L’AQUILA – “Di Benedetto può stare tranquillo: il Partito democratico non ha alcuna volontà egemonica, ma si sente soggetto tra gli altri chiamato appunto alla costruzione di un’alternativa forte e compatta al centrodestra di Pierluigi Biondi che sta mettendo in ginocchio la città, compromettendone il futuro”.
Dopo l’intervento dell’ex consigliere regionale Americo Di Benedetto, leader del movimento Il Passo possibile, seconda puntata dell’incipiente dibattito sollecitato da Abruzzoweb sugli scenari in vista delle elezioni comunali del 2027 all’Aquila, nel campo avverso al centrodestra di Pierluigi Biondi, di FdI.
Il segretario cittadino del Partito democratico, Nello Avellani, giornalista e dipendente dell’Università dell’Aquila, risponde di fatto a Di Benedetto per il quale “il centrosinistra ha necessità di costruire una proposta unitaria, e non solo di facciata, che dia agibilità politica ed entusiasmo all’area liberal democratica, con candidature a sindaco o a presidente rappresentative di tutte le anime, con i partiti e le individualità pronte a fare un passo indietro”.
Assicurando che sì, anche il Pd lavora ad una proposta larga e unitaria e non ha nessuna mira egemonica, e mai più dovrà accadere quello che è accaduto alle elezioni comunali del 2017, quando Di Benedetto perse al ballottaggio con Biondi, contro ogni pronostico della vigilia, anche per colpa delle spaccature in seno al centrosinistra, e in particolare nel Pd, e nel 2024, quando il Pd candidò la ex parlamentare Stefania Pezzopane inducendo il Passo Possibile a schierare Di Benedetto, e a vincere è stato però ancora una volta Biondi, questa volta al primo turno.
“Con il Passo possibile ci sono state già interlocuzioni e comprendiamo pienamente quelle che sono le istanze di una forza politica che riteniamo soggetto fondamentale per la costruzione di una coalizione larga che possa contrapporsi fra due anni al centrodestra – afferma Avellani -. Noi così come a livello nazionale siamo testardamente ‘coalizionali’ e dunque riteniamo prioritario appunto costruire una coalizione che sia il più larga possibile, che veda protagoniste le forze politiche oggi in consiglio comunale, ma anche tutto quel mondo fuori dal consiglio comunale sia civico che politico”.
Anche perché “non possiamo in nessun modo permetterci stavolta di dividerci, perché la città non ce lo perdonerebbe. Abbiamo già fatto tanti errori nel passato, va tirata una linea e bisogna costruire una coalizione unita e larga e poi da questo percorso dovremo decidere chi potrà al meglio interpretare le scelte strategiche della nostra idea di città”.
I nomi Avellani chiaramente si guarda bene dal farli, ma se è vera la sintonia con Di Benedetto, si può affermare che difficilmente il Pd, come assicurano insistenti voci, potrà imporre il nome del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, come allo stesso modo non sarà della partita, in nessun caso, lo stesso Di Benedetto.
Il modello dunque è e resta quello delle regionali, anche se la scelta di un candidato civico, il professor Luciano D’Amico che però giova ricordare che a marzo del 2o24 si è rivelata perdente, contro il riconfermato Marco Marsilio di Fdi.
“L’Abruzzo credo abbia perso una grande occasione, la figura del candidato presidente di D’Amico era assolutamente alta e avrebbe potuto davvero disegnare un futuro diverso per questa regione rispetto alla gestione ‘romana’ di di Marsilio. Forse si è arrivati tardi alla costruzione di una coalizione larga e che potesse appunto rappresentare le diverse anime di una alternativa alla destra. Ora c’è tutto il tempo di costruirla, questa alternativa la strada è stata tracciata, e non ce ne sono altre se non quella dell’unità e della condivisione”.
Tornando a L’Aquila, Avellani non lesina legnate a alla destra di Biondi e ancora una volta all’assessore “ruspista” Francesco De Santis, come pure al vicesindaco Raffaele Daniele.
“Dobbiamo tornare a rendere la casa comunale aperta e trasparente, nel senso che questa destra in questi otto anni si è chiusa dentro le stanze e ha pensato di poter gestire la città senza alimentare alcun tipo di partecipazione, alcun tipo di confronto. Guardate quello che è successo negli ultimi giorni sulla vicenda del parco Polsinelli e del taglio indiscriminato degli alberi: un assessore arrogante che sale su una ruspa per ribadire che all’Aquila sono in pochi a decidere, e gli altri devono tacere”.
Del resto, prosegue Avellani, sono stati chiusi “i consigli territoriali di partecipazione che l’amministrazione di Massimo Cialente aveva rilanciato e che erano dei luoghi decisionali nei territori, che permettevano di raccogliere le istanze delle frazioni e delle periferie. Tutto azzerato, come è stato cancellato il Festival della partecipazione che era anche un luogo dove cittadine e cittadini potevano contribuire attivamente alle politiche che riguardavano la loro quotidianità. O vogliamo parlare del vice sindaco Daniele, che si fa immortalare dalle decine di comunicatori che l’amministrazione comunale paga con i nostri soldi mentre sceglie la pavimentazione di una piazza del centro storico, come se stesse scegliendo le mattonelle per la sua abitazione…”
Conclude Avellani: ” in questa città si è deciso di abdicare a qualsiasi pianificazione territoriale, e l’assessore ruspista, De Santis, ha fatto proliferare centri commerciali o di media distribuzione, ma quelli sono, in periferia, anche uno vicino all’altro senza logica. Eppure il suo punto di riferimento politico, il sottosegretario leghista Luigi D’Eramo, promise nel 2017 che a stretto giro sarebbe stato approvato il piano regolatore generale, atteso dal 1970 e che il centrosinistra aveva portato molto in avanti. Ebbene, del Prg si sono perse le tracce. Oggi tutto è affidato alle aspettative dei privati. E intanto quale è il futuro del centro storico? Questa è una grande domanda, a cui la destra non ha risposte”. (f.t.)





