L’AQUILA – È suonato più come un commiato che come un benvenuto all’anno accademico 2011/2012 il discorso tenuto dal rettore dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, durante la cerimonia che si è svolta questa mattina presso l’auditorium Reiss Romoli.
Dopo otto anni alla guida dell’Ateneo, infatti, Di Orio lascerà il suo posto, lasciandosi dietro non poche polemiche per l’indagine sui mega affitti pagati per rilocalizzare le facoltà dopo il terremoto, inchiesta che lo vede indagato per abuso d’ufficio e truffa assieme all’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, oggi direttore generale della D’Annunzio di Chieti.
Di Orio nel suo discorso, concluso con una standing ovation della sala che si è andata riempiendo piano piano, pur senza mai far riferimento diretto all’indagine che lo vede coinvolto, ha ribadito la correttezza delle scelte effettuate per salvare l’ateneo dopo il terremoto.
“Lo sviluppo e la sopravvivenza dell’Università dell’Aquila – ha detto in uno dei passaggi – è stato possibile anche a delle scelte fatte nel post sisma che ci permettono di continuare a essere qui ed ora. Noi abbiamo scelto L’Aquila, vincendo forti resistenze anche interne al nostro mondo accademico e i consigli interessati di chi voleva ‘contendersi le spoglie’ della nostra Università ferita”.
Al suo fianco, schierati sul palco, c’erano i presidi delle Facoltà aquilane, che nella stragrande maggioranza sono stati sempre dalla sua parte. Tra loro Maria Grazia Cifone (Medicina) che ha sottolineato come “questa giornata piena di partecipazione ha neutralizzato le polemiche, che purtroppo continuano però a esserci anche oggi sui giornali”. I professori che negli ultimi tempi hanno attaccato duramente il rettore, invece, hanno scelto di non presenziare.
Assente anche il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, impegnato a palazzo Chigi per l’incontro sulla riforma del lavoro. A farne le veci, il dirigente del Miur, Daniele Livon.
Nel parterre, in prima fila, insieme alle autorità politiche e religiose, c’era anche Gianni Letta, che lo stesso rettore ha voluto ringraziare consegnando il premio “Vincenzo Rivera 2011” per il “ruolo fondamentale che ha avuto per la nostra rinascita”.
“’Smart city’ sì, ma con la collaborazione dell’Università”, ha detto l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri nel suo lungo discorso, in riferimento al progetto presentato sabato scorso nel corso del forum Ocse.
Mentre all’interno dell’auditorium si è parlato di rilanciare la città puntando all’Università e alla ricerca, fuori, nell’atrio, è andata in scena la protesta di ricercatori vincitori di concorso ma mai assunti, dei docenti abilitandi esclusi dalle Gae (graduatorie a esaurimento) e degli studenti contrari all’abolizione del valore legale del titolo di studio.
Durante la cerimonia hanno tenuto una relazione il rappresentante del personale tecnico-amministrativo, Pierpaolo Baldini e dal professor Michele Ferrara.
DI ORIO: “MISSIONE FINITA, MA NON LASCIO IL CAMPO”
Indossando il collarino che ormai lo accompagna da mesi, Di Orio ha tenuto il suo ultimo discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico da rettore con la voce a volte rotta dalla commozione, soprattutto quando ha ricordato i drammatici momenti vissuti il 6 aprile 2009 e la “rinascita” avvenuta il 19 ottobre 2009 con la ripartenza dell’anno accademico, “un giorno che rimane per me tra i più significativi anche rispetto al mio vissuto privato”.
“L’esonero delle tasse è stata una delle chiavi fondamentali per la nostra rinascita”, ha proseguito, ricordando di aver raggiunto il traguardo “insperato dei 25 mila studenti iscritti”.
Con uno sguardo al futuro dell’ateneo di cui non farà più parte, Di Orio ha detto che “entro il 2012 saranno completati i lavori della nuova facoltà di Lettere e Scienze della Formazione nell’ex San Salvatore per rivitalizzare il centro storico cittadino. Una volontà che si concretizzerà con l’acquisto dell’edificio dell’antico ospedale San Salvatore. Sempre nel 2012 si concluderanno i lavori di ristrutturazione del Campus di Ingegneria e dell’area di ricerca di Coppito”.
