L’AQUILA – Centoventi euro in più per la Tari, circa 70 euro per la Tasi e quasi 400 euro per l’Imu di seconde case e abitazioni definite “di lusso”.

Dovranno mettere da parte parecchi soldi le famiglie aquilane per poter pagare le tasse il prossimo anno se la delibera approvata dalla Giunta comunale dovesse incassare anche l’ok del Consiglio comunale.

Un salasso vero e proprio che sta accendendo molte polemiche contro l’amministrazione comunale. La senatrice grillina Enza Blundo ha chiesto addirittura le dimissioni di tutta la classe politica alla luce di questa mega stangata.

Ma il Comune va avanti e giustifica gli aumenti con le spese che si trova ad affrontare. Quasi 5 milioni di euro per l’illuminazione pubblica, 3,4 milioni per la manutenzione e tutela delle aree comunali, per citare qualche spesa, a fronte anche dei tagli del Fondo straordinario e di quello di solidarietà per circa 15 milioni di euro.

Insomma, appena passata la scadenza dei balzelli con il “tax day” di due giorni fa, il pensiero degli aquilani va già a ciò che potrebbe accadere il prossimo anno.

TASI

Quello relativo alla Tasi è un capitolo abbastanza spinoso. Secondo la delibera di Giunta, l’aliquota della tassa, che riguarda i servizi indivisibili come manutenzione stradale, illuminazione pubblica ecc., passerà dal 2 al 2,5 per mille. Tradotto in euro, si tratta di circa 23 euro in più per negozi e botteghe, mentre arriverà a quasi 70 euro per una casa con rendita catastale di 800 euro.

TARI

Aumenti importanti anche per la Tari, la tassa sui rifiuti, che salirà in media del 30 per cento per il prossimo anno.

Un esborso importante per le famiglie: prendendo come esempio un nucleo medio di 4 persone, si dovranno spendere circa 120 euro in più rispetto alle tasse relative al 2014. Il salasso sarà pesante anche per le attività commerciali: una pizzeria al taglio pagherà ben 474 euro in più, mentre bar e pasticcerie dovranno cacciarne circa 300.

IMU

Per quanto riguarda l’Imu, questa verrà applicata solo a seconde case e abitazioni di lusso, mentre le case inagibili sono escluse. L’aliquota passa dal 7,6 per mille all’8,1. Tradotto in soldi, si pagheranno 386 euro in più per l’abitazione principale di lusso, fino a 38 euro in più per immobili in locazione.

Novità riguardano i terreni agricoli, finora esenti da questo balzello. Con l’aliquota sempre all’8,1%, l’aumento medio sarà fino a 12 euro.

DE SANTIS FA I CONTI E RASSICURA: “ASPETTIAMO RISPOSTE DAL GOVERNO”

“La delibera non va in Consiglio domani (oggi per chi legge, ndr) perché aspettiamo di capire quali saranno le risposte dal governo. Noi stiamo ottemperando a ciò che ci è stato richiesto. Se il governo riosolverà gli errori nel calcolo dei trasferimenti e ci darà le risorse che attendiamo, come Giunta potremo rivedere gli aumenti”.

Lo spiega l’assessore al Bilancio Lelio De Santis, al centro degli attacchi, insieme alla Giunta, per questi aumenti.

Dalle sue parole si percepisce però che i giochi non sono ancora fatti e che se il governo darà dei segnali, i tributi potrebbero essere ridotti.

“Le risorse che mancano nel bilancio sono i 7,5 milioni del fondo straordinario per le minori entrate e i minori oneri, i 7,5 milioni del fondo di solidarietà, i mancati trasferimenti che attengono ai fitti che prima erano a carico della Protezione civile, la non conferma dei 3 milioni per la manutenzione del progetto C.a.s.e., i  2,5 milioni per la Tasi per le case inagibili. A fronte di tutto ciò abbiamo avuto gli 8,5 milioni dal ministero, ma basta fare due conti per capure che non bastano. Inoltre il ministero continua a calcolare, nei trasferimenti, i fondi del sisma che gonfiano le entrate e alterano il patto di stabilità”.

“Andava dato un segnale al governo della nostra disponibilità, diversamente non saremmo in grado di chiedere i fondi per la ricostruzione. Adesso attendiamo risposte”, conclude.