TERAMO – Due anni di bilancio per Teramo e la Giunta del sindaco Maurizio Brucchi.

Una città che è uscita nell’arco degli ultimi quarant’anni dal ‘guscio’ in cui viveva, diventando un centro importante nello scacchiere delle province abruzzesi.

Brucchi è al comando da due anni, dall’aprile 2009, mese infausto per i ‘cugini’ aquilani.

E a Teramo i capitoli traffico e viabilità sono, da sempre, all’ordine del giorno. Andiamo, però, con ordine.

Sindaco Brucchi, come sta la sua Teramo?

Teramo è messa abbastanza bene. Da amministratore della città anche nella precedente Giunta, posso dire che l’unico momento di difficoltà vissuto risale al dopo-commissariamento. Un anno senza sindaco ha avuto effetti negativi sui progetti da portare avanti, quelli strategici che erano sul campo. Di sicuro, l’attività sulle manutenzioni era nulla e lo stiamo pagando adesso, anche a distanza. Una volta insediati, è stato difficile lavorare su certi settori, come la manutenzione delle strade.

Il primo problema della città, comunque, era il traffico. L’apertura del Lotto Zero in questo senso ha risolto parecchie situazioni. Per entrare a Teramo ci volevano anche 40 minuti, con ricadute negative sul commerciale e sul turismo. In un anno e mezzo siamo riusciti a risolvere il guaio-traffico, gli effetti sono andati al di là di ogni più rosea previsione.

Ma ci sono altre criticità.

Vero. Nel giro di qualche mese ci saranno novità anche per la rotonda di via Arno, lungo via Po, punto critico per chi viene dalla zona di Villamosca. I lavori sono già partiti, ma questi due interventi di programmazione sulle strade non saranno gli unici. Siamo pronti a intervenire anche sull’arteria di riconnessione tra via Po e la strada dell’università e su tutto il sistema stradale, con una serie di rotonde.

E i soldi?

Sono opere già finanziate, dal milione e 800 mila euro per la rotonda di via Po, ai 3 milioni e 500 mila euro per la strada Castellani, quasi 600 mila euro per la rotonda di Ponte San Ferdinando, 700 mila euro per la rotonda di Cartecchio.

Come avete fatto a trovarli?

Siamo stati bravi a puntare ai finanziamenti su ambiente e traffico, grazie anche alla Regione Abruzzo, mentre altri soldi arrivano dalla Giunta precedente. Pensiamo di concludere opere pubbliche e progetti della vecchia Giunta Chiodi come Ipogeo, in dirittura d’arrivo a settembre, all’Arca, una nuova sala museale nuova, molto importante sotto l’aspetto culturale.

La crisi internazionale influisce comunque, nonostante lavori e buone intenzioni. Come fa un territorio come quello del Teramano a difendersi dai tagli e dalle brutte notizie che piovono da altre parti? Pensa a un futuro di macroregione?

I Comuni vivono un momento molto difficile, ma vanno salvaguardati, perché sono quelli che erogano più servizi per i cittadini. Noi, da parte nostra, vorremmo continuare a erogare servizi senza aumentare le tasse. La manovra del 2012 non è buona, quella del 2013 sarà drammatica se verranno mantenuti questi parametri. Cosa fare? I piccoli Comuni avranno, a mio avviso, la possibilità di consorziarsi e sul federalismo spero che sia un aiuto, ma va data maggiore autonomia. Nell’ottica di una politica federale, tocca ai sindaci decidere.

Non ho gradito la decisione del governo di vietare l’aumento dell’addizionale Irpef dallo 0,6 allo 0,8. Se le scelte sono impopolari, il sindaco paga in prima persona, gli elettori non lo voteranno più, ma è chiaro che i poteri vanno ampliati. I territori devono avere l’opportunità di decidere. Questo per me è il federalismo: autonomia in tutto e per tutto, il governo riduce i trasferimenti ma allo stesso tempo mi dà altre possibilità. Spero avvenga il prima possibile. Altrimenti, è una gabbia senza via d’uscita.

La Comunità Europea vi permetterà di scegliere autonomamente?