“Oggi che la nostra missione è finita, non decamperemo”, ha detto prima di essere accolto da un lungo applauso accompagnato dalla standing ovation di tutti i presenti in sala.
LETTA: “OK ‘SMART CITY’, MA CON UNIVERSITA’”
“’Smart city’ sì, ma con la collaborazione dell’Università”.
Non è andata giù a Gianni Letta l’esclusione dell’ateneo dal progetto presentato sabato scorso nel corso del forum Ocse, che prevede la ricostruzione della città nel segno dell’innovazione, interconnessa e sostenibile.
“Lo sviluppo della città deve avvenire con il supporto e la partecipazione dell’ateneo”, ha sottolineato l’ex sottosegretario, che agli studenti ha poi rivolto l’augurio di “raccogliere dalla storia dell’Aquila e da questa terra ricca di umanità tutto quello che può portare una pienezza nella visione della vita. Solo così potrete superare il dramma del terremoto”.
“Sono qui – ha aggiunto dopo aver ricevuto il premio “Vincenzo Rivera” consegnato da Di Orio – anche in nome della promessa antica fatta al rettore quando ero ancora un sottosegretario, scaduto ma non scadente, che sarei venuto comunque all’inaugurazione dell’anno accademico”.
“Auguro al ministro Barca – ha concluso – di trovare con gli enti locali una collaborazione che noi, dopo qualche sbandamento, avevamo trovato nel tavolo che tenevamo ogni 15 giorni”.
LIVON: “UNIVERSITA’ FABBRICA DI CONOSCENZA”
“Dopo il terremoto in Friuli abbiamo scelto di fare prima le fabbriche, poi le case e le chiese. Dobbiamo ricordarci ogni giorno che l’Università è la fabbrica della conoscenza”.
Ha riportato la sua esperienza da terremotato friulano Daniele Livon, dirigente del Miur, presente alla cerimonia al posto del ministro Francesco Profumo, assente per impegni a Roma.
Proprio sul rilancio dell’Università, ha sottolineato che per farlo “è necessaria una semplificazione normativa, perché troppi settori scientifici si trovano in difficoltà. Bisogna consentire ai nostri talenti di esprimersi”.
STUDENTI E RICERCATORI: PROTESTE FUORI DALL’AULA
Quella di Chiara Carulli, presidente del Consiglio studentesco, è stata l’unica voce fuori dal coro a risuonare nell’auditorium.
Nel suo discorso, più volte interrotto dagli applausi, facendosi portavoce delle istanze degli studenti ha chiesto con fermezza di “investire e rilanciare i percorsi formativi per garantire l’esistenza e l’ulteriore sviluppo dell’ateneo”.
Sulla mancanza di posti letto per i fuori sede, ha chiesto un deciso investimento di quelli gestiti pubblicamente con la progressiva trasformazione della caserma Campomizzi in campus universitario”.
Fuori dalla sala sono andate in scena le vivaci proteste dei docenti abilitandi esclusi dalla Gae (Graduatorie a esaurimento) che in Abruzzo sono circa 700.
Il rappresentante, Ilario Di Folco, ha spiegato: Siamo rimasti tagliati fuori dopo che il Milleproroghe ha istituito una fascia aggiuntiva nelle graduatorie che dovrebbe consentire l’ingresso solo per gli abilitati un’ingiustizia, quindi chiediamo l’inclusione nelle Gae anche per i 15 mila abilitandi di tutta Italia”.
Hanno protestato anche i 13 ricercatori vincitori di concorso che da due anni attendono di essere assunti. “Nessuno ci mette nella scaletta di priorità dell’ateneo. Il paradosso è che si assumono persone che hanno fatto il concorso dopo di noi”, ha spiegato il portavoce Amedeo Gregori. (e.m.)
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