L’AQUILA – “Quella di Cioni è una boutade! La popolazione aquilana non è diminuita dopo il sisma. Non si possono fare censimenti contando le bottiglie di latte vendute!”.

Il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, risponde così all’allarme lanciato su AbruzzoWeb dal direttore regionale di Confcommercio, Celso Cioni, che, dopo un incontro con gli operatori economici del settore, ha denunciato un calo verticale all’Aquila nei consumi di beni alimentari di prima necessità, come pane e latte, dal quale emergerebbe una riduzione della popolazione del capoluogo “di almeno 15 mila persone, se non 20 mila, rispetto a prima del terremoto del 6 aprile 2009”.
 
“Noi abbiamo dati completamente diversi – ribatte Cialente – La popolazione è rimasta pressoché immutata e il numero delle persone non può misurare con i consumi. I dati scientifici che abbiamo del censimento del 2001 e, in ultimo, di quello del 2011, parlano chiaro e sono sovrapponibili: nessun calo. Anzi, ci sono circa 2 mila persone, con residenza in altre città ma domiciliate all’Aquila, che erano in affitto prima del sisma e che tutt’ora alloggiano nei vari progetti C..a.s.e e Map”.
 
“Cioni ha parlato solo con alcuni esercenti, senza fare i conti con la presenza dei discount che ormai dividono il mercato con gli altri operatori del settore – sottolinea poi il sindaco – Inoltre c’è molta gente, residente negli alloggi antisismici dei vari paesi del ‘cratere’, che dal 2009 ha spostato lì la propria residenza dall’Aquila, anche per  questioni di praticità legate all’assegnazione del medico curante, per esempio”.  
 
Un calo di circa un terzo della popolazione complessiva del capoluogo, dal 2009 ad oggi, secondo Cioni, confermato anche dal dato sulla diminuzione di studenti nelle scuole, circa 3 mila in meno rispetto a 4 anni fa, che comporterebbe lo spostamento “degli interi nuclei familiari”, insieme ai figli.
 
Anche su questo, il primo cittadino non è affatto d’accordo.
 
“Il calo delle iscrizioni non si discosta dalle quello delle altre province ed è legato a un calo generale di iscrizioni perché ci sono meno figli – conclude – La popolazione studentesca, come è noto, si mantiene ovunque grazie all’apporto dei ragazzi extracomunitari”.