L’AQUILA – “Non avrei mai immaginato che si potesse trattare di lui, lo conosco perché frequentava assiduamente i nostri uffici e ci siamo sempre salutati ma non abbiamo mai avuto alcun rapporto diretto”.
Così Carlo Cafaggi, funzionario del Comune dell’Aquila vittima di una violenta rapina nella sua villa di Monticchio la sera del 18 settembre 2014, dopo che il pm David Mancini sulla scorta delle indagini della squadra Mobile ha individuato nell’imprenditore Walter D’Alessandro, 44enne di Coppito, il presunto mandante dell’assalto. “L’ho rivisto dopo tanto tempo una decina di giorni fa, da lontano, ma ci siamo anche salutati”, aggiunge.
Gli esecutori materiali, secondo quanto svelato da Il Messaggero, sarebbero Arian e David Gjni di 29 e 24 anni residenti a Teramo, Edmond Ginai 35enne residente a Villa Vomano (Teramo) e Valentin Druga, 35 anni residente a Penne. Devono rispondere di rapina, sequestro di persona e lesioni. I primi due, insieme a D’Alessandro, sono coinvolti anche nell’inchiesta su un traffico di cocaina nel Teramano, nata da una maxi evasione fiscale contestata all’imprenditore.
La rapina fu “condita” anche dal pestaggio di Cafaggi, che riportò lesioni e traumi con oltre sei mesi di prognosi.
“Finalmente le indagini dimostrano che non c’è alcun collegamento con gli appalti”, dice il funzionario ad AbruzzoWeb, a proposito delle ombre che gli furono gettate addosso all’indomani della rapina.
“Venendo in ufficio – è l’ipotesi avanzata da Cafaggi – probabilmente D’Alessandro vedeva che cambiavo spesso orologi e deve essere giunto a facili conclusioni. Ma non è sinonimo di lusso: ciascuno di noi ha delle passioni, chi per le auto, chi per gli abiti, io ce l’ho per gli orologi. È una passione che ho ereditato da mio padre. Il rolex di cui si impossessarono insieme a due iPhone e due bracciali è un modello diffusissimo, di acciaio, non ha grossi pregi è persino di acciaio e non d’oro”.
“Mi hanno rovinato la vita”, si sfoga poi il funzionario comunale, che parla di effetti disastrosi soprattutto sui figli, ancora terrorizzati da quella serata trascorsa con i banditi in casa che hanno anche picchiato il padre. “Vivono continuamente tra ansie e paure”, afferma parlando dei ragazzi che oggi hanno 15 e 12 anni. (red.)




