L’AQUILA – “Un significativo segnale di rinascita, di enorme rilevanza sociale e non solo”.

È quanto ha affermato il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, a margine della cerimonia per l’apertura della struttura polifunzionale per gli studenti dell’Università dell’Aquila finanziata dal governo del Canada.

“Un segnale che ne segue altri – ha aggiunto De Matteis – e che spiega al meglio come la volontà dei cittadini aquilani sia a volte molto più forte di alcune istituzioni”.

“Se guardiamo bene – ha proseguito – i progetti e gli eventi stanno fiorendo uno dietro l’altro. Ci sono 23 mila studenti che si sono riscritti, 6900 matricole dell’Università, 74 aziende che si stanno insediando nel nucleo industriale. Ciò vuol dire che la volontà degli aquilani di restare in città è fortissima, visto che dopo il terremoto hanno cambiato residenza soltanto 770 persone. I cittadini vogliono pensare al futuro, le istituzioni dovrebbero parlare un po’ meno e lavorare di più. Non si può drammatizzare oltre misura, dare l’immagine di una città morta è un grandissimo danno che si fa al futuro dell’Aquila. C’è bisogno di reale positività, non di ottimismo di facciata, con la consapevolezza che i problemi ci sono e vanno affrontati”.

“A livello universitario – ha spiegato De Matteis – vanno completate alcune strutture dal punto di vista logistico, come la facoltà di Ingegneria, per la quale c’è bisogno di un ulteriore apporto finanziario; inoltre, va migliorato il sistema dei trasporti, senza dimenticare di dare la possibilità agli studenti di incontrarsi, di vivere una vera vita sociale, come avverrà in questa nuova struttura”.

Per poi tornare a vivere anche il centro storico? “Assolutamente sì, perché L’Aquila vivrà in funzione delle nuove generazioni. Molti giovani non hanno la percezione di cosa sia il centro storico, bisogna riappropriarsi di quei luoghi che fanno respirare la comunità”.

“La città nuova – ha concluso De Matteis – deve affrontare anche un’altra sfida, quella di un piano urbanistico adeguato. Gli accordi con le associazioni di categoria e con i progettisti permettono di aprire il discorso della ricostruzione e ritrutturazione delle case “E” fuori dal centro storico. Grazie anche alla durezza messa a volte in campo dall’ingegner Fontana, che ha mantenuto la sua posizione fino in fondo, possiamo parlare concretamente di piani di ricostruzione. L’idea strategica per il futuro passa per un nuovo piano regolatore, visto che l’ultimo è del 1975. In certe zone, poi, bisogna pensare a ciò che potrebbe restare in piedi e non pensare a ciò che c’era prima e ciò che c’è più. Il comune dell’Aquila comincia a dare segnali positivi in questa direzione, speriamo che il processo cominci nel più breve tempo possibile”.