PESCARA – “Per la Nuova Pescara, occorre una chiamata a raccolta delle migliori energie che vanno molto oltre l’obelisco dei poteri municipali. Io non mi meraviglio della paura della città di Montesilvano e della città di Spoltore, sul rischio di preponderanza della città di Pescara. Le città vanno rassicurate, va definito il ruolo specializzazione, di convenienza e di funzioni. Va evitata la Pescara-exit. Deve nascere un nuovo pensiero metropolitano anche mettendo a nudo i partiti che sono diventati murati. Va colta questa grande occasione”
E’ un passaggio dell’intervento di Luciano D’Alfonso, senatore Pd ed ex presidente della Regione, nel corso del convegno “Nuova Pescara, cuore dell’Adriatico”, nella sala consiliare del comune di Pescara, a cui partecipano oltre a D’Alfonso, tra gli altri, il sindaco di Pescara Carlo Masci, il presidente della commissione statuto nuova Pescara Enzo Fidanza, l’ex parlamentare Gianni Melilla, il presidente Ascom Angelo Allegrino, il presidente associazione nuova Pescara, Marco Camplone, l’ex consigliere Mario Sorgentone,
La Grande Pescara soprattutto nella classe politica e dirigente dei comuni più piccoli Montesilvano, 54 mila abitanti e Spoltore, meno di 19mila non è certo un segreto. Per la paura motivata che questo processo avvantaggi soprattutto Pescara, che di abitanti ne ha 120mila. Eppure in teoria il processo è irreversibile, sancito la legge regionale 26 dell’agosto 2018, che ha ratificato di fatto l’esito del referendum consultivo del maggio 2014, dove i sì alla fusione sono stati il 70,3% a Pescara, mentre a Montesilvano il 52,2% e a Spoltore il 51,1%. Fusione che si sarebbe dovuta portare a termine, con lo scioglimento dei tre consigli comunali e nuova elezione unica, al primo gennaio 2022. Poi a causa dell’emergenza covid, il temine è stato spostato al gennaio 2023.
D’Alfonso ha chiesto dunque il commissariamento dell’iter, visto che non fa passi avanti. E ha oggi precisato: “il commissario non porta alla fine dei consigli comunali, non è un pugno allo stomaco dei Consigli comunali è un ausilio. Non c’è lavoro complesso che si fa in Italia che non abbia un lavoro quotidiano fuori dalle istituzioni, c’è sempre qualcuno che aiuta dall’esterno in maniera quotidiana e indefessa”.
Ha poi ricordato che al referendum hanno votato 100mila cittadini, “che è andata a votare per chiedere un’altra forma urbana e la politica non può essere solipsistica”.
Ha poi aggiunto “Io mi sono trovato nel 2014 con una parte importante di Abruzzo che aveva paura di questa iniziativa. Non vi dico quale ma la potete intuire. Ho dovuto lavorare per evitare che la paura si impossessasse dell’agenda. Abbiamo fatto in modo che arrivassero due proposte di legge regionali riguardante la nuova Pescara e anche uno strumento che aiutasse L’Aquila a ritrovare la via della modernità. Dopo quattro anni c’è stato il consenso unanime e vi assicuro che non era facile. Questa è la regione nella quale ogni volta che si deve fare una cosa ci vogliono le risorse, per farne due, una sulla costa e una all’interno”.
Ha invece affermato il sindaco Masci, di Forza Italia.
E’ un processo importante e ineludibile, che però non appassiona più quasi nessuno in termini di territorio. L’entusiasmo che c’era nel momento in cui è stato indetto il referendum si va perdendo non nelle istituzioni o enti nello alto di territori, ma nel livello della gente comune che ha altri problemi. Ma non si si torna indietro”.
Ha poi detto: “dobbiamo evitare anche di utilizzare le iperboli: non è vero che non si è fatto nulla che tutto è stato fermo, che non si muove la macchina amministrativa, c’è gente che sta lavorando su questo processo in mezzo a mille difficoltà, non solo per il covid. Nell’assemblea costituente la ripartizione del peso dei singoli comuni è totalmente sproporzionata, i singoli comuni, i territori, non sono valutati per quello che sono: oggi dell’assemblea costituente contano di più Montesilvano e Spoltore insieme che Pescara, quando i numeri dovrebbero dire altro. Questo è un elemento ostativo rispetto all’avanzamento del processo di fusione perché oggettivamente dobbiamo dire che ci sono molti contrasti all’interno dell’assemblea perché c’è chi pensa che questa fusione comporterà la perdita di identità dei singoli comuni, e ovviamente esiste una bandiera peccato che sia quella bandiera che si deve difendere”.
Melilla, ex parlamentare della sinistra e presidente del consiglio regionale ha ammonito: “occorre cercare di non far precipitare la situazione. Rinviare la fusione oltre il primo gennaio del 2023 è la pietra tombale di questa proposta. Chi propone il rinvio e la fusione dei tre comuni abbia il coraggio di dire io sono contrario, boicotto il referendum, non la voglio e farò di tutto per boicottare un pronunciamento democratico. Non si prova un minimo di vergogna a proporre un rinvio al 2027?”
E conclude: “i benefici nel costituire una città di queste dimensioni sono generali, sono razionalmente comprensibili a tutti. I partiti devono fare sintesi e le camarille non ci possono entrare in questo processo, bisogna far valere un interesse generale. E anche L’Aquila non ha nulla da temere. nessuno si è mai sognato di mettere in discussione il suo ruolo di capoluogo di Regione”





