ci sono stati attimi di grande tensione, le persone sono esasperate e ci sono state urla e forti contestazioni”. 

“Abbiamo cercato di spiegargli che un reddito lordo quantificato in meno di 35mila euro ai fini Irpef, o un patrimonio mobiliare di valore inferiore a 100mila euro che sono le condizioni per evitare l’arbitrato, lasciano fuori una grande fetta di risparmiatori – spiega Amedeo Gregori –  Zanetti ha difeso le posizioni del governo senza rendersi conto che quando di tocca il risparmio delle persone le questioni vanno affrontate con sensibilità”. 

Il vice ministro aveva già incontrato i risparmiatori in occasione della sua visita all’Aquila dello scorso 16 aprile.

“Si è trincerato dietro le scelte del governo e ha negato di averci detto la scorsa volta  che all’arbitrato sarebbero andati in pochi – aggiunge – Invece ci andranno in tantissimi e c’è di mezzo il destino di tante famiglie”. 

La scorsa settimana  i correntisti di banca Etruria di Pizzoli si sono resi protagonisti di un’altra clamorosa protesta, occupando la filiale di Pizzoli e lanciando l’operazione “Bank run”, “via dalla banca” che li ha visti ritirare i risparmi depositati presso l’istituto di credito toscano e presso tutte le altre banche per trasferirli all’estero. (m.gal)