Indubbiamente, l’Europa ci richiama a dei doveri che abbiamo nei confronti della Comunità, ma io faccio l’amministratore locale. È il governo che si occupa di certe questioni, mostrando, per esempio, attraverso la finanziaria, che abbiamo la voglia di mettere in ordine i nostri conti.

Per investire, però, servono i quattrini…

L’Italia, come nazione, intercetta i fondi europei molto meno rispetto a Francia, Germania e Olanda. In Europa ci sono tanti fondi, è lì che bisogna guardare come nuova fonte di finanziamenti. A Teramo abbiamo lo sportello europeo e l’assessorato alle Politiche comunitarie, ma in Italia in generale dobbiamo imparare da chi ne sa più di noi, visto che i trasferimenti saranno sempre minori e anche minore sarà la possibilità di indebitamento da parte dei Comuni. Noi, quest’anno, possiamo accedere a pochissimi mutui solo per attività di manutenzione e non per nuove opere pubbliche. Ma c’è un aspetto che in qualche modo ‘castra’ i Comuni.

Quale?

Il Patto di stabilità. Il Comune di Teramo ha risorse e la possibilità di pagare per ciò che ha investito, ma il Patto, uguale per tutti, non differenzia comuni virtuosi e non. Chi è stato bravo con i conti è sullo stesso piano di chi ha speso troppo, insomma. Bisogna far sì che solo chi ha i conti a posto possa spendere, c’è il volano dell’economia da sostenere. Se da domani mattina sono costretto a bloccare i pagamenti per non sforare il patto di stabilità, vuol dire che non metto denaro in circolo, che non posso pagare le imprese, eccetera. In pratica, blocco l’economia. In finanziaria qualcosa in questo senso si intravede, io ho chiesto all’Anci di darsi da fare per cambiare le cose nella direzione giusta.

Come procede la gestione dei servizi a Teramo?

Bene, nonostante le difficoltà. La Team gestisce tutto in maniera soddisfacente. Certo, si può sempre fare meglio, ma non ci si può lamentare. Sui rifiuti, il ‘porta a porta’ ci sta dando soddisfazioni non soltanto di carattere funzionale. Teramo, infatti, è stata premiata come comune ‘riciclone’ 2011. Da noi non si vedono rifiuti in mezzo la strada. L’unico neo è la tassa sulla Tia, aumentata del 14 per cento non per colpa della nostra Giunta.

Purtroppo, il nostro ciclo di rifiuti si interrompe nel momento in cui dobbiamo andare a trovare gli scarichi in altri territori e pagare somme altissime. Ecco perché dobbiamo dotarci al più presto di una discarica e di una impiantistica. A oggi, il 77 per cento dei rifiuti è differenziato e riciclato, quindi resta un 23 per cento per cento da portare in discarica. Siamo il primo comune del Centro-Sud a livello di capoluogo di Provincia ad avere percentuali così importanti, dati di Legambiente.

Anche il suo Comune vive il dramma dell’emergenza abitativa.

C’è in cantiere il primo progetto di ‘housing sociale’ del centro Italia, insieme a Pescara, Rieti e Ascoli Piceno. Credo che in un paio d’anni riusciremo a portare diversi risultati, come la riqualificazione di via Longo. Inoltre, il protocollo d’intesa con Regione, Mibac e ministero per i Beni culturali per il recupero funzionale del teatro Romano e poi in agenda abbiamo messo anche la costruzione del nuovo teatro. Tanta carne al fuoco, speriamo di riuscire a cucinarla tutta.

L’Interamnia World Cup si è chiusa da un po’, trentanovesima edizione e successo incredibile. Potrà continuare a farcela da sola, contando solo sulla storia e sul nome?

Assolutamente no. Da sole non ce la fanno neppure le società sportive. Vanno ringraziati il senatore Paolo Tancredi per la vincinanza in questi ultimi due anni e il Comune, che fa la sua parte, ma l’Interamnia va supportata. È un motivo di orgoglio, un momento ormai storico famoso nel mondo. Quarant’anni di sport e cultura non possono essere cancellati così, di punto in bianco. Vogliamo fare del nostro meglio, coinvolgendo per la prima volta tutto l’Abruzzo.

