L’AQUILA – Con una legge approvata ieri a maggioranza la Regione Abruzzo ha elevato al rango di interlocutori istituzionali i “portatori di interessi particolari”, quelli che in tutto il mondo sono conosciuti come lobbysti.

Un’autostrada preferenziale per rappresentanti di aziende, istituzioni, enti comunque privati, che di solito lavorano ai fianchi della politica, dietro le quinte, per incidere sulle decisioni istituzionali a vantaggio dei loro datori di lavoro, e che invece ora avranno un canale privilegiato e riconosciuto per comunicare con la Giunta e il Consiglio regionale e fare gli interessi loro e dei gruppi che rappresentano.

Del provvedimento è stata data notizia, ma in pochi si sono accorti del valore che ha, e ancora meno sono quelli che possono prevederne interamente le conseguenze.

COSA PREVEDE LA LEGGE

La legge approvata ieri istituisce un “registro pubblico”, che sarà quindi a disposizione dei cittadini in un pubblico ufficio e su Internet, dei rappresentanti di interessi particolari che si accrediteranno presso il Consiglio regionale.

Cosa potranno fare i lobbysti accreditati? Innanzitutto, proporre atti al Consiglio regionale o essere ascoltati dalle commissioni consiliari su atti già proposti. Quanto alla Giunta, questa invece, secondo il testo della legge, entro tre mesi dovrà decidere le modalità con cui potrà essere chiamata in causa dai gruppi di pressione.

Inoltre, i lobbysti accreditati potranno accedere agli uffici di Consiglio e Giunta per informazioni e chiarimenti tecnici sugli atti di loro interesse o sull’organizzazione procedurale dei lavori di entrambi gli organi.

Ancora, le commissioni potranno, “in via prioritaria”, svolgere audizioni con i rappresentanti dei gruppi iscritti nel registro.

Sono previste anche sanzioni per chi esagera: se le pressioni delle lobby saranno “tali da incidere sulla libertà di giudizio e di voto” dei consiglieri, scatteranno le punizioni: dalla meno grave alla più grave, richiamo formale, sospensione temporanea e revoca dell’iscrizione al registro.

Chi sarà cacciato, per due anni non potrà chiedere una nuova iscrizione. La caccia all’accredito partirà subito, con sei mesi di tempo per la prima “infornata”.

CHIAVAROLI (PDL): ”REGOLE PRECISE E SANZIONI, NOI ALL’AVANGUARDIA”

Il promotore della legge, il consigliere regionale del Popolo della libertà Riccardo Chiavaroli, ha ricordato che sebbene sia “già praticata a tutti i livelli, europeo, nazionale, regionale e locale, l’attività di lobbying non è disciplinata dall’ordinamento italiano”. E quindi l’Abruzzo è all’avanguardia sul piano normativo.

Inoltre, come spiega con un delizioso neologismo in burocratese, “procedimentalizzare”, ossia regolare con una procedura, il rapporto tra gruppi di interesse e decisori pubblici, offrirà il duplice vantaggio da un lato, “di una maggiore consapevolezza delle esigenze di aziende, consorzi e gruppi che intendono operare nella Regione” e dall’altro “dell’individuazione di interlocutori istituzionali certi”.

E poi l’azione delle lobby non è di per sé illegale: è anzi “un’opportunità per tutti, se esercitata alla luce del sole e secondo norme precise”, ha voluto sottolineare Chiavaroli.

Che però ha comunque ammesso il rischio di storture o abusi: “Non mi illudo – ha aggiunto – che la sola legge possa evitare il rischio malaffare o l’ingerenza di gruppi clandestini e affaristici nella vita politica regionale, tuttavia ritengo che la mia legge potrà essere un primo vero passo per tentare di separare il ‘grano dal loglio’”.

COSTANTINI (IDV): ”EFFETTI NEFASTI, LOBBYSTI NON LAVORANO PER I CITTADINI”

Le storture del lobbysmo: un argomento delicato, usato dal leader dell’opposizione, il consigliere dell’Italia dei valori Carlo Costantini, come maglio per demolire la norma, che comunque è stata approvata. Ogni contestazione, insomma, è ormai tardiva.

Per Costantini, “i rappresentanti di interessi particolari, ovvero di gruppi di potere, di chi potrà pagare qualcuno per tenerlo giorni interi nelle sedi istituzionali per tentare di condizionare il più possibile le scelte della politica, incideranno ulteriormente su decisioni che fino a oggi sono già risultate pesantemente condizionate dagli interessi di pochissimi”.

 “Gli effetti per la qualità delle decisioni e delle scelte che la politica sarà chiamata ad assumere – ha aggiunto – saranno, dal mio punto di vista, nefasti”.

“Potranno mai lavorare i lobbysti – si chiede in conclusione il capogruppo Idv – per sostenere l’interesse del cittadino a pagare meno i servizi pubblici, ad avere una sanità più efficiente, a evitare l’aumento della benzina, ad avere una politica meno costosa e più efficace? Sono certo di no”.

Questo è poco, ma sicuro. I lobbysti non difendono gli interessi della collettività, solo quelli di chi li paga. È il loro lavoro.

DOCUMENTI CORRELATI:

LA RELAZIONE E IL TESTO DELLA LEGGE REGIONALE