L’AQUILA – Una laurea con lode da geologo e mani magiche da “fingerstyle guitarist”, letteralmente un “chitarrista che suona con le dita”.
Simone Agostini, classe 1981, è riuscito a unire i suoi due mondi, quello “materiale” legato alla passione per la madre terra e quello più impalpabile della musica, nel suo primo album “Green”, un’ode d’amore per i verdi paesaggi del suo caro Abruzzo.
Nato a Roma ma vissuto dai nove mesi di vita a Chieti, Simone ha già alle spalle esperienze importanti come le esibizioni in apertura dei concerti di Paolo Giordano e Michael Manrin, la vittoria del secondo premio del concorso “New Sound of Acoustic Music” (Premio Wilder-Davoli) in occasione dell’ottavo “Acoustic guitar international meeting” di Sarzana e il riconoscimento come “guitar winner” nella finale europea dell’”Emergenza acoustic showcase” nel febbraio 2008.
A marzo di quest’anno l’uscita del video del brano “A25” (per vederlo seguire il link: www.youtube.com/watch?v=6aVZkGpc9u4) estratto dall’album, la cui regia porta la firma di Sebastiano Bontempi, con la splendida interpretazione di Anna Ferzetti, attrice e moglie di Pierfrancesco Favino.
Con la promozione del disco in atto e nuove idee in cantiere per il prossimo album, Simone racconta l’amore per la sua terra e i progetti per il futuro.
Come nasce la passione per la musica?
Fin da quando ero piccolo sono sempre stato attratto dalla musica. Ho iniziato a suonare quando mi sono iscritto a un corso di musica alle scuole medie. Inizialmente avrei voluto suonare il pianoforte, poi mia madre ha detto che non c’era abbastanza spazio in casa per metterne uno, quindi ho optato per la chitarra.
Una scelta fortunata… Parliamo del tuo primo album, “Green”, uscito nella primavera 2009. Di cosa parli nei dieci brani che lo compongono?
Sono pezzi composti nel corso degli anni, quindi differenti tra loro, ma uniti comunque dal filo conduttore che è l’Abruzzo: le montagne, il verde, la natura. L’unica eccezione è il brano “Dialogues”, in cui immagino un dialogo tra un ragazzo occidentale e uno orientale. Ma anche qui c’è il verde, in questo caso della speranza.
Il brano “A25”, l’unico di cui hai girato il video, parla dell’omonima autostrada che taglia in due l’Abruzzo. Cosa rappresenta per te?
Il discorso si lega sempre a quello della natura. Percorrendo l’A25 si viene proprio inghiottiti dalle montagne. Ho cercato di riproporre in musica l’idea del viaggio, attraverso il ritmo costante del pezzo, mentre i bassi profondi danno il senso delle montagne e della loro imponenza.
Nel video della canzone si vede la protagonista immersa in un contesto metropolitano da cui è isolata però acusticamente, attraverso le cuffie da cui ascolta la tua musica, evocativa e serena. Tra il rumore della metropoli e il silenzio della natura, in quale ambiente ti riconosci di più?
Assolutamente la natura. L’ispirazione per scrivere le canzoni la trovo lì, immerso nel verde, dove immagazzino sensazioni ed emozioni che poi riporto in musica.
Da abruzzese hai sicuramente vissuto la drammatica esperienza del terremoto dei due anni fa, sebbene non direttamente. Hai pensato di riportare questo in musica?
Ho sempre voluto evitare strumentalizzazioni, soprattutto all’inizio. Forse però nel prossimo disco qualcosa ci sarà, anche perché è qualcosa di molto forte che ho vissuto e che mi ha toccato a livello emotivo. Qui a Chieti, inoltre, si è sentito molto distintamente.
Hai già qualche progetto in mente, come un nuovo disco?
Sto lavorando a qualche canzone, nulla di concreto per ora. Però penso che nel prossimo lavoro uscirò dai confini d’Abruzzo per entrare in una dimensione più “world”, internazionale, anche memore dell’esperienza fatta a Londra nei primi mesi del 2010, dove sono andato per motivi di studio.
Nel tuo futuro, ti vedi più geologo o musicista?
Nel periodo che stiamo vivendo, è difficilissimo già vederlo un futuro.
Paradossalmente, la geologia non è che sia un campo tanto più semplice e accessibile della musica. Di certo so che continuerò a suonare. Non so a quale livello, ma suonerò.