Pro e contro di una Giunta regionale piena zeppa di teramani. Più vantaggi o più grane?

Più vantaggi, senza ombra di dubbio. Le sinergie portano solo benefici. Nessun campanilismo, però. Teramo in passato è stata penalizzata parecchio per colpa di una politica sbagliata in città e in regione. Chiodi ha traghettato Teramo fuori dal guscio e il suo riconoscimento come governatore della Regione Abruzzo, per la prima volta nella storia, ha portato risultati importanti, qualcosa di diverso dalle amministrazioni di teramani, ma non di Teramo, come Emilio Mattucci e Rocco Salini, uno di Atri, l’altro di Castilenti.

Quattro assessori in Giunta hanno sicuramente aiutato Teramo, ma la città ha dimostrato di sapersi dare dei vantaggi da sé sia nel panorama regionale che nazionale. La nostra è una città-capoluogo con progetti e pianificazioni strategiche di primissimo livello. Quindi, al di là della giunta Chiodi, è cambiata rispetto al passato l’impostazione culturale.

Nonostante la piaga della disoccupazione.

Su dieci cittadini che ricevo, sei mi chiedono il lavoro, due la casa e gli altri due di aggiustare il marciapiede o la strada. Da questo punto di vista sono impotente. La disoccupazione è un problema gravissimo e noi in Abruzzo e nel Teramano non abbiamo grandi industrie a cui affidarci. L’economia del Teramano si è sempre basata sulla piccola e media impresa. Sono convinto che la carta da giocare sia il turismo.

Venticinque chilometri dal mare, venticinque chilometri dalla montagna, un territorio fantastico. Purtroppo, si è investito poco nelle nostre risorse. Certo, è cambiata la cultura del lavoro. Non è populismo, il posto fisso non esiste più, a differenza di qualche anno fa. Noi, come comune, sul lavoro abbiamo poche competenze e molti limiti. Possiamo, però, utilizzare alcune risorse, come sul sociale e la scuola.

Toccati dalla scure dei tagli?

No, ma è stata durissima. Nel bilancio di previsione di quest’anno, un bilancio di transizione verso il federalismo, non abbiamo messo mano a scuola e assistenza sociale. Un sacrificio enorme, ma giusto. Non si può penalizzare il nostro futuro e dico questo con un certo orgoglio, senza scordare quanto sia complicato amministrare un Comune.

Regionali 2013. Lei si aspetta una guerra? Teramo deve fortificare il nome acquisito in questi anni…

Beh, i nostri oppositori dicono che vogliono far partire da Teramo la loro rivincita. Io so solo che Teramo ha un grosso valore politico e che si sta amministrando bene. Gianni Chiodi sta affrontando con buonissimi risultati tanti punti difficli, come la Sanità, nel quale è riuscito a ottenere il pareggio di bilancio. A Teramo e da Teramo il Pdl riuscirà a costruire una nuova vittoria a livello regionale.

6 aprile 2009. Dramma indicibile e oppurtunità. Per lei cosa rappresenta?

Un dramma vero e proprio che ha fatto vedere come in Abruzzo si sia costruito malissimo e un’opportunità allo stesso tempo. Si può rinascere, se si vuole, senza strumentalizzazioni e polemiche sterili che fanno solo il male dell’Aquila e del territorio colpito dal sisma.

Una guerra tra bande?

No, ma c’è tanta, troppa contrapposizione politica. Sarebbe bene remare tutti nella stessa direzione ed evitare provocazioni inutili. Da persona esterna, il movimento delle ‘carriole’ non lo condivido, perché non ha portato risultati. Alcune scelte, poi, a mio avviso sono discutibili.

Per esempio?

Teramo diede l’opportunità all’Università dell’Aquila di ‘passare’ sul nostro territorio, non certo per rubare chissà cosa. Era un’opportunità, tra ospedale convezionato e università a disposizione si potevano fare ottime cose, evitando di frammentare l’università aquilana che ha portato inevitabilmente a un calo delle iscrizioni. Il rettore Ferdinando Di Orio ne sa sicuramente più di me, magari il tempo gli darà ragione.

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